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MotoGP, la storia: gli anni di Bimota, con il glorioso 1980 in 350cc

Tra i marchi italiani nel Motomondiale non dimentichiamo Bimota. Il suo anno di gloria è il 1980, ma c'è stata anche qualche presenza recente. La sua storia.

26 gennaio 2021 - 19:20

Nel Motomondiale la nostra penisola può vantare un gran numero di titoli mondiali ottenuti con svariate case motociclistiche. Alcune hanno messo a referto più corone iridate, ma c’è anche chi ci è riuscito una sola volta. In quest’ultima categoria c’è appunto Bimota, marchio nato nella seconda metà degli anni ’60. Ha corso nel Campionato del Mondo soprattutto negli anni ’70-’80, più qualche comparsa a referto anche in tempi recenti. Per una volta però è riuscito a salire sul tetto del mondo, festeggiando in un’unica gloriosa stagione il titolo piloti e costruttori. Vediamo la sua storia.

LE ORIGINI 

È il 1966 e siamo a Rimini quando assistiamo alla nascita di questo marchio. I suoi fondatori sono Valerio Bianchi, Giuseppe Morri e Massimo Tamburini: il nome non è altro che l’insieme delle prime due lettere di ciascun cognome. Inizialmente la sua attività si concentra su impianti di riscaldamento e condizionamento, ma la passione per le due ruote di Tamburini porterà all’espansione anche in questo settore. Negli anni ’70 infatti Bimota comincia a ritagliarsi un suo spazio in questo mercato, anche se rimane un’azienda di nicchia. I suoi prodotti sono materiali ciclistici all’avanguardia affiancati a motori di rinomate case europee e giapponesi. Non mancheranno problemi ai vertici a causa di contrasti tra i tre fondatori: Bianchi sarà il primo ad andarsene, seguirà Tamburini, infine anche Morri lascerà l’azienda negli anni ’90. Non mancano nel tempo anche guai di natura economica, fino al fallimento della casa originaria nel 2001. Due anni dopo si riavvia l’attività, ceduta un decennio dopo ad imprenditori svizzeri. Pochi anni dopo si inserisce anche Kawasaki, dividendo circa a metà le quote dell’azienda.

IL MOTOMONDIALE 

Il suo esordio nel Campionato del Mondo avviene nel 1974 in 350cc. Si tratta di Bimota motorizzate Yamaha guidate da Giuseppe Elementi e da Armando Toracca. Arrivano così i primi punti mondiali: il primo è 7° nel GP delle Nazioni, il secondo chiude 10° in Jugoslavia. Un acuto arriva già l’anno successivo: grazie ad Otello Buscherini l’azienda riminese festeggia il primo successo (Repubblica Ceca) ed un altro podio (2° ad Abbazia, Jugoslavia). Nel 1976 si passa alla 250cc ed ecco il primo podio: ci pensa Paolo Pileri, che con una Bimota motorizzata Morbidelli è 2° a Spa-Francorchamps. L’anno successivo la ritroviamo in questa categoria con Franco Uncini e Walter Villa, dotati di Bimota motorizzati Harley-Davidson: a metà stagione passeranno ai telai Bakker, ma prima otterranno per la casa italiana le prime vittorie nella quarto di litro. Bimota (motorizzata Yamaha) si rivede nel ’79 ed in 350cc, ottenendo due piazzamenti a punti grazie a Michel Rougerie. Il preludio all’anno di gloria.

SUL TETTO DEL MONDO

Nel 1980 aumenta in maniera esponenziale la presenza di Bimota-Yamaha tra 350cc e 250cc. Sono sette i piloti a punti nella prima categoria citata, più altri quattro nella quarto di litro. Ma il grande successo arriva nella prima classe, doppio visto che parliamo di titolo piloti e costruttori. Il privato Jon Ekerold mette a referto tre successi, un altro podio e due top ten nei sei GP disputati (dei 13 originariamente previsti), riuscendo ad avere la meglio per soli tre punti sul rivale Mang (ufficiale Krauser-Kawasaki). Eclatante soprattutto la vittoria finale al Nürburgring (allora di 22 km!) dopo un accesissimo duello contro il tedesco a casa sua: si racconta che la sua frase alla partenza sia stata “Oggi o vinco o muoio”. Il pilota sudafricano otterrà così il suo unico iride in carriera, l’unico anche per Bimota, che in quella stagione si assicura anche la sua unica corona costruttori. Arriva qualche altro podio con Eric Saul, Massimo Matteoni e Patrick Fernandez, in 250cc invece qualche top 3 a referto grazie ai francesi Thierry Espié (4° iridato), Saul e Fernandez. Un unico anno di gloria.

GLI ANNI 1981-1982

Bimota rimane nel Motomondiale anche nelle due stagioni successive, sempre nelle categorie citate. In 350cc Mang si prende la rivincita su Ekerold, che comunque chiude da vice-campione con a referto due vittorie e due podi in sella alla Bimota-Yamaha. Il terzo successo stagionale per la casa riminese arriva con Fernandez (4° iridato), a punti anche Espié (un podio), Graeme Geddes, Matteoni e Gustav Reiner. In 250cc, Fernandez sale per due volte sul podio, a cui aggiungere un piazzamento a punti per Loris Reggiani. Nel 1982 infine registriamo qualche piazzamento sul podio in 350cc grazie ad Alan North (Bimota-Yamaha), Fernandez (Bimota motorizzata Bartol), Matteoni (Bimota-Yamaha), mentre nella quarto di litro arrivano solo alcuni piazzamenti a punti con Fernandez (Bimota-Bartol) e Matteoni (Bimota-Yamaha).

ALTRE PARTECIPAZIONI

Per trovare ancora questo marchio nel Motomondiale dobbiamo aspettare gli anni ’90. Precisamente nella classe della discordia, la Thunderbike Trophy, dalla vita molto breve (due stagioni). Bimota infatti è stato l’unico marchio non giapponese in azione in questa categoria. Nel 1995 a referto alcuni piazzamenti a punti con Giovanni Bussei, Marco Risitano, Alain Dua, Bernd Caspers e Philippe Pinchedez. I migliori risultati però arrivano nel 1996: Mario Innamorati conquista due top ten (spicca un 6° posto in Germania), un altro 10° posto arriva con Fred Bayens. Balzo in avanti nel nuovo millennio e brevissimo ritorno alle corse nell’anno di nascita della Moto2. Si realizzano Bimota motorizzate Honda, affidate a più piloti: chi porta i migliori risultati nel 2010 è Ratthapark Wilairot, che arriva anche a sfiorare il podio in occasione del GP d’Olanda. Nessuna presenza nel 2011, nel 2012 a referto le ultime partecipazioni mondiali con Marcel Schrötter, Angel Rodríguez, Damian Cudlin e e Massimo Roccoli, senza ottenere punti.

Foto: Fernando Pereira/Fotocollectie Anefo

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