MotoGP, la storia: Daytona ed i primi due GP degli Stati Uniti

Il Motomondiale ha fatto tappa per la prima volta negli USA negli anni '60, con due GP al Daytona International Speedway. Rivediamo questi eventi.

11 dicembre 2021 - 17:59

Da qualche anno i ragazzi del Motomondiale corrono di nuovo negli Stati Uniti per il denominato Gran Premio delle Americhe. Tranne per la pausa forzata nel 2020, la tappa ad Austin è diventata fissa nel calendario dal 2013. Fino ad allora però esisteva un GP degli Stati Uniti, anche se nel periodo 2005-2013 era ormai solo la MotoGP ad andare a Laguna Seca. Ma vi ricordate le primissime edizioni con questa denominazione? Si correva a Daytona ed erano i lontani anni ’60. L’evento però ha avuto luogo su questo tracciato per due sole stagioni, prima della ‘pausa’ del GP, del suo successivo ritorno in altra sede e del nuovo addio. Rivediamo intanto le edizioni lì disputate.

Il circuito 

È il 1954 quando viene firmato l’accordo e scattano i lavori di costruzione, ma è nel 1959 che viene aperto ufficialmente il Daytona International Speedway. Siamo in Florida, negli Stati Uniti, e fin dalla sua apertura questa pista ha ospitato eventi decisamente prestigiosi a livello nazionale. A partire dalla NASCAR (il costruttore della pista ne era il fondatore), oltre ad AMA Superbike, AMA Supercross, Motocross e tanto altro. Una costruzione in origine tri-ovale, come si può vedere in questa immagine, della lunghezza complessiva di 4 km.

La pista per il Motomondiale però era leggermente diversa: più corta (3,2 km), con un lungo ovale sopraelevato delle gare NASCAR, più una parte interna più lenta da percorrere con marce più basse. Per completezza, questa in basso è la versione attuale utilizzata per le competizioni motociclistiche, di poco più di 4 km.

Il Daytona International Speedway è il primo tracciato statunitense ad aver ospitato il Campionato del Mondo, anche se a livello di pubblico e di attenzione mediatica non è stato un grandissimo successo… I primi eventi avranno luogo nel periodo 1961-1963, non validi però per il campionato, mentre nel biennio successivo avremo gli unici due GP in calendario per il Motomondiale a Daytona.

Il Gran Premio 1964

Si tratta del primo appuntamento della stagione, ci corrono le categorie 50cc, 125cc, 250cc e 500cc. Classi monche, visto che la maggior parte dei privati rimane a casa per gli alti costi di viaggio. Iniziamo dalla top class, senza Honda ma con colui che sarà il dominatore: Mike Hailwood infatti si prende pole position, vittoria e giro veloce. Non finisce qui: prima della corsa il campione britannico lancia la sua MV Agusta a 226,8 km/h. Riscritto così il precedente record di velocità realizzato da McIntyre a Monza nel ’57 (222,1 km/h). Da segnalare l’argentino Caldarella (Gilera) capace di seguire a lungo Hailwood, finché la rottura del cambio lascia strada a Phil Read e John Hartle. Un podio tutto britannico, con questi ultimi due però a ben due giri di ritardo.

In 250cc, a referto lo sfortunato ritiro (rottura del motore) del binomio Tarquinio Provini-Benelli, ma c’è comunque un tocco tricolore sul podio. La Parilla di Ron Grant chiude dietro al vincitore Alan Shepherd (MZ) e davanti alla Bultaco di Bo Gehring, a punti anche due Ducati. Nella ottavo di litro è una top 4 tutta Suzuki, capitanata dal vincitore Hugh Anderson su Mitsuo Itoh, Bert Schneider e Isao Morishita. La storia non cambia nemmeno tra le zanzare, regna ancora la casa di Hamamatsu. Anderson si prende di nuovo il primo gradino del podio, seguono Morishita e Itoh, a punti anche la Ducati del pilota locale Lee Allen (con 5 giri di ritardo). Non è fortunato nemmeno qui il nostro Provini, pilota Kreidler in questa categoria ma ancora KO per guai meccanici.

Il Gran Premio 1965

Si replica l’esordio realizzato a Daytona l’anno precedente, ancora una volta senza le Honda ufficiali. Non c’è Agostini, messo sotto contratto da MV Agusta, che però manda solamente Mike Hailwood. Ed il britannico ripete esattamente il copione dell’annata precedente, con un vantaggio abissale sugli avversari. Basti pensare che il pilota di casa Buddy Parriott (primo statunitense a podio in 500cc) ed il canadese Roger Beaumont, 2° e 3°, hanno chiuso a due e tre giri di ritardo. Ritirate invece le tre Ducati al via, una con in sella Franco Farnè, pilastro della Rossa sia da pilota (prima dell’infortunio che ha fermato la sua carriera) che dall’interno dell’azienda. È però in 250cc che arriva l’unica gioia tricolore, e che soddisfazione.

Silvio Grassetti e la sua Moto Morini 250 Bialbero (nettamente inferiore alle Yamaha che l’hanno preceduto) salgono sul terzo gradino del podio! Davanti a lui il vincitore Phil Read e Mike Duff, che solo nella volata finale ha la meglio sull’italiano. Una performance che gli vale anche l’ammirazione di Hailwood. Per quanto riguarda le classi minori, di nuovo nettissimo dominio Suzuki, anche per le tante assenze. In 125cc trionfa Hugh Anderson per pochi decimi su Ernst Degner e Frank Perris, con vari piloti di casa a seguire in sella a Honda private. In 50cc invece i piazzamenti dei primi due si invertono: trionfa Degner su Anderson, terzo gradino del podio per Michio Ichino (ritirato nella gara della ottavo di litro).

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