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MotoGP: KTM, un altro pezzo di Europa che sfida i colossi giapponesi

Un inizio complesso, ma ora KTM sta tornando, con chiari obiettivi. Non solo Ducati quindi per cercare di arginare lo strapotere delle case giapponesi.

9 giugno 2021 - 12:12

Se guardiamo la storia del Motomondiale, era comune trovare svariate case europee in ogni categoria. Molte anche italiane, prodotti dell’artigianato capaci di salire sul tetto del mondo. Guardando nello specifico alle origini della classe regina, allora 500cc, spiccano case britanniche ed italiane sia per quanto riguarda i titoli piloti che costruttori. Fino alla metà degli anni ’70, quando i colossi giapponesi iniziarono a dettare il passo, dominando in lungo ed in largo. In MotoGP, solo Ducati è riuscita a contrastare in alcune occasioni i costruttori del Sol Levante. Una sfida ora ben chiara anche per KTM, che sta continuando a crescere in maniera esponenziale e che pensa sempre più in grande.

500cc: Gran Bretagna-Italia in alto, e poi…

Nei primi tre anni infatti il titolo costruttori parlava inglese. Prima con AJS (e la ‘Porcupine’ di Leslie Graham) nel 1949, poi con Norton nel biennio 1950-1951. In seguito è un tripudio tricolore: dal 1952 al 1973 (tranne il 1966) si impongono le mitiche Gilera (quattro volte) e MV Agusta (15 volte), con anche annessi svariati titoli piloti. Una storia europea che si interrompe appunto nel 1974, anno in cui si apre la lunga era dei costruttori giapponesi. Fino al 2001 infatti Yamaha vince nove titoli costruttori, Suzuki ne vince sette consecutivi, mentre Honda, oltre all’iride del ’66, se ne assicura altri 12. A questi, aggiungiamo dal 1975 una costanza di corone piloti di ragazzi sempre legati a questi costruttori.

MotoGP: un tocco di rosso 

La storia non è particolarmente diversa con l’introduzione della nuova classe regina, a partire dal 2002. Netta predominanza in particolare di Honda con ben 12 titoli costruttori, più svariate corone piloti con Valentino Rossi, Nicky Hayden, Casey Stoner e soprattutto Marc Márquez. Segue a ruota Yamaha con cinque titoli costruttori e sette piloti, per finire con la corona mondiale 2020 dell’alfiere Suzuki Joan Mir. L’unica casa che è riuscita a spezzare questo dominio giapponese è Ducati: titolo piloti con Stoner nel 2007, più due titoli costruttori in quella stessa stagione e nel 2020.

KTM, sfida sempre più ambiziosa

Quello di Mattinghofen è il costruttore più giovane approdato in classe regina. Protagonista in passato ed anche attualmente nelle categorie minori, decide di mettersi in gioco anche in MotoGP. Dopo tanto lavoro dietro le quinte ecco l’esordio ufficiale a Valencia 2016, quando il collaudatore Kallio mette a referto una wild card. Dall’annata successiva si comincia a fare sul serio e l’anno dopo ecco il primo emozionante podio di categoria con Espargaró. Nel 2019 viene ingaggiato il neo-ritirato Pedrosa in qualità di collaudatore e Tech3 diventa team satellite KTM. L’esplosione vera e propria per il costruttore austriaco arriva l’anno successivo: cinque podi con Espargaró, una vittoria con il rookie Binder ed altri due successi con Oliveira (Tech3).

2021: un inizio difficile, poi la svolta

Le prime gare della stagione sono state tutt’altro che semplici per la truppa di Mattinghofen, fino al netto cambio di rotta al Mugello. Ecco che Oliveira porta il primo podio stagionale, un secondo posto, ed è sempre il pilota portoghese a riportare sul gradino più alto del podio KTM. Nel GP di Catalunya diventa lui l’unico vero anti-Quartararo in gara, rimanendogli incollato fino a sferrare l’attacco decisivo. Risale così in classifica generale seppur ancora parecchio lontano dalla vetta, con Binder anche lui in top ten iridata. Quel che è certo è che è andata in archivio solo la settima gara stagionale e KTM ha ancora svariate occasioni per brillare sempre di più. Nonché per sognare in grande.

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