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MotoGP, Joan Mir: “Il ‘segreto’? Fisso un obiettivo e non mi stanco di inseguirlo”

Joan Mir ricorda la gara che l'ha visto campione: dal silenzio iniziale alle grida di gioia. "Abbiamo scritto la storia. Era quello che speravo quando ho firmato per la MotoGP..."

29 novembre 2020 - 11:30

Il 2020 sarà ricordato come l’anno di gloria di Joan Mir. Oltre che di Suzuki, che da vent’anni non festeggiava un titolo piloti nel Campionato del Mondo. Il giovane spagnolo invece è riuscito a riportare la corona alla casa di Hamamatsu per la prima volta da Roberts jr. Poco importa se l’anno prossimo adotterà l’1 (“Suzuki lo vorrebbe…”) o terrà il suo 36. Quest’anno è lui ad aver rilevato lo scettro MotoGP, un sogno realizzato appena cinque anni dopo il suo esordio nel Motomondiale e dopo un’annata d’esordio piuttosto complicata per vari motivi. Non che questo 2020 sia comunque stato semplice per tutti…

“Un successo incredibile, e non solo per la crisi dovuta al Covid ma anche per il 2019” ha raccontato Joan Mir. “Quando ripenso alla caduta di Brno mi manca il respiro, proprio come allora: è stato un incidente pauroso.” Un lungo recupero, un finale di stagione in cui ha già pensato a prepararsi per un 2020 da protagonista. Che non era iniziato troppo bene. “Ero davvero lontano dalle prime posizioni. In Austria però c’è stata la svolta: mi mettevo pressione per salire sul podio, quando ce l’ho fatta è stata una liberazione. Ho capito che ne ero capace e di conseguenza anche il feeling in sella alla mia moto è migliorato” ha scritto il neo campione nel blog Suzuki.

“Il mio segreto? Mi fisso sempre un obiettivo e, quando lo raggiungo, la mia fame aumenta, non mi stanco mai.” Ritorna poi in particolare sul suo fine settimana di gloria: la pressione chiaramente si avvertiva. “Le persone a me vicine si sono accorte che ero molto silenzioso” ha ammesso. “Ma ero davvero concentrato. Mi ricordo cos’ho mangiato a colazione, ma da quel momento non ho ricordi chiari della gara. So solo che in griglia di partenza mi sentivo nervoso, poi calmo nel corso del GP.” Finché non vede la bandiera a scacchi. “Ho iniziato a gridare, con tutto il fiato che avevo nei miei polmoni. Emozionante poi vedere i miei rivali che mi applaudivano.”

Stesso discorso per il forte abbraccio con i genitori e la fidanzata al parco chiuso. “Erano rimasti a casa per tutta la stagione vista la situazione. Vederli lì è stato fantastico.” Nessuna grande festa per l’occasione, non era il momento. Ma certo rimarrà una stagione indimenticabile. “Io ed il team abbiamo fatto la storia” ha sottolineato, aggiungendo che “Questo era proprio quello che speravo quando ho firmato per passare in MotoGP. Pensavo, se vado con Suzuki e riesco a vincere, sarà qualcosa di memorabile… E ci siamo riusciti! Non potrò mai essere abbastanza grato a tutti quelli che mi hanno supportato, fino ad arrivare sul tetto del mondo.”

1 commento

fzanellat_12215005
12:42, 29 novembre 2020

Il talento c’è ma bisogna anche ammettere che questo titolo è frutto dell’incostanza di Quartararo.
Il francese aveva 45 punti di vantaggio dopo 4 gare
del mondiale.Un crollo così ha pochi precedenti e
non si posso incolpare solo le gomme.
3 vittorie ma 11 gp imbarazzanti per il francese che
è crollato psicologicamente.

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