Davide Brivio Team Manager Suzuki MotoGP

MotoGP, Davide Brivio: “All’inizio Suzuki sembrava la Yamaha 15 anni prima”

Davide Brivio ricorda l'inizio della sua avventura MotoGP con Suzuki e confessa: "Troppe persone nel team possono creare confusione".

9 gennaio 2021 - 16:13

Davide Brivio ha portato Suzuki sulla vetta della MotoGP partendo quasi da zero. Nel 2014, a Valencia, l’allora wild card Randy De Puniet ha riscontrato un problema al motore della GSX-RR. Costretto a partire dalla pit-lane il problema si è ripresentato nel successivo test invernale a Sepang. Gli ingegneri hanno scovato il problema e con il passare degli anni non è migliorata soltanto l’affidabilità, ma anche le prestazioni. Tant’è che nel 2016 è arrivata la prima vittoria con Maverick Vinales a Silverstone. “Quando sono arrivato alla Suzuki, era un po’ come la Yamaha 15 o 20 anni prima“, ricorda il manager brianzolo. “Stavano cercando di trovare un modo per vincere“.

La bravura di Davide Brivio sta nell’aver omogeneizzato un gruppo di lavoro tra Giappone ed Europa, fortemente motivato e volenteroso. Fino ad arrivare al titolo MotoGP 2020 con Joan Mir. “Non esiste una ricetta – spiega l’ex team manager a Motorsport-Total.com -. All’inizio, quando abbiamo iniziato nel 2015, sapevamo che questo progetto sarebbe stato abbastanza difficile. Ecco perché volevamo trovare persone motivate, che non si arrendessero“. Si sono unite tre figure tecniche provenienti dai team ufficiali, gli altri avevano esperienze in team privati o della Moto2. “Passare alla Suzuki in MotoGP è stato come un traguardo per loro“.

L’altro grande merito di Davide Brivio è aver raggiunto il traguardo iridato con un budget inferiore solo al team Aprilia. “Non avere risorse illimitate ti costringe a essere più creativo e provare a pensare di più. Ovviamente a volte desideriamo aumentare il numero di dipendenti. Ma d’altro canto, potrebbe creare più confusione“. Il reparto corse della Suzuki ha fatto di necessità virtù, trovando il giusto equilibrio vincente. “Bisogna trovare il giusto equilibrio tra abbastanza e non troppe persone. Siamo ben posizionati in questo senso. Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Un buon pilota di solito fa una buona squadra e puoi vedere la forza del team quando i tempi sono difficili“. Una filosofia di pensiero che dovrà essere ereditata in pieno dal suo successore, chiunque esso sia.

Foto: Getty Images

1 commento

makitari_15179021
18:00, 9 gennaio 2021

Continua a rafforzarsi la mia stima per DB …
Spero che la F1 non lo faccia diventare un altro.
Pochi uomini sanno restare con i piedi per terra e la mente volante. Ti auguro buona fortuna e basta …
Ma se avessi scelto un uomo per la mia squadra ideale saresti stato tu … su 2 ruote però ,,,
Anche nel motorismo in generale esistono le belle favole!
E se non amo le 4 ruote come le 2 vorrà dire che tornerò a seguire anche la F1 … mio malgrado.

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