Casey Stoner MotoGP

Casey Stoner e il sogno nel cassetto: “Ne parlo con mia moglie”

Casey Stoner ha fatto sognare i fan della MotoGP con il ritorno a Portimao e Valencia. Ma deve fare i conti con la sindrome da stanchezza cronica.

10 gennaio 2022 - 7:47

Vive nel suo ranch in Australia, insieme a sua moglie Adriana e alle due figlie Caleya e Alessandra. Dopo il suo ritiro non ha mai smesso di seguire la MotoGP ha tentato anche la carriera del collaudatore, con Honda e Ducati, prima di doverla dare vita alla sindrome che lo affligge da anni. Poche le apparizioni tra i box, selezionate le interviste, rivederlo a Portimao e Valencia può definirsi quasi un miracolo. Ha corso la sua ultima gara l’11 novembre 2012 con un podio, a soli 27 anni, nonostante HRC gli avesse messo sul tavolo un lauto contratto.

Stoner e la stanchezza cronica

Ma Casey Stoner aveva bisogno di fermarsi, non di soldi. Per dedicare più tempo alla sua famiglia, per allontanarsi da un mondo che lo stava opprimendo. Per ritornare tra i confini illimitati della sua terra. Dal 2018 soffre di sindrome da stanchezza cronica, che lo costringe ad iniziare la giornata con il 50% delle forze e a diminuire gradualmente prima di sera. Non si è mai pentito della sua scelta. “Quando mi sono ritirato ho sentito che avevo davvero bisogno di una pausa dallo sport. Se avessi guidato un anno in più, sono sicuro che non avrei toccato una moto per i prossimi dieci anni. Ero molto esausto… Non mi pento della mia decisione, mentalmente mi ha colpito, non posso negarlo“.

L’ambiente della MotoGP costringeva a continui appuntamenti con i media, con gli sponsor. “Poi c’era il tema degli infortuni e degli allenamenti, mi trascinavano verso il basso. Quelle cose mi hanno portato via la gioia“. Eppure il paddock resta il suo secondo habitat naturale, nell’ultimo scorcio di stagione 2021 ha illuso tanti tifosi con un possibile ritorno, mai annunciato. Ci hanno creduto anche Pecco Bagnaia e Jack Miller, che hanno ritenuto indispensabili i suoi consigli nel week-end in Portogallo. Nulla da fare, troppo lontana l’Australia dal Vecchio Continente. E Casey Stoner non ha le forze fisiche e mentali per affrontare questo impegno.

Il ruolo di coach

Tra i sogni nel cassetto quello di fare da coach ad un giovane talento, a patto che non sia un impegno troppo serrato. Il due volte campione di MotoGP deve lottare prima con le proprie forze. Quattro anni fa ha scoperto la sua malattia. “Non riuscivo a spiegare cosa stesse succedendo. Avevo problemi mentali ed ero gravemente limitato fisicamente. Negli ultimi tre o quattro anni ho dovuto imparare ad affrontare la situazione, a risparmiare le energie“. Ma il ruolo di mentore non è da scartare definitivamente. “E’ un qualcosa che volevo fare sin dalla fine della mia carriera, ma non è facile – ha concluso Casey Stoner -. Vorrei farlo, ma non mi piacciono le cose a metà. La mia famiglia è in Australia e dovrei vederla per poco tempo. Ne ho parlato con mia moglie… Penso di avere tanto da offrire perché ho intuizioni uniche e so cosa serve per andare veloce“.

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