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MotoGP, la tecnica: che cos’è il Soft Limiter?

Recentemente Ramón Forcada, capomeccanico di Franco Morbidelli, ha parlato di Soft Limiter. Ma di cosa si tratta? Ecco la spiegazione.

12 gennaio 2021 - 20:07

Di recente Ramón Forcada, capomeccanico di Franco Morbidelli, ha spiegato come sia riuscito a fare quasi tutta la stagione MotoGP 2020 con solo due motori (qui l’articolo). Un’impresa definita dallo stesso Lin Jarvis come “davvero straordinaria”. Dalle parole del tecnico spagnolo si capisce che questo si è reso possibile principalmente grazie a cambi d’olio più frequenti. Ma soprattutto da un uso maggiore del Soft Limiter. Cerchiamo di spiegarlo nel modo più semplice possibile.

Come alcune moto di produzione attuale, le MotoGP hanno due tipi di limitatori di giri massimi, l’Hard Limiter e il Soft Limiter. L’Hard Limiter è ciò che, a una data velocità (diciamo 18.000 giri per Yamaha), spegne tutto. Ne derivano due conseguenze piuttosto negative: da un lato il motore, improvvisamente spento, riceve una sorta di “scossa”. Dall’altra, nonostante il netto stop, il motore continua a prendere poche centinaia di giri/minuto d’inerzia. Quando la velocità torna al di sotto di 18.000 giri/min, l’accensione si riavvia improvvisamente, quindi si verifica un altro “shock”, il processo ricomincia e così via.

Per definizione siamo quindi in zone limite per il motore e comprendiamo che questi stop improvvisi non sono il massimo quando si cerca di massimizzare la longevità del motore… È qui che entra in gioco il Soft Limiter, una strategia elettronica inclusa nella ECU che, a differenza delle moto di serie, è completamente configurabile nella ‘scatola’ Magneti Marelli. Se l’Hard Limiter è impostato a 18.000 rpm, il Soft Limiter inizierà ad esempio a degradare l’accensione giocando d’anticipo, a 17.500 rpm. Quindi rafforzerà la sua azione a 17.600 giri/min e così via fino a 17.900 giri/min. Nello specifico, il pilota sentirà un motore sempre meno potente, un po’ come se regolasse e prendesse la sua modalità sempre meno velocemente, anche prima dell’intervento dell’Hard Limiter per spegnerlo.

Tre sono le conseguenze benefiche per la longevità del motore:
– Quando interviene l’Hard Limiter (se interviene), lo “shock” sarà meno violento.
– Quando interviene l’Hard Limiter (se interviene), il motore richiederà meno giri aggiuntivi perché la sua inerzia sarà minore.
– Nella maggior parte dei casi, il pilota sente perfettamente questa zona di “regolazione” e cambia velocità anche prima dell’intervento dell’Hard Limiter.

Come possiamo vedere, è un’ottima cosa regolare correttamente il Soft Limiter per prolungare la durata dei motori, riducendo le prestazioni il meno possibile. In un certo senso un lavoro forzato, visto che va adattato ad ogni velocità secondo lo schema e il rapporto di trasmissione! Un bravo quindi a Ramón Forcada che ha saputo sfruttarlo al meglio. Anche se non abbiamo potuto fare a meno di notare che il tecnico spagnolo sta ancora ‘giocando’, sottolineando che la velocità massima non è stata cambiata. Parla allora dell’Hard Limiter, forse invariato…

Ma ha fatto di tutto per non farlo scattare (e quindi ha comunque ridotto la velocità massima utilizzata). Alla fine il motore Yamaha ha mostrato grande affidabilità, un aspetto da ricordare per le stagioni a venire.

L’articolo originale su paddock-gp

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