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Moto2, Marcos Ramírez: “Si parla di gare a porte chiuse”

Marcos Ramírez spera di riuscire a disputare la stagione 2020. E sottolinea: "Più differenza tra Moto3 e Moto2 che tra Moto2 e MotoGP."

18 aprile 2020 - 17:15

Marcos Ramírez è uno dei piloti all’esordio nella categoria intermedia in questo 2020. Un debutto non proprio stellare: la sua prima gara in Moto2 in Qatar si è chiusa dopo poche curve a causa di un incidente. Non è semplice effettuare il cambio di categoria, soprattutto quest’anno, visto lo stop forzato a causa dell’emergenza coronavirus. Serve pazienza, nella speranza che si riesca a tornare a competere.

Nel frattempo ci si organizza in casa. “In verità però non posso fare molto” ha raccontato Marcos Ramírez in un’intervista social. “Faccio qualche esercizio fisico, rulli, bici, ma poca cosa. Guardo anche alcune serie tv, ma sono più da film. Come tutti però c’è voglia di uscire di casa, ormai conosco ogni angolo della casa” ha affermato con un sorriso.

Si torna poi a temi più mondiali. Come detto, il suo esordio in Moto2, anche se davvero non ha potuto prendere granché le misure finora. “Abbiamo svolto solo i test e la prima gara. Sfortunatamente non è andata bene, visto che sono caduto nel corso del primo giro. Peccato perché penso che avrei potuto portare a casa qualche punticino. Il salto di categoria però è difficile.”

“Moto2 e Moto3 sono molto diverse” ha continuato. “Credo sia addirittura un cambio maggiore rispetto a quello tra Moto2 e MotoGP. Eccezion fatta per Aron Canet, stiamo tutti soffrendo un po’ di più in termini di adattamento. Da dire poi che i distacchi sono davvero ridotti: in un secondo ci ritroviamo in 20-21 piloti!” Un cambio di cui però non era troppo convinto. “Volevo passare in Moto2 da campione del mondo” ha ammesso.

“Ho chiuso 3° nel 2019, volevo continuare con la stessa squadra e puntare al titolo. Ma in un certo senso ho ‘dovuto’: sono alto 1.75 e peso 64 kg. Diciamo che ormai ero ‘stretto’. Ora sono tra i più leggeri in Moto2!” Nuova moto, nuova squadra. “Ci sono tante persone da paesi diversi: francesi, italiani, spagnoli, un mix. Il clima che si è creato è davvero sereno, ne sono contento.” Obiettivi 2020? “Arrivare a lottare per la top ten. Sempre se disputeremo la stagione.”

Al momento infatti regna l’incertezza. “Secondo me però ci sarà. Di recente hanno ipotizzato le gare a porte chiuse, senza hospitality, solo con le squadre. Vedremo però cosa decideranno.” Quali sono stati finora i momenti migliori della sua carriera? “Sicuramente il primo podio mondiale in Germania nel 2017” ha risposto Ramírez. “La prima vittoria l’anno scorso al Montmeló però è stata speciale. Aggiungo anche il primo successo nel CEV quattro anni fa.” 

Un pilota di riferimento? Pochi dubbi, come ha sempre messo in evidenza nel corso degli anni. “Il primo preferito è Dani Pedrosa.” Per finire, una domanda riguardante i tracciati presenti nel Mondiale: quali sono i suoi favoriti? “Lascio da parte quelli di casa, che comunque non sono tra quelli che preferisco” ha precisato il rookie del American Racing Team. “Quelli che mi piacciono di più sono di sicuro Assen, Phillip Island e Sachsenring.”

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