Jason Dupasquier

La salma di Dupasquier resta in ospedale. Le parole di Paolo Simoncelli

La salma di Jason Dupasquier resta in ospedale a Firenze, la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Paolo Simoncelli: "Questo è il motociclismo".

1 giugno 2021 - 7:41

La salma di Jason Dupasquier è ancora all’ospedale Careggi di Firenze. Qui il 19enne svizzero è deceduto intorno alle 11:00 per le gravi lesioni riportate sabato durante le fasi finali delle qualifiche Moto3. Caduto all’Arrabbiata 2 è stato travolto da Ayumi Sasaki e Jeremy Alcoba, colpito alla testa e al torace. Dopo un’agonia di dieci ore non ce l’ha fatta. Il pm Alessandro Piscitelli della Procura di Firenze ha disposto un esame esterno del corpo, scatterà l’autopsia solo in caso di dubbi.

Aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, ma è solo la prassi. L’incidente viene ricostruito attraverso i vari filmati, specie con le immagini laterali che Dorna non ha mai mostrato. I suoi genitori, mamma Andrea e papà Philippe, sono nel capoluogo toscano. Il fratelli Bryan, 16 anni, è rimasto a Friburgo. Anche lui è cresciuto con la passione del motociclismo e milita nella Northern Talent Cup. Al fianco dei genitori il team principal Florian Prustel.

A Firenze è passato anche Tom Luthi che, ancor prima della notizia della morte, aveva annunciato il ritiro dal GP del Mugello. “Sembra impossibile credere a quello che è successo. Che non ci sei più. Ti ringrazio perché mi hai dato la possibilità di accompagnarti in questi anni come amico e pilota. Abbiamo condiviso momenti divertenti e altri difficili. Il tuo entusiasmo e il tuo sorriso rimarranno sempre con noi“.

Intanto prosegue la polemica sulla decisione (dall’alto) di gareggiare dopo la notizia della morte. In merito è intervenuto il presidente della FMI, Giovanni Copioli. “Penso che sarebbe stato più giusto sentire il parere dei piloti. Sono convinto che la maggioranza avrebbe deciso di gareggiare. I piloti spesso preferiscono correre per esorcizzare questi tragici eventi“. Prima della gara MotoGP è stato osservato un minuto di silenzio, una scelta condannata da tutti. “Dovrebbero abolirlo, c’è già la tragedia – dice Paolo Simoncelli a ‘La Gazzetta dello Sport’ -. A cosa serve? Penso alla famiglia, è terribile… Sento tante polemiche, ma questo è il motociclismo. Marco è morto a 47 orari in una delle piste più sicure del mondo, bisogna convivere con tutto questo“.

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