MotoGP, Ducati e Yamaha dovevano avere più pazienza con Jorge Lorenzo?

MotoGP
martedì, 28 luglio 2026 alle 16:00
Jorge Lorenzo con Valentino Rossi e Maverick Vinales piloti Yamaha MotoGP
MotoGP: Ducati e Yamaha dovevano avere più pazienza con Jorge Lorenzo?
Il cinque volte campione del mondo è tornato a parlare di alcuni momenti specifici del finale della sua carriera MotoGP.
Jorge Lorenzo è una leggenda del Motomondiale con i suoi cinque titoli distribuiti tra classe 250 (due) e MotoGP (tre). Ha avuto rivalità importanti con Valentino Rossi, Dani Pedrosa, Casey Stoner e Marc Marquez. La sua carriera si è conclusa nel 2019, dopo un anno complicatissimo con il team Honda Repsol. Tra problemi ad adattarsi alla RC213V e infortuni è stato un vero incubo, la decisione di ritirarsi è stata difficile, però in quel momento non vedeva una luce in fondo al tunnel. Aveva 32 anni, quindi avrebbe potuto disputare ancora alcune stagioni in MotoGP, ma preferì smettere.

MotoGP, Jorge Lorenzo ricorda il passaggio da Ducati a Honda

Intervistato dal podcast Fast & Curious, il cinque volte campione del mondo ha parlato di quanto successo nel suo ultimo anno da pilota MotoGP: "Il 2019 è stato molto difficile, e senza quella decisione di andare alla Honda, se la Ducati fosse stata un po' più paziente e mi avesse rinnovato il contratto, avrei continuato a correre per altri tre anni, sicuramente. E forse con qualche titolo in più".
Jorge Lorenzo pilota Honda MotoGP
Jorge Lorenzo da Ducati a Honda: quanti rimpianti
Lorenzo ritiene che Ducati avrebbe dovuto avere maggiore pazienza con lui, invece di bocciarlo prematuramente per decidere di puntare su Danilo Petrucci per il 2019. A un certo punto nel 2018 i risultati hanno cominciato ad arrivare, però un po' tardi rispetto a quanto si aspettava la casa di Borgo Panigale. E il maiorchino aveva anche vissuto momenti complicati sul piano mentale: "Forse è stata la prima volta nella mia vita in cui sono andato vicino alla depressione - spiega - perché non mi sentivo apprezzato dai top team. Ducati, che mi aveva dato il miglior contratto nella storia MotoGP, non me ne offriva neanche uno dieci volte inferiore (QUI ne aveva già parlato). Per tornare in Yamaha avrei dovuto approdare nel nuovo team satellite Petronas e non volevo farlo. Ero triste, volevo solo andare in hotel a dormire, non volevo allenarmi".
Nonostante una situazione complicata, Jorge ha saputo uscirne fuori: "Poi sono passato da quella sorta di depressione a fare secondo nel test a Montmelò e a vincere al Mugello. Giorni prima firmai con Honda. Passai dalla depressione all'euforia in cinque giorni". Purtroppo, ai tempi non immaginava che andare in Honda sarebbe stata la tomba della sua carriera in MotoGP.

Tester Yamaha nel 2020

Da cinque volte campione del mondo, Lorenzo era entrato nel team Repsol Honda con la fiducia di poter riuscire ad essere competitivo anche con la RC213V. L'adattamento fu complicato e provare a copiare quello che faceva il compagno di squadra Marc Marquez è quasi impossibile. Nei primi sette gran premi nessuna top 10, poi ad Assen una bruttissima caduta in curva 7 nelle prove libere 1: frattura alla sesta vertebra dorsale. Un infortunio serio che gli fece saltare anche i GP a Sachsenring, Brno e Spielberg.
Il maiorchino ha fatto una rivelazione su ciò che ha pensato a seguito del crash al TT Circuit: "Quando mi sono alzato non riuscivo a respirare e ho capito che mi ero fatto male davvero. Ho pensato che se fossi riuscito a tornare a camminare e a stare bene avrei smesso. Ho fatto un cambiamento totale di visione". Tornò a Silverstone, però il botto di Assen gli aveva fatto perdere fiducia nella possibilità di poter essere competitivo con la Honda. Il ritiro a fine campionato MotoGP 2019 fu una decisione naturale, quasi un sollievo, perché non voleva più mettere in pericolo il suo corpo e la sua vita.
Jorge Lorenzo tester Yamaha MotoGP inginocchiato nel box
Jorge Lorenzo, breve esperienza da tester Yamaha: poteva andare diversamente
Il 30 gennaio 2020 venne annunciato il suo ritorno in Yamaha in qualità di tester MotoGP, senza escludere la possibilità di tornare a gareggiare da wild card. Ma quello fu l'anno dell'emergenza Covid-19, con stravolgimento dei piani MotoGP e annullamento delle wild card. Lorenzo fece pochi test, poi l'esperienza con la casa di Iwata si concluse definitivamente: "Appena mi sono ritirato - ricorda - la Yamaha mi ha chiamato per fare il collaudatore, ma io in quel momento conducevo uno stile di vita completamente rilassato. Sono sempre stato un perfezionista e avevo alle spalle 18 anni di stress e cadute, ero molto esigente con me stesso. Non ero davvero concentrato sul mio ruolo di tester Yamaha. È stato un errore da parte loro non tenermi, perché credo che avrei potuto dare un contributo prezioso allo sviluppo della moto. Ma hanno preso quella decisione e io l'ho accettata".
Yamaha ingaggiò Cal Crutchlow dal 2021. Sicuramente, uno come Lorenzo aveva l'esperienza per essere una grossa risorsa per la casa giapponese, che però ha fatto una scelta diversa. Non possiamo sapere come sarebbe andata se avesse tenuto lo spagnolo nel proprio test team. C'è stato un momento nel quale si era anche parlato di un approdo in Aprilia, sempre come collaudatore, ma l'operazione non si è concretizzata.

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