In questo schizofrenico calendario della MotoGP tra prolungate pause e numerose gare ravvicinate, la sosta di giugno è parsa interminabile. Dal Mugello sembra esser trascorso talmente tanto tempo che, per il
weekend di gare in quel di Assen, quasi ci si aspettava di vedere
Marc Marquez già di rosso vestito. In effetti, dall'annuncio del suo passaggio al team ufficiale Ducati Lenovo per il prossimo biennio, non s'è parlato d'altro. Giustamente e doverosamente: se non si tratta del cambio di casacca più chiacchierato della storia, poco ci manca. Tuttavia, nella più stretta attualità, agli archivi figura soltanto 1/3 della stagione 2024, con il Fenomeno di Cervera che trascorrerà ulteriori 5 mesi con l'azzurra divisa e tuta Gresini Racing. Cominciando da una sequenza di gare back-to-back tra Assen e Sachsenring che risulteranno, se non propriamente decisive, quantomeno determinanti per le sue ambizioni iridate.
FUTURO CERTO, PRESENTE DA DECIDERE
Il paradosso di un mercato piloti giocoforza anticipato nelle sue tempistiche è proprio questo. Per Marc Marquez il futuro (addirittura a scadenza 2026 compreso) è già deciso, con il presente quasi da decifrare. Cosa ne sarà del suo prosieguo di 2024? Arriverà la prima vittoria da Ducatista? Se sì, quando? Potrà sferrare l'assalto al titolo? Il focus mediatico si sposta sul biennio che verrà, ma le risposte a questi interrogativi sono degli innegabili elementi d'interesse per entusiasmare ciò che resta della MotoGP 2024.
LA SFIDA VINTA DI MARC MARQUEZ
Al netto del processo decisionale che ha portato MM93 in rosso per le prossime due stagioni, a prescindere da ciò che verrà da qui in avanti, una tesi è fuori discussione: Marquez la sua sfida-Gresini l'ha vinta eccome. Non è tornato ancora materialmente a vincere, ma è tornato competitivo. Divertendosi e divertendoci, veloce ed agguerrito. Con l'esperienza di un quadriennio buio sulle spalle che lo ha reso persino più calcolatore. Non ragioniere, ma quantomeno riflessivo. Soddisfatto degli aspetti positivi, più che rabbuiato per ciò che non funziona. Poi, cronometro alla mano e visione delle sue gesta in pista, parliamo pur sempre di Marc Marquez. Di quel Fenomeno, in grado di evolversi su più aspetti in virtù delle esperienze vissute nel recente passato.
IL MOMENTO DELLA SVOLTA PER MARQUEZ
Lasciata la Honda, MM93 si era posto come obiettivo proprio questo: tornare competitivo e tornare a divertirsi. La (sua) sfida pertanto è vinta, ancor più se il target di prospettiva (moto e squadra ufficiale) l'ha raggiunto con largo anticipo. Non per questo, da Assen in avanti, tutto ciò che arriverà per lui sarà di guadagnato. Non sarebbe Marquez, d'altronde. Dichiarazioni di circostanza a parte, disparità (oggettive) tecniche nel raffronto tra GP23 e GP24 a referto, questo mondiale lo può vincere. A patto di vivere due weekend tra Assen e Sachsenring da bottino se non propriamente pieno, ma quasi.
LE AMBIZIONI IRIDATE
Di questo suo primo scorcio di stagione è mancata soltanto la vittoria, sfumata alle volte per errori propri (Austin, ma sarebbe stato comunque difficile) o per, semplicemente, aver incontrato quel giorno qualcuno di più forte (Bagnaia a Jerez). Resta un gap in campionato ampiamente colmabile: 35 punti da Martin (e 17 da Bagnaia), con una mole di super-weekend tra gare lunghe e sprint da disputarsi, sono ampiamente recuperabili. Dando una svolta alle criticità finora riscontrate (il sabato mattina da risveglio traumatico dell'ultimo periodo), sferrando un deciso assalto al primato. Per tornare ad essere quel Marc Marquez, ove possibile e consentito, anche sul profilo delle vittorie.
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