Il campionato del mondo di MotoGP sta per ripartire dopo la pausa estiva.
Marc Marquez ritorna dopo tre vittorie nelle ultime quattro gare, ma con l'incognita delle condizioni fisiche. In che condizioni è il braccio del pluricampione dopo lo stop di un mese? Riuscirà a difendere il titolo iridato con il suo mix di talento e follia?
La follia di un atleta MotoGP
Marc Marquez è considerato da anni uno dei piloti più spettacolari nella storia della MotoGP. Il suo stile di guida aggressivo, la sua irrefrenabile propensione al rischio, la continua ricerca del limite gli hanno portato numerose vittorie e titoli mondiali, ma anche gravi infortuni. Da qualche tempo a questa parte ha preso a correre in maniera più razionale e saggia, consapevole di quanto sia sottile il confine tra talento e follia. "Si sente spesso dire: 'I motociclisti sono pazzi'. Ma il più pazzo non vince", ha affermato nel podcast 'Tengo un Plan'.
Tuttavia per brillare in MotoGP serve un pizzico di pazzia sportiva. "Il vincitore è colui che sa sfruttare al meglio questa follia... Bisogna avere quell'elemento di follia. Altrimenti, non saliresti su una moto che va a 350 o 360 km/h". Per diventare campione occorre allenamento, talento, fortuna che, miscelati insieme, formano un mix esplosivo per vincere. Senza una preparazione adeguata, il supporto del team e la capacità di gestire la pressione, nemmeno i più grandi talenti possono farcela. "Bisogna avere quell'elemento di follia. Ma bisogna saperlo usare bene. Non basta dire: 'Vado avanti, poi succederà quello che succederà'", ha aggiunto Marc Marquez.
Il segreto per vincere
Negli ultimi decenni la formazione di un pilota MotoGP è cambiata drasticamente. Non solo per quanto riguarda la preparazione fisica, ma anche l'alimentazione e lo status mentale sono fondamentali. "Vent'anni fa, il mondo delle corse motociclistiche forse non era professionalizzato come altri sport. Ma ora è così: o sei un atleta nel motociclismo, o non riesci a mantenere un livello alto per una gara di 45 minuti."
Nel corso della sua carriera, il nove volte iridato ha dovuto fare i conti con la paura e con gli infortuni. "Uno dei miei punti di forza e di debolezza era non vedere la paura. Non vedere il pericolo". Poi le cadute, i vari interventi chirurgici, i 33 anni di età e gli stop forzati hanno cambiato il suo approccio alle gare, mettendo un freno all'istinto. "Ciò che mi ha fatto capire di più sono stati gli infortuni. Perché la mentalità è una cosa, ma si impara soprattutto dagli infortuni", ha concluso Marquez. La MotoGP richiede un pilota disposto a superare i limiti, ma che sappia anche dove si trovano questi limiti.
La frequenza cardiaca
Dopo Le Mans il fenomeno di Cervera è volato a Madrid per subire un doppio intervento braccio-piede. La pausa estiva è servita anche a ricostruire la muscolatura del braccio e della spalla destra, che sono al momento il suo limite principale. Un indicatore dei progressi di Marc potrebbe essere la sua frequenza cardiaca, "più alta che mai" dall'inizio del Mondiale, a causa del maggiore sforzo fisico richiesto al corpo per compensare la mancanza di forza nel braccio e nella spalla destra. "Per fortuna, ora non ho più intorpidimento [dopo l'intervento chirurgico per alleviare la compressione del nervo radiale], non ho dolore. Ho solo una mancanza di forza, una mancanza di massa muscolare".
Al
GP di Silverstone, circuito solitamente poco favorevole alle Ducati, sapremo a che punto è il recupero fisico di Marc Marquez. "
La mia frequenza cardiaca da quando sono tornato dall'infortunio è più alta che mai. Ma a casa è più bassa che mai", ha concluso il campione in carica della MotoGP. "
Questo significa che quando vado in moto, compenso con altri fattori le mancanze del mio braccio destro".
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