Fabio Di Giannantonio ha concluso il Gran Premio di MotoGP a Portimao all'ottavo posto. Ha perso molte posizioni nel primo giro perché è rimasto bloccato nel traffico. Ma il suo feeling con la Desmosedici GP25 resta precario, alla pari di Pecco Bagnaia. Attualmente è sesto
in classifica generale, con 12 punti di vantaggio sul compagno di squadra Franco Morbidelli. L'ultima tappa a Valencia sarà una bella sfida tra i due.
Partenza in salita
Il pilota del team VR46 ha vissuto un altro difficile weekend di gara in Portogallo. Nono posto nelle qualifiche, quinto nella MotoGP Sprint, una partenza difficile nel GP domenicale, dove è scivolato al 14° posto dopo il primo giro. Una corsa complicata sin dalle prime curve, costretto a recuperare posizioni e a stressare maggiormente le gomme.
Fabio Di Giannantonio ha pian piano recuperato posizioni, grazie ad un ritmo costante. E' rientrato nella top-10, ha approfittato del ritiro di Pecco Bagnaia, all'ultimo giro ha sorpassato Johann Zarco e tagliato il traguardo ottavo. Non è certo il risultato che ci si aspetta da un pilota in sella ad una Ducati factory, ma ha tirato fuori il meglio da una tappa MotoGP nata sotto una cattiva stella. "
Non sono soddisfatto, avevamo la velocità per chiudere tra i primi cinque".
Problemi con la GP25
La nota dolente è ancora una volta la qualifica, partire dalla terza fila rende tutto più ostico. C'è anche da dire che la Desmosedici GP25 risulta vincente solo nelle mani di Marc Marquez. A Pecco e Diggia ha dato non pochi grattacapi, come ammette lo stesso pilota romano. "Quest'anno abbiamo cambiato la moto tantissime volte. Lavoriamo con Ducati e il team per ottenere il massimo. Ma se ti concentri sul provare cose nuove, a volte non riesci a ottenere il giro più veloce... È meglio avere il miglior feeling con la moto che avere le ultime novità installate".
Il primo giro
La sua fiducia era maggiore alla fine della stagione 2023, quando ha ottenuto la sua prima e finora unica vittoria in MotoGP in Qatar? "Sì". Ma fa anche mea culpa... "Onestamente, non ho il coraggio di guidare in stile 'kamikaze' nel primo giro. Certo, cerco di mettermi nella posizione migliore possibile per essere più avanti, ma voglio anche sopravvivere. Stiamo andando a 300 km/h alla fine di un rettilineo prima della frenata, e hai più di 200 chilogrammi davanti a te: la moto e il pilota. Se si tampona qualcuno, fa molto male. Preferisco fare manovre pulite".
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