Effetto Liberty Media: il pubblico cosa pensa della svolta MotoGP?

MotoGP
di Martina Campomaggi
lunedì, 21 settembre 2026 alle 20:00
Misano: podio tutto spagnolo in MotoGP
Liberty Media, il colosso americano che ha acquistato prima la Formula 1 e poi la MotoGP, ha portato con sé tre parole chiave: commercializzazione, business, spettacolo. Sono le coordinate di una nuova era del motorsport, e come tutte le nuove ere porta opportunità evidenti e qualche legittimo interrogativo. Il principale è anche il più semplice: siamo sicuri che siano questi i passi giusti da compiere?

Piloti sempre più star

I piloti stanno assumendo un profilo sempre più vicino a quello delle celebrità. La visibilità cresce, il pubblico si allarga, gli sponsor arrivano: tutti effetti che allo sport fanno bene. Il rischio, però, è che nel processo si allunghi la distanza tra chi corre e chi guarda, e che i protagonisti finiscano per somigliare più a divi di Hollywood che agli atleti alla mano che il paddock ha sempre conosciuto.
Lo stesso vale per i Gran Premi, che somigliano ogni anno di più a un grande show: eventi collaterali, concerti, influencer. Non è un male in sé — tenere insieme sport e intrattenimento è una formula che funziona — ma va detto che i prezzi dei biglietti hanno raggiunto cifre importanti, anche per una sola giornata del weekend di gara.

Un intrattenimento che esisteva già

Liberty Media nasce come azienda di mass media statunitense e si occupa di intrattenimento: è il suo mestiere, e lo fa bene. C'è però un dettaglio che forse si sta dando per scontato: il motorsport intratteneva già benissimo anche prima. L'intrattenimento non nasce solo dallo sfarzo, dalla fama, dalla presenza di personaggi noti: quello è un modello profondamente americano, costruito sulla grammatica di Hollywood e del cinema.
L'intrattenimento sportivo, in ogni singola disciplina, è prima di tutto una questione di adrenalina e passione: guardare atleti che si battono, che danno tutto se stessi, che lottano con le unghie e con i denti contro gli avversari. Quello è intrattenimento. Ed è proprio questo aspetto che, sia in MotoGP che in Formula 1, sembra oggi meno centrale rispetto al passato.

La voce del paddock

Al GP di Misano ho potuto parlare con alcune appassionate di MotoGP e ho chiesto loro cosa ne pensassero dell'arrivo di Liberty Media. L'entusiasmo, va detto, non era altissimo.
"Alcune cose sono diventate ormai inaccessibili e proibitive, anche solo a livello di prezzo. La MotoGP è uno sport molto terra terra, vicino alle persone. Mi ricordo quando mio padre mi raccontava che c'erano i box aperti, tutto era diverso. Chiaro, la gente è aumentata, sono giustissime le norme di sicurezza, ma questa commercializzazione è deleteria."
C'è davvero bisogno di rendere la MotoGP — o qualsiasi altra competizione sportiva — la copia-incolla l'una dell'altra? Personalmente non credo: il motomondiale ha punti di forza molto precisi, e il principale è proprio il carattere dei piloti. Sono persone normalissime, e lo si percepisce. Che bisogno c'è di costruire attorno a loro una bolla?
"Non avvicina per niente il vero appassionato allo sport e ai protagonisti che scendono in pista ogni weekend."
Ciò che attrae gli spettatori verso un GP di MotoGP rispetto a uno di F1 è la passione, l'energia che una gara di MotoGP riesce a generare. È uno sport molto puro, e viene da chiedersi quanto sia davvero necessario intervenire sul format del weekend di gara.
"uno a uno hanno reso il paddock una pagliacciata. Spero che la MotoGP riesca a mantenere di più la sua purezza, la F1, ad esempio ne ha persa tantissima, non c'è più contatto con la realtà"

Il rovescio della medaglia

Va detto, naturalmente, che ogni cosa ha spazio per migliorare ed evolvere. Sia la MotoGP che la F1, prima di essere acquistate da Liberty, avevano punti deboli su cui era giusto intervenire: è normale ricorrere al cambiamento e procedere per tentativi. E alcuni risultati sono difficili da contestare — la Formula 1 sotto Liberty ha ampliato enormemente il proprio pubblico, intercettando spettatori giovani e una componente femminile che prima faticava ad avvicinarsi a questo mondo. Se la MotoGP riuscisse a fare altrettanto senza perdere la propria identità, sarebbe un traguardo raggiunto.
Il punto, semmai, è di equilibrio: al momento sembra che Liberty non stia valorizzando abbastanza i pilastri su cui questo sport si regge, trattandolo soprattutto come uno show, come un festival che va in scena ogni weekend in una parte diversa del mondo.
"stanno emarginando troppo i fan. La motogp sta in piedi anche grazie a noi, noi ci mettiamo tempo e denaro per essere qui e seguirli"

E' questa la strada giusta? 

La via che si vuole prendere qual è? La sensazione è che il cambiamento sia arrivato più velocemente del confronto con chi questo sport lo vive da dentro. Anche i piloti vengono interpellati sempre meno nelle decisioni che li riguardano. Basti pensare alle gare Sprint: si parla di introdurre qualifiche dedicate, come in F1. Lo stesso Quartararo, a margine del GP Austraia, ha commentato:
“La mia opinione è che, se dobbiamo copiare dalla F1, dovremmo copiare anche il numero di Sprint. Il livello di stress e di pericolo è veramente intenso con tutte queste Sprint, se vogliono aggiungere anche le qualifiche, che almeno le diminuiscano di numero. Hanno messo le Sprint senza veramente chiedere. Noi piloti siamo qui per correre: se dobbiamo fare 22 Sprint ne faremo 22, se ne dobbiamo fare 12 allora ne faremo 12, non siamo noi a decidere.”
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