Complotto inesistente, danno reale: perché Ducati non saboterebbe mai Bagnaia

MotoGP
lunedì, 25 agosto 2025 alle 19:15
pecco 1
A Balaton, nonostante il nono posto, Pecco Bagnaia si è detto contento. Dopo un inizio di weekend disastroso, è bastata una modifica alla distribuzione dei pesi sulla moto per ottenere un “cambio epocale”, per ritrovare ritmo e fiducia. Feeling con l’anteriore ritrovato. Moto di nuovo “sua”. Ma dove era stata nascosta finora?

Bagnaia e Ducati: 7 milioni per vincere, non per perdere

Al complotto credono solo coloro che vogliono vedere il nero marcio dietro una situazione che invece è solo oscura. Non si può accettare l’ipotesi che una casa prestigiosa come Ducati adotti sotterfugi per sabotare un proprio pilota. E non uno a caso: il due volte campione del mondo MotoGP, colui che ha riportato la Rossa in cima al mondo dopo 15 anni da Stoner. Un campione che farebbe la fortuna di qualsiasi altra casa.
In più, perché Ducati dovrebbe impedire di vincere a un proprio “stipendiato”, pagato 7 milioni di euro l’anno proprio per farlo? Andrebbe contro gli interessi stessi della squadra, degli sponsor e del prestigio della casa di Borgo Panigale. L'immagine di un team che domina il campionato facendo doppietta è certamente superiore a quella di un singolo pilota, per quanto inarrivabile, che vince da solo. L'obiettivo non è la vittoria di un singolo, ma il successo del marchio. La prima è solo un mezzo per arrivare alla seconda.

Il lato oscuro del successo: quando il dominio alimenta il sospetto

Se la si mette sul piano dell’immagine, da questa situazione Ducati non ne sta uscendo pulita. Nonostante il dominio di Marc Marquez, paradossalmente sulla bilancia degli effetti reputazionali i piatti oscillano. Se da un lato la supremazia dello spagnolo incornicia l’immagine di eccellenza di Ducati, dall’altro la situazione di Bagnaia ne rende incerti i contorni. Rabbia e frustrazione, sfociati talvolta in interviste troppo “dirette”, scatenano un vortice di sospetti che non fa bene al prestigio del marchio. È difficile dunque accogliere l’idea che, con intento autolesionistico, il vento che lo alimenta soffi proprio da Borgo Panigale.

Un vuoto di informazioni che mette a rischio l'immagine di Ducati

Ducati si trova a dover gestire una situazione in cui la propria reputazione di correttezza e sportività è messa in discussione. Una battaglia che non dovrebbe nemmeno combattere. Per un'azienda storica, che fa leva sul prestigio internazionale faticosamente guadagnato nel tempo, dover smentire teorie di sabotaggio è un danno in sé. Il dubbio, seppur illogico, una volta insinuato è una pianta infestante difficile da estirpare. Se il perché dietro la crisi del campione rimane senza spiegazione, i tifosi lo cercano nell'ignoto. E argomentare in maniera logica l’ignoto è un esercizio diabolico in cui pochi riescono: il rischio di scivolare in teorie del complotto, accessibili a tutti e – proprio per questo – facili da adottare, è molto alto.
Ecco perché una maggiore trasparenza e accuratezza comunicativa da parte di tutti sarebbe non solo opportuna, ma dovuta. Dovuta per Ducati, dovuta per Bagnaia, ma soprattutto per i milioni di appassionati che osservano dall’esterno senza accesso a informazioni necessarie per poter elaborare un’opinione consapevole.

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