Polvere e fango: quando il motocross diventa poesia

MotòExhibition
lunedì, 04 novembre 2024 alle 20:00
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Uno dei tatuaggi impressi sulla pelle di Antonio Cairoli, pluricampione del Mondo di motocross, recita in latino, “Disce pati, si vincere voles”, impara a soffrire se vuoi vincere, ovvero la sintesi perfetta del DNA di questo sport durissimo, ma fascinoso e provocatorio.  Si, perché la provocazione è figlia di quella tua infinita voglia di sfidare i tuoi avversari, ma soprattutto dell’incessante confronto con te stesso, come per tutti gli sport individuali, ingaggiando una lotta ossessiva con l’ansia, la paura o la tua autostima, respirando polvere e mangiando fango, in una sorta di estasi auto flagellante, una trasfigurazione quasi mistica della sofferenza.

La sofferenza e l'anima

Non c’è motocross senza sofferenza, questa è la prima lezione che sei costretto ad imparare, perché in questo sport, il sacrificio conta più del talento, come affermano tanti grandi interpreti delle discipline off-road. Dai più grandi campioni, ai neofiti della domenica, nessuno si è mai sottratto all’inesorabile legge del dolore, prima di intraprendere la tortuosa strada di queste discipline, tortuosa esattamente come le piste piene di insidie che sarai costretto ad affrontare, perché la tua consacrazione di pilota passerà proprio da lì.

La presa di coscienza

Te ne rendi conto da subito, non appena affronti il tuo primo sterrato o quella mulattiera che s’inerpica ai margini del bosco, totalmente inebriato da quelle nuove irresistibili sensazioni che alimentano la tua irrazionale voglia di spingerti sempre un po’ più in là, fin dove il rischio si confonde con l’imprudenza, fino a quella prima fatidica caduta che resterà per sempre indelebile nella tua memoria. Ma solo chi cade può rialzarsi, diventerà questo il tuo credo, il tuo atto d’amore verso questo sport duro e spietato, una marea che crescerà dentro di te, impossibile da arginare, sfociando in quella smodata passione che, per molti appassionati, arriverà a rappresentare lo scopo primario della loro vita, un vero e proprio modus vivendi.

La terra e la polvere

E poi quel suono lancinante del motore, la terra, la polvere, i salti, l’odore della miscela, lo stridio martellante della catena, un unicum imperscrutabile che ti avvolgerà inesorabilmente, in una morsa dalla quale non potrai mai più sottrarti. Se ami quello che fai, non lavorerai neanche un giorno della tua vita, un’affermazione che appare incontrovertibile per la maggior parte dei piloti del fuoristrada, in grado di trasformare la competizione in uno stile di vita vero e proprio, attraverso la comunità e gli amici, gli allenamenti e la passione, con un livello di entusiasmo difficile da eguagliare.

Il primo vero amore

Poi un giorno, entrando nel tuo garage, fisserai quello strano coso a due ruote appoggiato al muro, con il quale hai iniziato a saltare sui dossi e a sprofondare nelle cunette dietro casa, quella specie di arrugginito testimone che reclamerà, in silenzio, il diritto di essere stato il primo a farti assaporare quella indelebile sensazione di libertà. Il tuo primo vero amore. Eh sì, seduttivo ma subdolo, il motocross, dopo averti catturato in tenera età, non ti lascerà più andare, anche quando ti sembrerà di aver preso finalmente la decisione di non volerne più sapere. Solo allora ti renderai conto che sarà semplicemente impossibile, perché i grandi amori non finiscono mai, fanno giri immensi e poi ritornano….
Nella foto: Pit Beirer (credit MCM©)

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