Storia di un sogno nato all'ombra della Ferrari, decollato tra gli applausi e finito, purtroppo, nel silenzio dei tribunali. La Vins Motor è una splendida meteora.
Tutto comincia nel 2017. Cinque giovani ingegneri, guidati da Vincenzo Mattia, rassegnano le dimissioni dalla Ferrari. Non se ne vanno per stipendi migliori, ma perché hanno un’idea che tra le mura di una fabbrica di auto non può nascere. Fondano la Vins Motors in un capannone che quasi tocca i confini di quello di Maranello.
Il loro obiettivo? Riportare in vita il mito del motore a
due tempi, ma con la tecnologia di una Formula 1, creare una moto più leggera del pilota che la guidava. All'EICMA la Duecinquanta lascia tutti a bocca aperta. Non è una moto, è un esercizio di stile aeronautico. Il telaio non è realizzato con tubi o piastre: è una monoscocca in fibra di carbonio che funge anche da carrozzeria e convogliatore d'aria. Il motore è un bicilindrico 250cc (poi 288cc) a iniezione elettronica capace di quasi 90 CV per un peso incredibile di soli 95 kg.
Vins viene definita la "Pagani delle due ruote". È l’apice. Riceve ordini da tutto il mondo ed ha l'aura di chi sta rivoluzionando il settore. Costruire opere d'arte però è una cosa, far quadrare i conti di un'azienda motociclistica nel 2020 è un'altra. La complessità produttiva della fibra di carbonio e le rigidissime normative sulle emissioni iniziano a logorare i piani di crescita. Nonostante i tentativi di diversificare con il progetto elettrico EV-01+, la struttura finanziaria della piccola factory inizia a scricchiolare.
La pandemia e la crisi dei componenti danno probabilmente il colpo di grazia ad una realtà che viveva di artigianalità estrema. Il sipario cala ufficialmente nel luglio 2023. Il Tribunale di Verona dichiara l'apertura della Liquidazione Giudiziale per la Vins S.r.l.
Il sito web scompare, i telefoni smettono di squillare ed i sogni si dissolvono.
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