Il valore del contrasto: cronaca di un milanese agli Internazionali d’Italia MX di Mantova

Storie di Moto
lunedì, 09 febbraio 2026 alle 21:00
Il motocross come esperienza: le sensazioni di chi non c'era mai stato
Dai locali di Porta Venezia al fango del crossodromo di Mantova: il salto è ai limiti dell’antropologico. È la scoperta di un'autenticità che la bolla urbana tende ad anestetizzare. Un ecosistema con leggi proprie, sempre improntate al rispetto.
Per chi vive a Milano, dove l’estetica tenta di definire spazio e valori, il motocross può rappresentare una nuova esperienza, per certi versi anche sociologica. Un cambio di paradigma, che costringe il cittadino metropolitano a disattivare i propri automatismi per immergersi in una realtà cruda, certamente più genuina.
Non è questione di essere snob. Non si parla di non volersi infangare le scarpe. È abbracciare il contrasto di un mondo lontanissimo, seppur a 150 chilometri. È “staccare” da un contesto in cui si è immersi senza possibilità di alzare la testa. È la curiosità di vedere qualcosa di diverso, quello che si cerca in una gita fuori porta, in una scampagnata.
L’aria sa di erba e fango, di carne grigliata e vino. Con una ventata esausta che di tanto in tanto rompe il ritmo. Non è lo smog stantio della circonvallazione, ma l'odore della benzina che punge le narici. Proprio come rombi striduli fanno con le orecchie. Un viaggio in una dimensione nuova, lungo la linea conduttrice del divertimento. Tra pro (tanti) e contro (qualcuno).

Il caos creativo del parcheggio

I silos non ci sono neanche in MotoGP, ma lì almeno i parcheggi riservati alla stampa e agli ospiti sono disponibili e ben custoditi. Nel motocross, invece, la sosta diventa ben presto un esercizio di improvvisazione. Il parcheggio autorizzato ha posti limitati, di gran lunga inferiori rispetto all’utenza. Il bordo della strada, vigili urbani permettendo, diventa terreno di conquista.

L’estetica del fango

Ritorniamo al concetto dello “sporcarsi le scarpe”. Ecco, quello è inevitabile. Non ci sono tribune, o aree pavimentate. Non a Mantova, se non altro, che pure è uno dei crossodromi europei notoriamente meglio attrezzati. Si sta sulle collinette, a ridosso del circuito. Qualche spruzzo di terra arriva direttamente dalle moto. Occorre andare attrezzati a dovere, come – appunto – quando si va a fare una gita in campagna. Il concetto di calzatura viene ridefinito dal fango. E dalle condizioni meteo, che lo rendono più o meno viscoso.

Assedio sonoro

L’acustica, per chi non è abituato, può diventare un problema. Nelle categorie delle moto da velocità il picco di decibel è più alto, certo, ma intermittente: alla violenza sonora che picchia nel momento in cui transitano le moto, si alternano riconcilianti momenti di riposo. Nel motocross l’assalto è continuo. La felicità per la bella giornata trascorsa arriverà solo dopo aver smaltito il probabile mal di testa.

Condivisione spontanea con gli addetti ai lavori

A differenza della MotoGP, dove i piloti vivono in una bolla da cui escono solo per pochi minuti durante l’hero walk o il media scrum, nell’MX non ci sono barriere. Si può incrociare il campione del mondo mentre si sposta a piedi o in bicicletta e scambiare una battuta. Non ci sono orde di fan in cerca di autografi. Solo ammirazione e rispetto. E questo porta, talvolta, anche a condividere un panino al volo con il proprio idolo. O un bicchiere di lambrusco con il manager in cerca di distacco. Sembra incredibile, ma può accadere davvero.

Brutale ma benefico distacco

Dopo ore di show e divertimento puro (su questo neanche a discuterne), si torna verso Milano con l’auto sporca e le orecchie che fischiano, ma con una sensazione di leggerezza. Gli Internazionali d’Italia MX 2026 di Mantova si rivelano un piacevole diversivo rispetto agli schemi metropolitani.
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