Superbike Yamaha YZF-R1

Superbike retrospective, Yamaha YZF-R1: L’era dell’elettronica su strada

Per la Yamaha YZF-R1 arriva, nel 2012, il prezioso controllo di trazione a sei livelli. Confermata nella linea e nell'architettura del motore, può contrastare le avversarie più agguerrite?

23 aprile 2021 - 19:28

Continuazione dalla [prima parte]

Nel giro di tre stagioni dal debutto della Yamaha YZF-R1 a motore crossplane, il panorama delle superbike è mutato enormemente. Con l’arrivo di potenti e sofisticate rivali europee come BMW S1000RR, Ducati 1199 Panigale ed Aprilia RSV4 APRC, lo scontro si è spostato su un nuovo piano: quello degli aiuti elettronici alla guida. A differenza di altre Case giapponesi, come Suzuki e Honda, Yamaha si rende conto piuttosto in fretta dell’importanza di questi cambiamenti, correndo subito ai ripari. Il Model Year 2012 della YZF-R1 si presenta come un aggiornamento tecnico leggero, senza variazioni della base tecnica già apprezzata, con l’aggiunta però di un pacchetto elettronico in grado di tenere a bada la concorrenza. Nell’anno del cinquantesimo anniversario dall’ingresso nelle competizioni della Casa dei tre diapason, inoltre, viene colta l’occasione per offrire una variante celebrativa bianca e rossa, proprio come le Yamaha da corsa di una volta.

Yamaha YZF-R1 2012, miglioramenti di contorno per la linea

Nonostante i pareri discordanti sull’estetica sovversiva della YZF-R1 2009, ad Iwata hanno valutato che non è ancora tempo di sfornare un restyling in grado di mettere tutti d’accordo. Con i gusti che maturano, colorazioni più azzeccate ed alcuni accorgimenti, le linee taglienti della moto si sono fatte più digeribili. Il cupolino è lievemente diverso, guadagnando una maggiore pulizia intorno alla fanaleria, ora alleggerita da compatte luci di posizione a LED. Le piastre di sterzo sono impreziosite da un design che ricorda quello della M1 MotoGP, le pedane pilota sono differenti e, in generale, la qualità percepita tra finiture ed assemblaggi è di prim’ordine. Certo, la presenza dei grossi silenziatori sotto il sellino, un tempo dettaglio corsaiolo, appare ormai anacronistica. Fortunatamente, per quanto riguarda il mercato italiano la YZF-R1 viene equipaggiata di serie con silenziatori Akrapovic in titanio e fibra di carbonio.

La piattaforma crossplane resta un marchio di fabbrica

Dal momento che la concorrenza a quattro cilindri rimane fedele all’ordine degli scoppi regolare, Yamaha YZF-R1 conserva la sua peculiarità: l’albero motore a croce. Dotato di misure caratteristiche pari a 78,0 x 52,2 mm, il motore giapponese mantiene anche il primato dell’alesaggio maggiore tra la produzione motociclistica sportiva Yamaha. Gli intervalli di accensione disposti e 270°, 180°, 90° e 180° regalano una curva di coppia particolarmente elevata già dai medi regimi. Purtroppo, questo comporta ancora una conformazione dell’albero massiccia ed un ruolo relativamente invasivo dei contralberi di bilanciamento. In merito al telaio, nessuna modifica per la struttura Deltabox: sofisticata per la costruzione con sezioni a rigidezza differenziata, offre eccellenti doti dinamiche. Poche novità sul fronte sospensioni, con una nuova taratura per forcella e ammortizzatore. Mentre vengono confermate le mastodontiche pinze anteriori a sei pistoncini, si adottano nuovi pneumatici Michelin in luogo dei Bridgestone.

Il primo pacchetto elettronico Yamaha

Quello che realmente differenzia la YZF-R1 dal modello che l’ha preceduta è l’introduzione di un raffinato sistema di controllo di trazione. Attraverso la lettura della differenza di velocità tra la ruota anteriore e quella posteriore, la centralina è in grado di determinare il livello di pattinamento e di agire sull’anticipo, l’iniezione e l’apertura dei corpi farfallati. Il dispositivo, denominato TCS, è regolabile dal manubrio su sei livelli di assistenza e disattivabile. Destinato ad invecchiare velocemente, poiché privo di inclinometro, il TCS funziona comunque egregiamente in accoppiata alla morbida erogazione del crossplane Yamaha. Parte del gioco è anche l’acceleratore ride by wire, migliorato nella dolcezza della risposta per smussare ogni effetto on-off. Considerando anche le tre mappature del motore già presenti, la YZF-R1 2012 permette ai piloti di scegliere l’erogazione migliore a seconda della situazione, che sia in circuito in una giornata soleggiata o in montagna sotto il diluvio.

Un’ottima prima superbike da amatori

La guida della YZF-R1 2012 beneficia delle novità introdotte andando a perfezionare un progetto ormai ben conosciuto nel panorama motociclistico. Una volta premuto il bottone d’accensione, dai silenziatori Akrapovic si libera il fragore baritonale tipico degli scoppi irregolari. L’atteggiamento del propulsore non è affatto cambiato, caratterizzato com’è da un tiro possente eppure facilmente gestibile. Dal momento che le concorrenti hanno preso il largo nella ricerca di potenze ormai prossime ai 200 cv, la Yamaha non rappresenta la scelta giusta se si è alla ricerca di un allungo formidabile. In compenso, si può interpretare l’erogazione vigorosa a tutti i regimi come un grande valore aggiunto sia su strada che sui circuiti dai rettilinei brevi. Grazie al TCS, specialmente chi è alle prime armi con questa tipologia di moto può migliorare le proprie prestazioni esponenzialmente. I piloti più veloci preferiranno forse disattivare il controllo di trazione e sfruttare la mappatura del motore più aggressiva, ma per la maggior parte degli utenti questo sistema è una manna dal cielo. Tra l’altro, gli aiuti elettronici possono sopperire a situazioni di set-up imperfetto o di pneumatici meno performanti del previsto, ottimizzando in ogni caso l’utilizzo del grip.

Il disimpegno di Yamaha dal mondiale Superbike

Con grande delusione per il vicecampione del mondo Marco Melandri, a fine 2011 Yamaha ritira il proprio team Superbike. Nelle tre stagioni seguenti, le uniche YZF-R1 a solcare i circuiti del mondiale sono quelle dei privati in occasione delle wild card, come quella di Broc Parkes a Jerez 2013. Carente di soddisfazioni anche nel BSB, la Yamaha si toglie almeno lo sfizio di vincere nuovamente il mondiale Endurance nel 2014, grazie al team GMT94. In quanto a cavalleria, il motore crossplane è ormai lontano dalle migliori avversarie e non sembra esserci rimedio. Del resto, il regolamento della Superbike si è fatto più restrittivo negli anni, quindi occorre un progetto rimodernato. Con l’obiettivo di schierare nuovamente il team ufficiale nel 2016, la casa di Iwata ha in cantiere una YZF-R1 tutta nuova. Come sarà?

Rimani sintonizzato! Continua nella [terza parte]

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Foto: Media.Yamaha, GMT94

 

 

 

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