Moto2, Enrico Tasca: “La voglia di riscatto non manca mai”

Intervista esclusiva ad Enrico Tasca, Team Principal della scuderia Tasca Racing di Moto2. Il ritorno ad un solo pilota, l'elettronica e gli obiettivi 2019.

8 marzo 2019 - 7:12

C’è grande fibrillazione nel team Tasca Racing per rivedere sfrecciare i propri colori in gara. La scuderia di Enrico Tasca, dopo aver gareggiato con due piloti nella scorsa stagione per la prima volta, ritorna con l’attacco ad una punta. Sarà Simone Corsi a scendere in pista con la Kalex di nuova generazione. Alle sue spalle il nuovo main sponsor Facile.Energy, Massimo Biagini rivestirà il ruolo di capotecnico, Manolo Zafferano sarà il telemetrista del pilota romano. Nel week-end di gara a Losail abbiamo raggiunto il team principal Enrico Tasca.

Da quest’anno il team ritorna ad una sola guida. Quali sono state le difficoltà che hanno portato a questa scelta?

Per questa stagione torniamo ad avere a disposizione una sola moto e una guida unica con Simone Corsi. Al contrario dello scorso anno, quando assieme a Simone abbiamo avuto la possibilità di partecipare al Mondiale con due moto per la prima volta nella nostra storia in Moto2. Cambiamenti e condizioni che non sono tuttavia riconducibili a difficoltà di alcun tipo, gestionali o altro, quanto ad opportunità che sono venute meno. Saremmo ben lieti di poter disporre di una seconda moto anche quest’anno e ci abbiamo provato fino all’ultimo per ottenere la concessione. Ma non ci siamo riusciti, al pari di molti altri Team che hanno fatto la stessa richiesta. Tuttavia, la volontà di tornare allo stesso regime del 2018 muoverà i nostri passi verso il futuro, anche se ora è il momento di pensare soltanto a far bene con Corsi.

A che punto è lo sviluppo della vostra Kalex e su cosa si continuerà a lavorare?

Il processo di sviluppo della nostra Kalex non è ancora completato. E credo che al momento nessuno possa sostenere di conoscere tutte le variabili e i segreti delle nuove soluzioni tecniche. Da novembre ad oggi abbiamo avuto modo di fare tre test, due a Jerez de la Frontera e uno in Qatar, un numero non sufficiente per avere piena padronanza della nuova moto. Ma sufficiente per raccogliere dati utili per farci trovare pronti già questo fine settimana. L’elettronica rappresenta il fattore cruciale, pertanto quella sarà la chiave di volta costante per lo sviluppo.

La nuova elettronica e il motore Triumph come cambieranno la stagione di Moto2?

L’effetto principale dell’introduzione delle nuove soluzioni tecniche sarà una sorta di rimescolamento degli equilibri, dal momento che tutti i team saranno allineati nello stesso punto di partenza. La Moto2 necessitava di un’opera di rinnovamento visto che il motore Honda 600 era in uso fin dall’anno di nascita della categoria, quindi dal 2010. L’intero campionato MotoGP rappresenta il punto più alto del motociclismo mondiale, quindi è giusto che anche la classe intermedia torni ad essere un’avanguardia anche dal punto di vista tecnologico.

E come cambia il lavoro all’interno del team?

Il lavoro del team cambia molto nel 2019, con il focus che si sposta sullo sviluppo di un comparto elettronico molto simile a quello in uso alla MotoGP. A discapito della ciclistica, la variabile sulla quale era necessario concentrarsi maggiormente fino allo scorso anno. Lo sviluppo ciclistico della moto resta ovviamente fondamentale, ma l’elettronica avrà un’influenza vitale ed è lì che il lavoro della squadra a supporto di Simone Corsi deve convergere.

Obiettivi per il Qatar e per la stagione 2019?

Lo scorso anno siamo riusciti ad entrare nella top-10 dei Team della Moto2, un obiettivo che ci eravamo posti all’inizio e che abbiamo portato a casa con buona soddisfazione. Mentre Simone Corsi ha chiuso 14esimo in classifica piloti e questo è un risultato da migliorare. Nel 2019 dobbiamo confermare il risultato di squadra il prima possibile per poi pensare a puntare a qualcosa di più. Con l’augurio di vedere Corsi più volte tra i primi cinque già qui a Doha.

Il punto debole del vostro team? La vostra arma in più?

Lo scorso anno è stata una stagione segnata da prestazioni a corrente alternata. In alcuni momenti abbiamo dimostrato un passo da prime posizioni, altre volte ci siamo un po’ persi. Abbiamo ottenuto buoni risultati ma potevamo fare sicuramente di più se fossimo stati più costanti, ma anche un po’ più fortunati. Mantenere sempre un alto livello di rendimento è nelle nostre potenzialità, ma deve esserlo anche nelle nostre corde. Non ci manca la voglia di riscatto quando qualcosa non va come dovrebbe. E questa deve continuare ad essere la nostra arma in più.

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