La Dakar 2026 si preannuncia come una delle edizioni più dure e suggestive degli ultimi anni. Dal 3 al 17 gennaio, gli equipaggi attraverseranno l’Arabia Saudita in un percorso ad anello di 8.000 km da Yanbu a Riyadh e ritorno, ideato dal direttore sportivo David Castera per esaltare non solo le abilità di guida e navigazione, ma soprattutto la capacità di resistenza dei concorrenti.
La manifestazione scatterà il 3 gennaio con il Prologo di Yanbu, un breve assaggio di deserto utile più che altro a stabilire l’ordine di partenza.
Il giorno successivo, il rally entrerà subito nel vivo con una tappa che torna a formare un grande anello attorno a Yanbu. È un percorso di 305 chilometri cronometrati selvaggio, vario, pieno di rocce e vallate spettacolari. Qui debutterà una delle novità del 2026: il punto di assistenza a metà tappa, tanto prezioso quanto inedito.
La terza giornata porterà i concorrenti da Yanbu verso Al Ula, e qui la Dakar inizia davvero a mostrare i denti. Oltre 500 chilometri complessivi, con 400 di speciale, attraverso terreni misti che alternano rocce, tratti sabbiosi e le prime vere dune di questa edizione.
Il 6 gennaio, la carovana resterà ad Al Ula, ma affronterà una delle tappe più dure e allo stesso tempo più belle dell’intero rally. Con i suoi canyon monumentali e le grandi distese di sabbia piatta, Al Ula rappresenta la quintessenza dell’Arabia Saudita. I concorrenti dovranno affrontare più di 400 km cronometrati che metteranno a dura prova la navigazione.
Il giorno dopo la prima delle due temute Tappe Marathon. Auto, buggy e camion da una parte, moto e quad dall’altra, su percorsi separati. È una lunga e impegnativa speciale da 451 km che conduce a un bivacco remoto, senza assistenza. Una notte nel silenzio del deserto, avvolti dalle stelle: affascinante, ma durissima.
L’8 gennaio la
Marathon proseguirà con una tappa leggermente più corta verso Hail. Il risveglio nel bivacco è sempre un momento complicato: il mezzo va controllato, eventuali danni vanno sistemati alla meglio, e poi si riparte. I 372 km di speciale sono meno difficili di quelli del giorno precedente, ma servono soprattutto a prepararsi alla montagna che li attende il giorno dopo. Il 9 gennaio, infatti, arriverà una delle giornate più dure dell’intera Dakar 2026: 920 km da Hail a Riyadh, con una speciale di 331 km immersa in un oceano di dune.
Dopo questa maratona nel vero senso della parola, il 10 gennaio è il classico Rest Day a Riyadh. Quando l'11 gennaio la Dakar ripartirà, lo farà in grande stile: quasi 900 km totali e 462 di speciale, da Riyadh verso Wadi Ad-Dawasir tra dune infinite e insidie di navigazione, dove ogni scelta può trasformarsi in un vantaggio o in un buco nero di minuti persi.
La tappa successiva, quella del 12 gennaio, sarà una delle più spettacolari dell’edizione: una partenza di massa come nei tempi della Parigi-Dakar classica e un grande anello di 481 km attorno a Wadi Ad-Dawasir.
Il 13 gennaio si tornerà in modalità Marathon. La speciale non è troppo difficile, ma porterà i concorrenti verso un nuovo bivacco isolato: 410 km cronometrati in cui è più importante evitare errori che andare all’attacco. E infatti il giorno dopo, il 14 gennaio, arriverà una delle tappe simbolo del 2026: oltre 400 km di speciale, di cui ben 300 su dune continue. Il 15 gennaio, da Bisha ad Al Henakiyah, la speciale sarà più breve ma insidiosa. Il 16 gennaio, da Al Henakiyah a Yanbu, la penultima tappa manterà alta la tensione: 310 km di speciale in cui potrà ancora succedere di tutto.
Infine, il 17 gennaio, la Dakar 2026 si concluderà dove era iniziata, a Yanbu. L’ultima speciale sarà breve, appena 105 km, ma dopo 8.000 chilometri di avventura ogni metro potrà fare la differenza.
"Se sei incerto...tieni aperto!" il grande Giovanni Di Pillo racconta 40 anni di Motorsport, a modo suo: disponibile in tutte le librerie e su
Amazon.