Si è spento Francesco Zerbi, l’uomo che ha traghettato dal passato al futuro il motociclismo italiano e non solo. Nato a Taurianova il 28 giugno 1932, è stato lo storico presidente della Federazione Motociclistica Italiana e poi della Federazione Internazionale di Motociclismo.
Guidò con fermezza e passione la FMI dal 1979 al 1996. Il suo primo successo fu la conquista del Trofeo alla Sei Giorni di Enduro in Germania. Francesco Zerbi non seguiva da vicino solo il settore racing ma dava grande importanza anche al Mototurismo con eventi all'insegna della passione, dell'aggregazione e della socialità. Può essere considerato il padre del Motocamp, una manifestazione turistica internazionale bellissima e tutt'ora esistente.
Le brillanti intuizioni dell'indimenticato presidente Zerbi
Tra intuizioni felici e riforme strutturali, la sua firma si può leggere in ogni capitolo della crescita del motociclismo italiano: dalla nascita del Team Azzurro di velocità nel 1982, divenuto poi Team Italia, all’istituzione dell’Albo Nazionale dei Direttori di Gara. Fu sotto la sua guida che si affacciò una nuova consapevolezza. Il motociclismo non era solo velocità, ma anche storia, memoria, sicurezza. Così, tra l’introduzione del casco obbligatorio e la richiesta di riconoscimento del Registro Storico della FMI, nacque una nuova cultura della moto. La lungimiranza di Zerbi si espresse anche nell’attenzione per i giovani e per la parità di genere: furono gli anni delle minimoto, delle scuole, dei primi trofei femminili.
Francesco Zerbi divenne poi Vicepresidente della FIM e nel 1995 vinse le elezioni presidenziali a Karlstad, in Svezia, sconfiggendo l'allora Presidente della FIM in carica Jos Vaessen. Francesco Zerbi è stato poi rieletto altre due volte, nel 1998 e nel 2002, prima di ritirarsi dall'incarico nel 2006, per poi essere nominato Presidente Onorario della FIM dal 2007.
L’eredità di Francesco Zerbi non è solo nei regolamenti o nei trofei conquistati sotto la sua presidenza. È in un’idea precisa di motociclismo: moderno ma fedele alle radici, competente e organizzato, inclusivo e aperto ai giovani, capace di essere al tempo stesso orgoglio nazionale e ponte internazionale. Zerbi ha creduto nella moto come linguaggio collettivo, come passione condivisa e come cultura.