La storia di uno sport è fatta dai suoi personaggi, da chi ne eleva le gesta. La Formula 1 deve il suo prestigio soprattutto in epoca moderna ad un pilota specifico, il suo nome è Lewis Hamilton. Il Sir, come tutti i grandi campioni ha diviso le folle ma ha saputo centrare questo obiettivo. Oggi è il suo 40esimo compleanno ed è giusto ricordare cosa ha fatto per la F1 ribadendo che è il pilota più vincente di sempre, anche più di Michael Schumacher. Una carriera tra McLaren e Mercedes ed ora, all’alba dei suoi 40 anni è pronto a vestire in rosso, il colore cui tutti ambiscono e che in pochi hanno l’onore di vestire.
Un’infanzia difficile riscattata a Montreal nel 2007
Hamilton è inglese di nascita ma suo padre proviene dall’America centrale. Il suo colore della pelle non lo ha aiutato, soprattutto da bambino quando è stato vittima di bullismo sin dall’età di 6 anni. La sua salvezza è stata una piccola macchina telecomandata che gli fa conoscere la passione per i motori. Qui inizia la storia di Lewis, che capisce che la sua vita non è come le altre, la sua vita è su una vettura e inizia a sognare di diventare un pilota di Formula 1 come il suo idolo Ayrton Senna. Inizia così la sua carriera nei Kart e poi nelle categorie propedeutiche sapendo di avere su di se aspettative ben maggiori di tutti gli altri.
La sua famiglia non è benestante, e nelle auto o sei fenomeno o servono soldi, tantissimi soldi. Lewis nelle formule minori vince tutto quello che può, per approdare in Formula 1 nel 2007 con la McLaren. Quell’anno si toglie già tanti sassolini dalle scarpe mandando in confusione il suo compagno di team Fernando Alonso sfiorando il titolo mondiale. La svolta della vita giunge il 10 giugno di quell’anno, il giorno in cui vince la sua prima gara in F1. Un successo che ripaga tutto il dolore di un’infanzia difficile ripensando a quei bulli che un tempo lo prendevano in giro e che ora chissà dove sono. Hamilton inizia una carriera clamorosa che gli permetterà di lasciare il segno negli annali dello sport che ama.
La sua vita cambia sino a diventare Sir
Nel 2008 arriva la rivincita e al suo secondo anno in Formula 1 vince il titolo mondiale, con un finale al cardiopalma in Brasile a dispetto del padrone di casa Felipe Massa. L'avventura con la casa di Woking continua sino al 2013 quando va in Mercedes. La storia cambia definitivamente e dal 2014 al 2020 capitalizza vittorie e titoli Mondiali che lo proiettano nell’Olimpo. Il binomio è perfetto, ma Hamilton colpisce non solo per la sua fame e per come raggiunge gli obiettivi ma anche per il personaggio che rappresenta. Catalizza su di lui tutta l’attenzione, porta nuove persone nei circuiti solo per seguire lui, un po’ come ha fatto il suo grande amico Valentino Rossi.
Tutti nel mondo conoscono il nome di Lewis Hamilton ormai un marchio a se stante, più della Formula 1 stessa, capace di andare contro il regolamento che la Mercedes gli aveva imposto, ovvero, quello di non salire su una
MotoGP . A fine 2019 prende in mano la Yamaha M1 dell’amico Valentino a Valencia. Ricordate il 2008? Ebbene, nel giro di 13 anni il popolo verdeoro lo incorona Re, nonostante quella volta in cui aveva beffato l'idolo Massa. La sfida 2021 contro Max Verstappen finisce male, per un inezia, ma anche la sconfitta esalta ancora di più i contorni del personaggio. Ma ora c’è una nuova sfida all’orizzonte.
La Formula 1 avrà il grande onore
Una storia non si può completare senza il grande finale, perché nemmeno la Regina Elisabetta che incorona Lewis Hamilton Sir è il grande finale. Il più grande finale sarà quello di vedere Hamilton sulla Ferrari e poterlo vedere passeggiare per Maranello e chissà cosa direbbe il Drake di lui. Enzo era uno a cui piacevano gli uomini che sapevano fare squadra ed Hamilton lo è. Il punto è che Lewis è sempre una “creatura” di Niki Lauda e sappiamo come l’austriaco era sì uomo squadra ma aveva dei momenti in cui ragionava da solo, un po’ come fa il britannico. Oggi festeggiamo i 40 anni di Hamilton con la consapevolezza che la sua carriera è pronta ad una nuova fermata, perché pare proprio che questo ragazzo non conosca la parola fine.
FOTO: Formula 1