Il mondo della Formula 1 dopo Imola voleva ripartire, voleva togliersi l’etichetta della tragedia di Ayrton Senna ad Imola che aveva segnato l'annata 1994. Ma dopo il dolore arrivano le polemiche, che nel GP di Gran Bretagna di 30 anni fa fecero fatica a placarsi. Cosa accadde quel giorno se lo ricordano in molti, soprattutto perché a commettere una follia fu un giovane pilota tedesco, che nel tempo divenne il più amato di tutti. Torniamo indietro di 30 anni, torniamo a quella domenica Silverstone del 10 luglio del ’94, per ricordare il giorno della squalifica a Michael Schumacher.
La Williams sperava nel GP di casa
La Williams era arrivata alla tappa di casa nonché l’appuntamento di metà stagione molto ridimensionata per vari motivi. Prima dell'inizio del Mondiale la FIA aveva vietato gli aiuti elettronici cari alla casa di Grove, un outout arrivato in fase di progettazione azzoppando il progetto di
Adrian Newey e Frank Williams sulla FW16. La scuderia britannica, inoltre, voleva mettersi alle spalle, per quanto fosse difficile, il drammatico incidente di Imola. La dipartita di
Ayrton Senna era un fantasma che ancora riecheggiava e pesava sulle operazioni del team e di tutti i suoi addetti. Il GP di Gran Bretagna sembrava il giusto luogo per ritrovare il sorriso. Damon Hill csperava di portarsi a casa la vittoria in uno dei week end più prestigiosi.
La Benetton, tuttavia, stava dominando quella stagione e non aveva nessuna intenzione di lasciare nulla alla rivale britannica. Schumacher veniva da 6 vittorie in 7 gare: nell'unica battuta d'arresto, in Spagna, giunse secondo. Il tedesco era reduce dal precedente trionfo in Francia e aveva ben 37 punti in più di Hill. Il team diretto da Flavio Briatore aveva una connotazione molto italiana anche se era comunque registrato come team inglese. Quindi anche per loro Silverstone era il GP di casa. Tutti, insomma, volevano vincere e soprattutto la Benetton e il suo pilota che sognavano la prima corona in top class.
La follia della Benetton e di Schumacher
Le qualifiche premiarono Damon e la sua Williams che si piazzano davanti alla Benetton di Michael. I due, quindi, partirono affiancati in un'atmosfera che era fatta incandescente sin dal sabato. Si gareggiava con il sole, la tempesta in stile meteo britannico arrivò dalle vetture di Formula 1. Il giro di allineamento fu molto particolare. Durante il giro di formazione le vetture non si possono superare, ma Schumacher non rispettò la regola. Michael passò per due volte il rivale Hill, scatenando l’ira del pilota d’oltremanica e del suo team. I semafori si spensero e il pilota tedesco scappò via. Ma i commissari erano già pronti a calare la mannaia di una penalità. Il giovane teutonico doveva scontare uno stop-and-go di 10 secondi per la sua manovra durante il giro di formazione.
Schumacher si fermò ma lo fa troppo tardi. Secondo il suo team ci fu un errore di comunicazione tra il muretto e i commissari. La gara proseguì con Damon in testa e Schumacher dietro. La Williams tuttavia, si era infastidita non poco per l’atteggiamento del tedesco. A quel punto i commissari giudicarono scorretto il comportamento del pilota e della scuderia, esponendo la bandiera nera. Significa squalifica dal GP, quindi bisogna fermarsi immediatamente. Il tedesco però non si arrese affatto, continuando dritto sulla sua strada. Tagliò il traguardo in seconda posizione. L'incredibile fu che Michael Schumacher salì addirittura sul podio, prima di essere tolto dall'ordine d'arrivo. Che quindi recitava: primo Hill davanti alla Ferrari di Jean Alesi e alla McLaren di Mika Hakkinen. Sesto al traguardo quel giorno a Silverstone ci arrivò Ukyo Katayama con la Tyrrell che conquistò il suo ultimo punto in Formula 1.
Una punizione severa
Le polemiche non si placarono, il comportamento di Schumacher e del suo team erano senza scusanti. Il pilota aveva commesso una sciocchezza evitabilissima, fatta solo per innervosire l'avversario. La scuderia Benetton si difese sostenendo che la penalità era stata scontata, ma non nel momento stabilito per via di un errore di comunicazione. La FIA si riunì per l'accaduto e decise di penalizzare il pilota teutonico. Una sanzione pesantissima: squalifica per i due GP successivi, che si correvano in d'Italia e di Germania. Schumacher era così da giovane, nessuno può negare che ebbe comportamenti al disopra delle righe. Il suo modo di fare era molto simile a quello che aveva prima di vincere il suo primo titolo Max Verstappen. Quanto a Flavio Briatore, anche il manager ha avuto dei comportamenti discutibili nel corso della sua carriera.
Quella penalità costò molto al pilota teutonico, visto che Damon Hill si rifece sotto in campionato e i due si giocarono l’iride all’ultima gara, con un’altra manovra che ancora oggi trova molti lati oscuri commessa da Michael. Oggi di Michael Schumacher vengono ricordati solo i momenti di gloria, ma purtroppo non fu tutto rosa e fiori. Il Kaiser della Formula 1 è stato anche questo e per noi amanti di questo sport, non possiamo non ricordare anche i lati oscuri del sette volte campione del mondo.
FOTO: social Formula 1