C'è un momento che ritrae il compianto Jules Bianchi in Formula 1, che sarebbe diventata il suo simbolo Eravamo in Giappone sotto una pioggia battente ed era il 5 ottobre 2014. Era lì che attendeva il momento e che magari viste le condizioni poteva davvero ambire a qualcosa di buono, un ingresso in zona punti ad esempio. Tutto, insomma, faceva ben sperare e invece il destino aveva deciso che per lui sarebbe iniziato un coma profondo. Un sonno svanito il giorno della scomparsa, il 17 luglio 2015. Le battaglie e le speranze finirono 10 anni fa esatti ma Bianchi è come fosse ancora qua.
Quel tragico momento per la Formula 1
Quel giorno a Suzuka pioveva davvero forte e l’acqua che scendeva non era finta come nel film finale del “Rush” rappresentazione epica del duello fra Lauda e Hunt al Fuji 1976. La gara a Suzuka fu interrotta ma poi ripartì, nessuno poteva immaginare quanto sarebbe successo. Adrian Sutil nel corso del 43simo giro uscì di pista alla crva curva Dunlop, tradito dai rivoli d'acqua. L’uscita del tedesco fu l'inizio di una sequenza di errori che ancora oggi non ha spiegazioni.
La gara non vienne neutralizzata. Jules arrivò a forte velocità senza vedere nulla per colpa dell’acqua e della luce del giorno che si stava affievolendo. Il francese uscì, sempre alla Curva Dunlop. Per una somma di coincidenze avverse, Bianchi prese in pieno la gru che stava spostando la Sauber del pilota tedesco. La Marussia del francese si disintegrò. Un botto tremendo che scosse la Formula 1. A niente servirono la bandiera rossa e le ambulanze in pista. Jules non dava segnali di vita. La dinamica dell'incidente lasciava poche speranze, ma tutti speravano il lieto fine. Invece Jules si spense nove mesi più tardi all'ospedale di Nizza.
Quella gru entrata troppo in fretta
Nel tempo quell’incidente e la morte di Bianchi sono diventati un triste ricordo della Formula 1, ma ancora oggi nessuno risponde ad una semplice domanda. Perché quella gru era così vicina alla pista? Perché nessuno ha pensato ad una bandiera rossa? Soltanto quando accade il fattaccio s’inizia a pensare alla sicurezza. Negli ultimi decenni la Formula 1 ha fatto passi da gigante nella sicurezza, ma ci si era dimenticati di valutare i rischi legati alle operazioni di soccorso in pista. Jules non tornerà in vita ma oggi, quando c'è da rimuovere una vettura ferma in zone pericolose, la neutralizzazione del GP è automatica.
La storia della gru in questi dieci anni è stata cavalcata molto. Nelle gare con le vetture coperte la gru può starci tranquillamente in quanto quelle macchine hanno un roll-bar molto più sicuro rispetto alle
F1 che sono scoperte. Detto questo, la cosa che più dispiace è che un decennio fa perdevamo uno dei sorrisi più belli di un pilota che avrebbe potuto diventare protagonista Formula 1. Jules quello stesso anno aveva conquistato i suoi primi punti a Montecarlo. Era al settimo cielo e pensava che la sua carriera fosse in ascesa anche perché era andato a punti con la Marussia!
Bianchi ci ha lasciato il suo sorriso
Per tanti appassionati giovani Bianchi è stata la prima morte in una gara di Formula 1. Tutti gli altri lì abbiamo solo sentiti e rivisti, ma vissuti no, Bianchi è una ferita è ancora aperta. Che ironia la vita. Una vita passata a sognare di correre in auto e alla fine è stata una macchina a tenerlo qui con noi per nove mesi senza però saperlo, vedendo solo il dolore dei genitori. Genitori che non hanno mai rimpianto nulla.
Questi 10 anni ci hanno lasciato due ricordi che ci hanno ricondotto a lui e sono capitati in pista. Il primo è di pochi giorni dopo la sua dipartita, ovvero quando Sebastian Vettel con la Ferrari il 26 luglio vinse il GP d’Ungheria. Il tedesco dedicò la vittoria a Bianchi che faceva parte dell’Academy del Cavallino. Sognava di vestire il rosso e sognava di diventare un pilota di Maranello. L’altro ricordo è legato a Monza più precisamente ci conduce al 6 settembre 2020. Quel giorno sul circuito lombardo Pierre Gasly conquistò la sua prima vittoria in Formula 1. Nella sua testa gli tornarono in mente tutti i sacrifici fatti e gli sono venuti anche i ricordi con l’amico Bianchi. Quel giorno Jules sarebbe stato il primo a corrergli incontro insieme a Charles Leclerc tre amici che hanno sacrificato tutto per arrivare lì. Jules però la corsa dei suoi amici non l’ha mai ricevuta ma forse ha ricevuto qualcosa in più. Perché corre dentro di loro ed è sempre dentro di noi.
FOTO: Formula 1