Dominique Meliand

Dominique Meliand lascia: grazie “Le Chef”

72 anni, 40 dei quali trascorsi da condottiero della Suzuki SERT: Dominique Meliand lascia dopo la delusione vissuta a Suzuka. Una carriera irripetibile.

5 agosto 2019 - 10:04

Se pensi al Mondiale Endurance Moto, il tuo primo pensiero è rivolto alla Suzuki SERT. Se identifichi la pura essenza delle corse motociclistiche di durata in una persona, la individui in Dominique Meliand. Per più di 40 anni “Le Chef” non si è affermato esclusivamente come il Team Manager di maggior successo della specialità. Semplicemente, Meliand è l’Endurance. Una figura rivelatasi spesso più grande, importante ed imprescindibile del medesimo contesto dove la sua squadra mieteva vittorie a profusione. Rispettato da tutti, personaggio carismatico dentro ed al di fuori del paddock, Dominique ha saputo reinventarsi e reinventare la propria struttura anno dopo anno. Un esempio, un riferimento per tutti. Una quarantennale carriera ricca di soddisfazioni, ma nel contempo scalfita da dolori inestirpabili. Sul piano sportivo, nella sfera privata. Una vita spesa per la specialità, conclusasi con la cocente delusione del sedicesimo alloro mondiale sfumato a 5 minuti dal termine della 8 ore di Suzuka. “Non doveva finire così“, la tesi di pensiero condivisa da molti. In fondo, per una volta, pubblicamente “Le Chef” è parso impotente per questa, riprendendo le sue parole, “Beffa del destino“. Un epilogo di una vita professionale costituita da cicli che si ripetono, ma di una verità incontrovertibile: nessuno come lui. Ieri, oggi, domani.

LE CHEF LASCIA

Con una decisione comunicata a chi di dovere da tempo, Dominique Meliand aveva già messo in chiaro le cose. Per lui questa sarebbe stata la sua ultima stagione operativa da Team Manager della Suzuki SERT. Per l’ultima volta sarebbe stato al timone della squadra che lui stesso ha creato e, dal finale del 1980, difende i colori ufficiali di Hamamatsu nelle corse motociclistiche di durata. Vada come vada, la 8 ore di Suzuka sarebbe stata la sua ultima gara. Nessun ripensamento, nessuna possibilità di tornare indietro. “Bisogna sapere quando è il momento giusto di lasciare“, la candida ammissione di Meliand rivolgendosi, 45 minuti esatti prima della sua ultima gara, ai 60.000 spettatori di Suzuka che gli hanno tributato una fragorosa standing ovation. Saper precorrere i tempi è stata una delle grandi peculiarità del Dominique Team Manager di successo. Non è un caso che la SERT, da un paio di mesi a questa parte, avesse già definito il “Dopo Meliand“.

RIVOLUZIONE

Dal Bol d’Or del 21-22 settembre prossimi la SERT subirà una completa rivoluzione. Al posto di Dominique Meliand ci sarà Damien Saulnier, attuale #1 dello Junior Team LMS Suzuki e responsabile del Lycée Polyvalent Le Mans Sud, scuola di meccanici ed ingegneri situata nei pressi del Circuit Bugatti. Di fatto, un nome caldeggiato dalla stessa casa madre. Saulnier è stato ritenuto il profilo ideale per ricevere la (pesantissima) eredità di Meliand, oltre che una figura “di garanzia” per Suzuki Motor Corporation e Suzuki France. Con Saulnier, la SERT continuerà a correre come ha sempre fatto finora. Con persino un incremento del budget e con una nuova base operativa: la SERT e lo Junior Team LMS conviveranno sotto lo stesso tetto nella zona dell’ex Istituto dell’Automobile, nello specifico al complesso del Technoparc di Le Mans. Un cambio epocale anche all’interno del box, con nuovi (giovani) tecnici dello Junior Team che confluiranno nella SERT, registrando nel contempo addii eccellenti. Tra questi Dominique Hebrard, attuale direttore tecnico, designato in origine proprio come il successore di “Le Chef“. Lui, così come altre personalità di spicco al box della SERT, non rientrano più nei programmi per il futuro. Per quanto concerne i piloti, fiducia rinnovata al trio titolare formato da Vincent Philippe, Etienne Masson e Gregg Black per il Bol d’Or. Per il prosieguo della stagione, si vedrà.

PALMARES

Dominique Meliand lascia al culmine di una carriera ineguagliabile. Di 40 stagioni vissute finora dal FIM EWC, in ben 15 la SERT si è assicurata il titolo iridato, da combinare ad altri 3 successi mondiali (tra Master of Endurance e Coppa del Mondo) al di fuori del contesto FIM. Titoli, ma anche trofei: 16 Bol d’Or, 9 edizioni della 24 ore di Le Mans, persino una 8 ore di Suzuka nel 1983 in qualità di unica squadra europea a tutti gli effetti a vincere la “gara delle gare“. SERT pigliatutto, per una storia che non doveva nemmeno iniziare.

LA GENESI DELLA SERT

Dopo esser stato pilota in grado di ottenere anche qualche risultato di rilievo al Bol d’Or, Dominique Meliand nella seconda metà degli anni ’70 aveva intrapreso una carriera professionale da meccanico a Gaz de France. Scalando ben presto i quadri dirigenziali, ad un certo punto aveva seriamente preso in considerazione l’idea di dire basta. Sconvolto dalla prematura scomparsa del suo migliore amico in un fatale incidente motociclistico, Meliand aveva messo in discussione le sue certezze. Mesi di ripensamenti, fino alla decisione di continuare e di mettersi in proprio con una struttura in grado, a sorpresa, di vincere l’edizione 1980 del Bol d’Or con una Suzuki privata. Un successo che ha catalizzato l’attenzione dei piani alti della casa madre tanto da offrirgli, al termine del 1980, l’investitura di team di riferimento Suzuki nell’Endurance. Una proposta irrinunciabile, ma che Meliand accettò solo dopo diversi mesi di trattative, un iniziale rifiuto ed una condizione: le decisioni operative spettavano a lui. Nessuna influenza esterna, nessun compromesso in pista e nell’organizzazione della struttura. Così è nata la SERT, acronimo di Suzuki Endurance Racing Team, mantenendo inalterata per 40 stagioni consecutive la propria filosofia, dalla sua genesi all’affermarsi come “la Ferrari” dell’Endurance Moto.

LEADERSHIP

Quella di Dominique Meliand è una storia di leadership da insegnare alle scuole. Con uno sguardo, con un gesto, da direttore d’orchestra ha sempre avuto il polso della situazione. Ha ottimizzato un meccanismo di successo basato sul suo essere un perfezionista maniacale, in grado di esigere sempre il meglio da tutti perché “Il 100 % non basta“. Essere sempre sulla scena, coinvolto su tutto, alcune volte vicino all’onnipotenza. Non per smania di protagonismo, ma per avere tutto sotto controllo. A 72 anni compiuti lo scorso 3 aprile, per lui tutto questo non era più possibile. Per il trascorrere degli anni, ma soprattutto per essersi lasciato alle spalle il biennio più difficile della sua vita privata e professionale. Un maledetto 2017 iniziato il 10 marzo con la tragica scomparsa di Anthony Delhalle, il suo nuovo pilota “capitano” della Gixxer #1. Un fatale incidente in un test privato a Nogaro con, proprio nel giorno dei funerali del suo pilota, Meliand assente, in quel momento in sala operatoria per un delicato intervento cardio-vascolare durato 7 ore. Per tutto il 2017, “Le Chef” per la prima volta in quasi 40 anni si era ritrovato costretto a guardare le gare della TV. Qualcosa di inaccettabile per un leader come lui. Più di un motore in fumo a 5 minuti dal termine di una 8 ore di Suzuka e dal festeggiare il sedicesimo titolo mondiale. Deluso? Sicuro. Affranto? Certamente. Da “pensionato”, tuttavia, il Meliand di sempre. In data 1 agosto ha sì passato il testimone a Damien Saulnier, ma è ancora operativo: lui per primo vuole conoscere nel dettaglio la causa di quella sciagurata rottura. In fondo non sarebbe, seppur in pensione, “Le Chef“…

1 commento

Katana05
15:45, 5 agosto 2019

Ciao, gigante!

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