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Dakar: Una lunga lista di lutti dal 1979 ad oggi

La Dakar si conferma una volta di più una competizione bella ma terribile. Gonçalves è il 73° tra piloti, addetti ai lavori, giornalisti e pubblico.

12 gennaio 2020 - 16:31

Risaliva al 2015 l’ultimo pilota deceduto nel corso della Dakar, al 2016 l’ultima vittima in assoluto. L’edizione 2020 del Rally Raid più famoso e pericoloso del mondo torna a chiedere un ‘tributo’. Paulo Gonçalves, uno dei veterani di questa competizione, ci ha rimesso la vita dopo un brutale incidente nel corso della settima tappa. Con il pilota portoghese sale a 29 il numero di piloti e navigatori scomparsi, ma tocchiamo quota 73 se contiamo anche altri addetti ai lavori e persone del pubblico.

La prima edizione della Dakar, avvenuta nel 1979, aveva già contato una vittima: spetta al motociclista Patrick Dodin questo triste primato. Appena due anni dopo è la volta del giornalista Giuseppe De Tommaso e dei meccanici Andrea Carisi e Franco Druetta. Tutti e tre scomparsi in seguito ad un incidente stradale. Dal 1981 al 1988 contiamo sempre almeno un morto in questa competizione tanto bella quanto terribile, tra piloti, giornalisti, addetti ai lavori o spettatori accorsi ad assistere all’evento.

Nel 1986 è il turno anche di Thierry Sabine, il creatore della Dakar, scomparso assieme ad altre quattro persone in seguito alla caduta di un elicottero. Nello stesso anno c’è anche la tragedia di Giampaolo Marinoni, il primo motociclista italiano a lasciarci la vita. Vincitore di due tappe, scompare in ospedale dopo un grave incidente a 40 km dalla fine dell’ultima tappa. Un anno da dimenticare, che conta anche la morte di un altro motociclista, il giapponese Yasuo Kaneko.

Un’edizione tragica anche quella del 1988, con ben sei persone che hanno perso la vita: un navigatore di camion, un automobilista, un motociclista e tre spettatori. Altri morti tra il 1990 ed il 1992: il più incredibile è forse l’autista di camion assistenza Charles Cabannes, vittima di un agguato dei Tuareg in Mali. Anche gli anni 1994, 1996, 1997 e 1998 non sono immuni: la lista delle persone che perdono la vita contano altri piloti, giornalisti, bambini tra il pubblico.

Segue una breve pausa, fino al 2001, anno in cui abbiamo come vittime il conducente di un veicolo di supporto ed un meccanico. Ne seguono altri ogni due anni, ma in Italia si ricorda in particolare un 2005 molto triste. Si tratta dell’anno che ha segnato la scomparsa di Fabrizio Meoni, due volte vincitore della Dakar, vittima di un arresto cardiaco dopo un incidente. Non sarà l’unico: pagano con la vita altri tre motociclisti, uno in gara e due di supporto, oltre ad una bimba investita da un camion.

Da segnalare l’annullamento dell’edizione nel 2008 per l’uccisione di quattro turisti francesi. Nonostante il cambio di continente, la scia di morti continua ininterrotta dal 2005 al 2016. L’ultimo motociclista era il polacco Michal Henrik, che stava realizzando il sogno di disputare la Dakar. Il 39enne è stato ritrovato senza vita sul percorso della terza tappa nel 2015. L’anno successivo un incidente stradale ha provocato un morto (e sei feriti) tra le persone del pubblico.

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