Questo 2024 che sta volgendo al termine ci ha portato via un pilota, un ragazzo, un amico: Luca Salvadori. Dall'incidente sul tracciato stradale di Frohburg, il 14 settembre scorso, la scia del ricordo e della commozione non si è mai interrotta. Il vincitore del National Trophy è stato ricordato in mille modi diversi: in pista dai colleghi, da migliaia di appassionati che ne apprezzavano la simpatia, la competenza, la passione e le grandi doti di divulgatore. Con il permesso della famiglia, gli è stata appena intitolata un'
Academy che porterà in pista ragazzini ai primi passi: un progetto creato da persone che gli erano vicine e che a Luca sarebbe piaciuto moltissimo.
Il ricordo di Veronica, la fidanzata
Nei giorni successi la tragedia, nel momento del lutto e della commozione, la fidanzata Veronica Culcasi era rimasta chiusa in un comprensibile silenzio. Poco più di due mesi dopo ha rilasciato un toccante intervista al Corriere della Sera. "Alla sua moto, la Panigale V4, aveva dato il mio nome, la trattava come un gioiello" racconta Veronica. "Era determinato, colto, umile. Mi disse subito: distingui la persona dal personaggio". E aveva ragione: dietro al grande talento c’era una bontà inimmaginabile. Non cercavo una relazione, ma già al secondo appuntamento pensavo: qui va a finire male, perché mi stavo innamorando".
La sera precedente
Luca Salvadori ci ha lasciato correndo una gara che neanche era nei programmi. L'ultimo contatto di Veronica Culcasi risale al giorni precedente quel maledetto sabato che ce l'ha portato via. "Era la sera prima della gara, aveva mangiato il suo solito tonno in scatola ed era felice. Mi disse che avrebbe guidato con prudenza, senza rischi. Luca non inseguiva podi, voleva solo divertirsi. Non ero lì a seguirlo, ero turbata più del solito. Quando ho saputo, ho sentito il mondo crollarmi addosso". La prudenza non è servita, perchè la dinamica dell'incidente non gli ha lasciato scampo. Il vuoto che ha lasciato è molto grande, specie nelle persone a lui più vicine.
Voleva correre altri due anni
"Con lui mi immaginavo madre" rivela Veronica. "
Ora l’idea di poter vivere tutto questo con qualcun altro mi dà la nausea. Lo sogno spesso. Mi sorride, come per dirmi che c’è ancora. Spesso si interrogava sul fine per cui correva certi rischi, si chiedeva se la sua passione lo rendesse davvero felice. Le domande nascevano anche dal periodo di depressione e attacchi di panico che aveva affrontato durante il Covid, in quei momenti di fragilità aveva capito quanto la mente giocasse un ruolo fondamentale". Mettersi alle spalle questo lutto è molto dura.
"Spero di trovare una via per non vivere nel passato, ma è difficile. Si era dato altri due anni e mezzo, voleva prima vedere che tipo di emozioni avrebbe provato nel vincere il Civs e il National Trophy. Spero che, da lassù, mi abbia guardato e sia fiero di me".