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Nicky Hayden, il ricordo di una leggenda umile

Sono passati tre anni dall'incidente fatale per Nicky Hayden. Un campione in pista, uomo rispettato ed ammirato fuori. Il nostro ricordo

22 maggio 2020 - 13:50

Sono passati ormai tre anni da quel fatale 22 maggio, da quell’assurdo incidente in bicicletta costato la vita a Nicky Hayden. Un lasso di tempo in cui però il ricordo di Kentucky Kid rimane vivo nella memoria di chi gli è stato più vicino, così come in tutti i tifosi delle due ruote sparsi nel mondo. Non stiamo parlando solo di monumenti, del titolo postumo di Leggenda della MotoGP, o di omaggi di ogni tipo. Perché ciò che ha lasciato non è solo il ricordo di un gran pilota ad alti livelli, ma in particolare quello di una persona sempre sorridente, professionale e disponibile. Un ragazzo davvero apprezzato da tutti, e non è un modo di dire.

Originario di una famiglia che i motori li aveva nel sangue, non ci mette molto a seguire la stessa strada. Nicholas Patrick Hayden nasce il 30 luglio 1981 a Owensboro, nel Kentucky, e fin da bambino è inevitabile che inizi ad appassionarsi alle moto: giravano proprio tutti, compresi i due fratelli (Tommy e Roger Lee, diventati nomi di spicco dentro i confini nazionali), le due sorelle ed i genitori (dal padre Earl ‘prende in prestito’ il 69 che lo accompagnerà per tutta la sua carriera). Col passare degli anni Hayden approda nei campionati americani: nel 2002 vince il titolo in AMA Superbike, il più giovane della storia a riuscirci.

Non mancano wild card a livello internazionale, fino al debutto nel 2003 nel Mondiale MotoGP. Nel 2006 si realizza il sogno che coltiva qualsiasi pilota: ecco la corona iridata, la consacrazione definitiva di un ragazzo che è riuscito a trasformare una passione nella sua vita. Un risultato frutto del duro lavoro, del supporto della famiglia, con l’ammirazione ed i complimenti da parte di tutto il paddock. Le sue ultime apparizioni in MotoGP (come sostituto) risalgono al 2016, ma è in quell’anno che passa alle derivate di serie, conquistando una vittoria e tre podi. Il 2017 inizia sempre nel Mondiale Superbike, fino al tragico incidente in allenamento.

Un’onorata carriera, ma cosa ha reso Nicky Hayden così speciale agli occhi delle persone a lui più care, dei colleghi di lavoro o dei semplici appassionati? Era senza dubbio molto schietto, ma da lui non arrivava mai una parola di troppo, o una lamentela. ‘Kentucky Kid’ pensava solo al suo lavoro, rimboccandosi le maniche da vero professionista quale era. Una scorrettezza in pista poi non era nel suo stile, né diventava vendicativo se ne subiva. Certo, l’arrabbiatura c’è stata nel 2006 dopo il famoso incidente con Pedrosa… Ma con un carattere come il suo gli è passata presto, rimettendosi al lavoro con rinnovata energia e motivazione, puntando sempre all’obiettivo di una vita.

Anzi, anni dopo (2015) è stato proprio lui a consigliare all’ex compagno di box uno specialista per risolvere definitivamente la sindrome compartimentale. Un problema che attanagliava da troppo tempo il pilota catalano e per il quale Hayden si era subito preoccupato, fornendo un aiuto fondamentale. Ma questo è solo un episodio: chiunque parlasse di Nicky Hayden non aveva altro se non parole di ammirazione per lui. Per la professionalità, per l’immancabile sorriso, per la disponibilità, per l’umiltà. Quello che colpiva di più era la mancanza di ‘divismo’, un fenomeno sempre più comune tra le persone famose.

Non è mai stato il caso del pilota del Kentucky. Un uomo che probabilmente non era dotato di un talento innato, ma che ha sempre dato tutto senza risparmiarsi. Un ragazzo che si considerava fortunato per il fatto di essere riuscito a trasformare la sua passione per le due ruote nel suo lavoro. Che riusciva a piacere a tutti, oltre a suscitare sempre il rispetto di chiunque ci avesse a che fare. La parola ‘FINE’ alla sua storia è stata scritta quel 22 maggio 2017 all’ospedale Bufalini di Cesena, ad appena 35 anni. Ciò che ha lasciato soprattutto come persona difficilmente potrà essere dimenticato.

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