Nella storia del Motomondiale non sono mancati continui "esperimenti", alcuni non andati a buon fine. È il caso ad esempio di una categoria nata e morta nel giro di pochi anni. Stiamo parlando della Formula 750, od anche abbreviato in F-750, che è diventato Mondiale nel 1977 dopo anni con un'altra denominazione, per poi essere abbandonata alla fine del 1979. Ve la ricordate? Rivediamola.
Le origini della 750
La nuova categoria introdotta nelle corse è una diretta conseguenza delle tendenze di mercato. Dobbiamo tornare al 1969, anno in cui Honda introdusse la CB 750 Four, un modello che in breve tempo ha avuto un impatto incredibile tra gli amanti delle due ruote. Una strada in seguito presa anche da altri marchi, come Kawasaki o Suzuki, ma come accennato non mancheranno le ripercussioni nelle corse. La cilindrata 750cc entra inizialmente solo nell'Endurance, mentre nel 1971 la collaborazione tra AMA, entrata a far parte della FIM, e ACU porta alla stesura del regolamento e poi alla realizzazione della Formula 750. Un campionato che attira tanti marchi: ci troviamo infatti Suzuki, Yamaha, Kawasaki, Triumph, Honda, Norton, Ducati, Kawasaki, Moto Guzzi. Solo i primi tre saranno gli unici a salire sul podio. Non dimentichiamo poi che c'erano anche nomi di peso tra i piloti, un esempio è il leggendario Giacomo Agostini.
Prima del Motomondiale
La nuovissima F-750 prende il via ufficialmente nel 1973 con il nome di Trofeo FIM Formula 750, dopo alcune "prove" svolte nel 1972. Un'imprecisione nel regolamento però ha permesso a Yamaha di partecipare con la sua TZ 350, moto vincitrice di tre gare su sei. La prima con Jarno Saarinen, alla sua unica vittoria in campionato (morirà poco tempo dopo assieme a Renzo Pasolini nel ben noto incidente mortale a Monza). La vittoria del neonato trofeo 750 andrà a "Iron Man" Barry Sheene ed alla sua Seeley Suzuki, ma sarà l'unico titolo "non Yamaha".
La seconda stagione sarà composta di soli tre round per uno stallo regolamentare (la non omologazione della 750 di Yamaha) con conseguenti polemiche. Arriva così il primo titolo Yamaha con l'australiano John Dodds, ancora in sella ad una 350. Nel 1974 ecco la TZ 750, che ottiene l'agognata omologazione dalla FIM e può partecipare così al Trofeo FIM: nove round e secondo trionfo per Iwata con un altro australiano, Jack Findlay. Nel 1976 è sempre più evidente il dominio della TZ 750, il titolo arriva con lo spagnolo Victor Palomo (in foto di copertina) e la sua Bekker Yamaha, senza aver mai vinto neanche una gara.
Tre anni mondiali, poi la fine
Nel 1977 il Trofeo diventa Campionato del Mondo e diventa quindi parte del Motomondiale, più noto allora come Campionato Mondiale Velocità. La storia però non cambia: domina sempre di più la Yamaha TZ 750, stavolta con Steve Baker, che ne diventa quindi il primo campione del mondo. Se in quest'anno si sono viste vittorie anche di un altro marchio (due trionfi Kawasaki in 11 round con gara doppia), nel 1978 diventa un assolo Yamaha, che si impone in tutte le gare e festeggia il titolo con il venezuelano Johnny Cecotto. L'anno dopo abbiamo un acuto di Suzuki e uno di Kawasaki, altrimenti è di nuovo solo Yamaha, che sorride ancora col francese Patrick Pons. La Formula 750 però si chiude così, tra polemiche di natura tecnica e regolamentare, con un dominio di un solo marchio che ha fatto scendere l'interesse, e poca visibilità sia all'inizio che in seguito.
Foto: Christian Bourget/
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