Motomondiale, l’epopea Mahindra: quando l’India vinceva con Bagnaia

Storie di Moto
lunedì, 12 maggio 2025 alle 20:00
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La pelle olivastra, i monili, i vestiti lunghi, eleganti e dai colori sgargianti. C'è stato un tempo in cui nel Campionato Italiano Velocità e nel Motomondiale passeggiavano nel paddock varie signore e signori indiani estasiati dallo spettacolo dei motori. Erano gli anni in cui Mahindra era protagonista in 125 e Moto3. I dirigenti della casa motociclistica indiana andavano a seguire le gare assieme alle loro famiglie ed agli amici. Capitava di assistere a scene stile Bollywood dal sapore esotico, suggestivo.

La storia di Mahindra

Mahindra & Mahindra, inizialmente Mahindra & Mohammed, è nata in India nel 1945. Per tanti anni si è occupata di trattori agricoli ed auto fuoristrada diventando una potenza in questi settori. A livello automobilistico ha collaborato con importanti aziende occidentali lanciando SUV di successo.
L'India si sa, è il paese più popoloso del mondo, le città sono città affollatissime e l'idea di proporre dei veicoli a due ruote è quasi naturale. Nel 2008 Mahindra acquisisce il ramo motociclistico di Kinetic Motors, un nome storico della mobilità urbana indiana. Nasce così Mahindra Two Wheelers, con l’idea iniziale di proporre scooter e piccole cilindrate per un mercato interno in continua espansione. Mahindra però non si accontenta: il progetto è più ambizioso. Il sogno è quello di costruire motociclette vere, da vendere in tutto il mondo. Moto vincenti, anche in pista, in grado di sfidare quelle europee e le giapponesi.

Il CIV con Riccardo Moretti

Mahindra preannuncia dunque la partecipazione al Motomondiale, nella classe 125 prima e nella Moto3 poi. È un ingresso silenzioso, ma determinato. Il primo telaio è firmato da Engines Engineering, il cuore pulsante arriva da Oral Engineering e da lì comincia una lunga fase di evoluzione tecnica. Gli esordi sono difficili, come sempre quando si entra in un paddock dominato da Honda e Aprilia. Mahindra però impara in fretta grazie anche al lavoro svolto Riccardo Moretti nel Campionato Italiano Velocità. Nel 2012 la Casa indiana domina la classifica costruttori del CIV 125 con 6 vittorie 2 secondi posti e 2 terzi, umiliando Aprilia. Riccardo Moretti vince 4 gare in sella alla MGP3O regalando a Mahindra i primi storici successi di una moto indiana in Europa. Il titolo tricolore gli sfugge solo a causa due zeri ma quando non trionfa Moretti lo fa ceko Miroslav Popov.

Mahindra protagonista nel Motomondiale con Francesco Bagnaia

Da lì, passo dopo passo, Mahindra affina il suo progetto racing e diventa protagonista nel Motomondiale. Arrivano subito i primi podi. Nel 2015 Mahindra partecipa per il terzo al Motomondiale e lo fa con il proprio motore 4 tempi 250cc progettato nel centro di sviluppo di Varese. Nel 2015 alza l'asticella e si rivolge al 4 volte Campione del Mondo Jorge Martinez “Aspar” per creare un grande team ufficiale. Fornisce anche le sue MGP3O al Team CIP Moto3, al San Carlo Team Italia e all’Outox Reset Drink Team. In griglia ci sono ben 9 Mahindra. Aspar schiera un ragazzino molto talentuoso: Pecco Bagnaia che in sella alla Mahindra sale per la prima volta sul podio (Assen 2015) e l'anno successivo lotta per il titolo proprio con la moto indiana collezionando 6 podi di cui due vittorie. Gareggia su Mahindra pure un altro giovane destinato ad un brillante futuro: Jorge Martin.

L'addio al Motomondiale

Mahindra brilla più che mai ma non si vide di sola gloria. Le competizioni non generano sufficienti riscontri a livello di vendite e nel 2017 decide di chiudere il programma corse per tornare a concentrarsi sul prodotto. Nel frattempo, però, acquisisce Peugeot Motocycles e BSA Motorcycles, l’icona inglese che negli anni ’50 produceva più moto di Harley-Davidson.
Proprio BSA diventa, negli anni 2020, il nuovo cuore pulsante del sogno Mahindra. Dopo una lunga attesa, nel 2021 viene svelata la BSA Gold Star 650, progettata in Inghilterra e prodotta in India, ma con lo stile e il sapore delle autentiche british bikes d’epoca. Il motore monocilindrico raffreddato a liquido da 652 cc è sviluppato con il supporto tecnico austriaco, e la ciclistica strizza l’occhio alla classicità senza rinunciare a componenti moderne. La Gold Star è la moto che Mahindra avrebbe sempre voluto produrre: non solo un mezzo di trasporto, ma un manifesto culturale.
Oggi Mahindra non ha più una gamma moto con il suo marchio, ma continua a operare come regista silenziosa di una rinascita: quella del marchio BSA, con nuovi modelli in arrivo, e quella di Peugeot, che nel segmento scooter mantiene una forte presenza in Europa. Le ambizioni racing, per ora, restano congelate, ma l’industria indiana continua a crescere.
La storia di Mahindra moto è stata breve, sì, ma intensa. È la prova che anche una multinazionale nata per costruire trattori può, per un attimo, scrivere una pagina nel grande romanzo del Motomondiale.
Foto MotoGP
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