"Quando hai la malattia della moto... Puoi provare a curarti, ma non passa."Ferruccio Lamborghini spiega così il suo ultimo ritorno nel mondo delle due ruote, e non solo come allenamento. Lo scorso weekend infatti è stato tra i protagonisti dell'ultimo round stagionale della Coppa Italia Junior disputato all'Autodromo Riccardo Paletti di Varano de' Melegari. Letteralmente, visto che ha chiuso entrambe le gare sul podio! Non male per il 33enne bolognese, Vice Presidente e Amministratore Delegato dell'azienda Tonino Lamborghini S.p.a. (nel settore dei beni di lusso), un tempo pilota a tempo pieno.
Ricordiamo che Lamborghini (che ha condiviso la pista anche con piloti come Franco Morbidelli, Luca Marini, Kevin Calia, Davide Stirpe, per citarne alcuni) è campione CIV Moto2 2012, picco di una carriera nelle moto durata dal 2006 al 2014. Negli anni ha sfiorato altri due titoli, non dimentichiamo alcune wild card e sostituzioni nel Motomondiale tra 125cc e Moto2. Nel 2019 è tornato a competere e ha realizzato il suo unico anno nella Supersport tricolore prima di fermarsi di nuovo. La seconda pausa però sembra finita quest'anno: ci siamo fatti raccontare questo nuovo ritorno e non solo.
LA WILD CARD A VARANO
Ferruccio Lamborghini, com'è nata l'idea della wild card in Coppa Italia Junior?
Da poco ho deciso per gioco di riprendere casco e tuta e di cercare di ridarmi da fare con le due ruote. Tutto è nato con l’idea di rimettermi in minimoto, anche per una questione di allenamento fisico, pensando pure in ottica 2025.
Ferruccio Lamborghini in azione a Varano
Non è stata la tua prima gara di quest’anno, giusto?
No, prima ho fatto una gara del Trofeo OPES al New Motor Park di Cattolica nei primi giorni di agosto, ho corso nella categoria S3: con un secondo e un primo posto ho vinto! Ho corso con una mia minimoto del 2005, l’ultimo dei miei tre anni di minimoto. Ho fatto il rodaggio 3-4 giorni prima, il 31 luglio, ho trovato le gomme last minute, solo con il pensiero di farci l’estate. Ho visto però che c’erano i preparativi per il weekend, mi sono informato e ho chiesto se potevo partecipare. È stato bello perché ho corso con una moto “old school” da 40cc, mentre ora sono da 50cc, ma l’ho fatta girare ancora come si faceva 20 anni fa.
Arriva poi questa seconda occasione.
Qualche giorno dopo un amico mi ha contattato, chiedendomi se volevo correre la Coppa Italia Junior a Varano se mi trovava una moto. Io ho risposto che non avevo mai provato l’Ohvale 190, ma ho detto subito di sì! Tempo qualche giorno e sono stato contattato da Marica Barbiero della Ohvale, mi hanno trovato la moto e mi hanno invitato così a partecipare alla Coppa Italia Junior. Sono venuto da solo, mi ero portato dietro anche i miei attrezzi, con l’idea di girare così, in purezza, ma ho avuto anche la possibilità di appoggiarmi al Team Runner Bike, sono stati gentilissimi. Ho quindi confermato tutto e mi sono presentato.
E non è davvero andata male!
Posso ritenermi soddisfatto. A Varano non ci giravo dal 2006, unica volta che ci ho corso in Coppa Italia 125, e in più avevo provato da noleggiante solo la Ohvale 110. La 190 è un altro discorso, una motina già più seria. Prendere confidenza con tutto non è stato facile, però sono contento, i tempi sono venuti bene! Nei turni solo Venturini, giovane e di talento, era davanti a me. Sono contento di essere così vicino ad un pilota in attività dopo tanto tempo che non mi cimentavo in una gara vera e propria.
Per finire sei salito sul podio in entrambe le gare. Te l'aspettavi?
Sapevo che Venturini era imprendibile, ma dopo le prove ci speravo. Avrei però preferito fare secondo in tutt'e due le gare! Invece nella prima gara ho fatto terzo, ma non ero molto a mio agio: non ero mentalmente in ordine perché avevo saputo della tragedia di Luca Salvadori poco prima di mettermi il casco. Era una persona che avevo visto tanto nel paddock, ne avevo grande stima, non eravamo amici ma un saluto, un ciao c'era sempre. Ammetto che ero scosso e sono partito rigido, poi con Salaroli c'è è stata una bella battaglia e alla fine ha fatto un ultimo giro da manuale. Quello è il leggero dispiacere.
In Gara 2 invece ce l'hai fatta.
Sono riuscito a liberare di più la testa e mi sono piaciuto di più. Salaroli è stato un cagnaccio: si è attaccato a me, ci siamo superati praticamente per tutti i giri. Se lui aveva usato la malizia alla fine di Gara 1, io ho fatto uguale in Gara 2: l'ho portato ad una staccata che non poteva fare, l'ho reincrociato e sono riuscito a finire secondo per pochi millesimi. Sono contentissimo, è stato un grande allenamento ed è stato bello poter vivere questo ambiente.
Meno male che non gareggiavi in moto da tempo! Ci racconti cos'avevi fatto prima di questo 2024?
Dal 2019, stagione di ritorno perché già avevo mollato a fine 2014, ultimo anno della mia fase da professionista, diciamo così. Dal 2015 al 2018 non ho fatto nessuna gara, zero, mi ero buttato a capofitto sul lavoro nell’azienda di mio padre. Nel 2019 però, nel CIV Supersport 600, non l’avevo presa nella maniera giusta: non mi allenavo in moto, non mi ero preparato bene… È stata una stagione da hobbista, non ero del livello adeguato e mi sono fermato di nuovo. Nel periodo 2020-2022 ho proprio dovuto mollare per problemi ai polmoni, due pneumotoraci spontanei, quindi mi sono dovuto concentrare sul recupero psico-fisico.
Una volta a posto però rieccoti di nuovo tra le moto in qualche modo.
Per fortuna ho avuto l'opportunità di ritornare come istruttore Ducati DRE, cosa che avevo già fatto dal 2015 al 2018 per 2-3 volte l'anno. Dario Marchetti, quando ha saputo che ero tornato in forma, mi ha reinserito e nel 2023 ho fatto 4-5 giornate come istruttore, idem anche in questo 2024. Prima di disputare quella gara a Cattolica. Devo dire però che ho passato tutta l'estate ad allenarmi in moto, tra minimoto in Riviera, qualche noleggio della Ohvale 110... A Ferragosto ad esempio dalle sei alle dieci e mezza di sera ero a girare in minimoto al New Motor Park! Ci tenevo, soprattutto ripensando al rientro nel 2019 gestito malissimo, oltre al fatto che non sono più un ragazzino.
È stata l'ultima gara in moto del 2024 o qualcos'altro bolle in pentola?
No, non è stata l'ultima gara dell'anno, ma per il momento non posso dire di più! Ufficializzeremo tutto più avanti.
Ferruccio Lamborghini, Coppa Italia Junior, Varano
LA "MALATTIA DELLE MOTO"
Hai citato le tue pause, ma non hai mai lasciato del tutto le moto. Ci spieghi la tua motivazione, il tuo spirito da pilota?
Come si dice, quando hai la malattia della moto... Puoi provare a curarti, ma non passa. Male che vada rimane latente per qualche anno, poi riemerge. Io sono quel tipo di persona. Cos'è cambiato? Di sicuro il fatto che ho avuto un problema fisico che mi ha spaventato, mi ha destabilizzato tanto. Di conseguenza sento il dovere di tenermi più in forma: mi ero lasciato andare, non facevo più attività fisica, ero più sedentario, insomma avevo esagerato con la vita da ufficio. Mi sono imposto di rimanere più in forma, anche se si tratta solo di andare in palestra.
Ma le moto appunto "chiamavano".
Mi sono detto, quale miglior modo per essere più elastici, per spaccarsi la schiena, che andare in minimoto? Mi dicevano che ero matto, che non ci sarei mai stato, invece sei un po' scomodo ma ci si sta. Dato che sentivo il bisogno di riprendere elasticità, soprattutto dopo le operazioni.
C'è qualcosa però che ti ha spinto maggiormente?
Sicuramente un approccio alla vita diverso rispetto a prima. Oltre a questo, anche il volerci riprovare, anche a basso livello e col mezzo più piccolo, ma cercando sia di togliermi qualche sassolino che di non rifare gli stessi errori commessi in passato. Soprattutto di impostazione di un weekend di gara, ma a livello di testa più che di polso. Volevo riprovare per far vedere che ero migliorato in questo senso, guardando meno a quant'ero veloce e pensando piuttosto a come gestisco le emozioni. Un esercizio, una sfida personale: su certe cose voglio potermi dire che sì, ci ho messo qualche anno di ritardo, ma ci sono arrivato! [risata]
Hai parlato di sassolini, puoi farci qualche esempio?
Il 2005, quando ho perso il campionato italiano in Senior Open. Ce la giocavamo io, Marco Bussolotti, obiettivamente il pilota più forte in quella stagione, Davide Ciavatta e Ivan Salemi. In quel weekend è andato tutto storto, ero 2° in classifica ma non ero favorito e onestamente anche senza il problema tecnico al via non penso avrei vinto. Però volevo vederlo in gara, mi dispiace che sia dipeso da una frizione e non dalla bandiera a scacchi! Per assurdo la minimoto è la scuola con cui mi sono fatto un bel mazzo. Anche nelle altre categorie, ma ricordo tutto l'impegno che ci avevo messo per diventare veloce.
Nella tua carriera, oltre all'Italiano, c'è stata qualche comparsa mondiale. Rimpiangi di non esserci arrivato?
No, non ho rimpianti, né sassolini da togliermi sulle opportunità perse o meno a livello mondiale. Ovvio che qualsiasi pilota spera nell'occasione di fare anche una sola stagione, anche fallimentare. Mi ricordo però le circostanze, le dinamiche, e capisco che c'erano altri piloti su cui era più corretto puntare. Ma all'epoca, se avessi avuto un'opportunità mondiale, non credo che sarei stato un granché: mentalmente dovevo essere un po' più forte. Se a volte ci avessi creduto un po' di più... Anche nell'Italiano, ho vinto un titolo ma ne ho buttati altri due! Ad esempio nel 2010, un campionato letteralmente buttato: ho fatto dei grossi errori, non ero concentrato... Da una parte peccato non aver fatto la stagione mondiale, dall'altra però dico meglio, mi sarei bruciato molto di più.
Guardando nel complesso sia il periodo da professionista che l'attuale, sono più i ricordi belli o i rimpianti?
Non dico che sia un 10-0, ma direi un 10-1. Non arrivo a dire che le moto siano la mia vita, ma è stata certamente una scuola di vita: non ho imparato da nessun'altra parte quello che mi hanno insegnato le corse, fin da ragazzino. Quando sono in moto, o nel paddock, o comunque nell'ambiente, mi sento proprio nella versione migliore di me stesso: sono in pace, sto bene. Ho avuto tantissime belle esperienze, ho conosciuto tante belle persone, ci sono stati i momenti di crescita... La maggior parte delle cose che ho applicato nella vita sono arrivate dalle moto. Mi serve, ne ho bisogno! Oltre al piacere di respirare queste sensazioni, di stare con gente che condivide la tua stessa passione... È da sempre una parte importante della mia vita.