Frera tra gare e innovazione: la storia dell'antica casa motociclistica

Storie di Moto
giovedì, 31 luglio 2025 alle 20:00
frera motoleggera 1931
Frera: il suo nome è stato cancellato dal tempo. Quasi nessuno ha sentito parlare di lei ma è stata la prima casa motociclistica italiana impegnata nelle corse. Nata nel 1905, ben quattro anni prima di Gilera, viene considerata la decana del settore.
Frera fu pioniera, visionaria, protagonista di un’epoca in cui tutto era ancora da inventare. La sua sede era a Tradate, in provincia di Varese, dove oggi sorge un museo che ne custodisce la memoria.
Il fondatore fu Corrado Frera, soprannominato il tedesco perché nato in Germania. Trasferitosi a Milano, aprì un negozio prima di giocattoli poi di biciclette e motociclette. Iniziò importandole da tutta Europa, poi cominciò a costruirle da sé. Nel 1905 la svolta: nacque la prima moto Frera e con essa una parabola industriale che sembrava inarrestabile.
Nei suoi anni d'oro aveva 650 dipendenti interni ed un indotto che impiegava oltre duemila persone. Era una realtà solida, dinamica, che riforní anche l’esercito durante la Prima Guerra Mondiale. Fu protagonista attiva delle grandi sfide sportive del primo Novecento, distinguendosi tanto nelle gare ciclistiche quanto in quelle motociclistiche.

Frera, la corsa verso l’eccellenza: dalle gare alla rivoluzione tecnica

La sua presenza nelle competizioni non fu marginale: alla Roma-Napoli-Roma del 1912 lasciò il segno, così come nel celebre Raid Nord-Sud, conquistato sia nel 1923 che nel 1925. Nel 1920 l’azienda scrisse un capitolo fondamentale nella storia del motociclismo italiano: fu la prima realtà nazionale a progettare motociclette destinate esclusivamente alle corse, e non semplici derivazioni di modelli di serie. Un’intuizione che precorse i tempi.
Dal punto di vista tecnico, la produzione Frera si sviluppò con un dinamismo sorprendente, sempre in dialogo con l’evoluzione frenetica del settore. Dai primi monocilindrici da 1,25 cavalli montati su telai rigidi si passò in pochi anni a soluzioni molto più complesse, tra cui potenti bicilindrici a V con motori V2 capaci di raggiungere cilindrate fino a 1.140 cm³ e dotati di trasmissione a catena.
L’innovazione non si fermò alla potenza. Negli anni successivi l’azienda tornò a puntare sui monocilindrici, arricchiti però da soluzioni tecniche all’avanguardia per l’epoca, come la distribuzione a quattro valvole in testa, sospensioni anteriori a parallelogramma e forcellone oscillante al posteriore. Una configurazione meccanica che non solo garantiva prestazioni superiori, ma rendeva alcuni modelli particolarmente adatti all’abbinamento con sidecar, diventando veri e propri mezzi da turismo e da servizio.
In un contesto tecnico ancora in piena esplosione, Frera si confermava così non solo come produttrice di motociclette, ma come laboratorio d’innovazione su due ruote, capace di interpretare e spesso anticipare i bisogni di un mercato in rapido mutamento.

La fine di un'epoca

Il sogno però si incrinò con la grande crisi del 1929. I problemi economici si fecero sentire. Corrado Frera perse il controllo dell’azienda mentre i nuovi soci lentamente ne modificano l’identità. La decadenza era inevitabile e nel 1936 la produzione s'interruppe.
Il colpo di grazia arrivò dallo Stato. Trecento moto ordinate e mai ritirate furono l’ultimo affronto, quello che piegò definitivamente l’azienda in una fase già delicata. La politica, l’economia e le guerre portarono via tutto, lasciando solo i ricordi.
Oggi resta il museo, resta la memoria di una storia fatta di mani sporche di grasso, di corse improvvisate, di officine rumorose e sogni meccanici. Rimane anche il nome, rinato nel 1990 quando due imprenditori veneti, Antonio e Vittorio Fontana, lo rilevarono riportandolo in vita sotto forma di biciclette.
Foto Yesterdays Antique Motorcycles

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