Non siamo ancora partiti e già impazzano le discussioni sul regolamento Superbike. Il tema del momento è tabella di giri motore, che concede alla
Ducati Panigale di spingersi fino a 16.350, cioè 16.480 considerando anche il 3% permesso per fuorigiri innescati da sfollate. Per almeno tre round la V4R avrà 1751 giri di vantaggio nei confronti della Kawasaki a parità di configurazione quattro cilindri. Okay, si tratta di propulsori con picchi di potenza diversi, progettati con concetti diversi. Ma il divario è notevole ed è strano che non ci sia omogeneità di vedute fra regolamento Mondiale e altre serie internazionali: nel
BSB, per dire, la Ducati è limitata a 16.000. "
In Ducati hanno interpretato il regolamento, non è quello il problema" sottolinea
Andrea Dosoli, responsabile delle attività racing di
Yamaha Europa.
"Il discorso è più ampio. Se la base delle regole sono le caratteristiche della moto stradale, com'è possibile non considerare la differenza di prezzo fra veicoli che in concessionario costano 20 mila € contro la Ducati che è venduta al doppio del prezzo?"
La Ducati V4R fa paura
"La Panigale V4 in versione R è diversa dalla standard, è una moto progettata per vincere in Superbike. Bisognerebbe considerare limitazioni strutturate in base al costo al pubblico" continua Dosoli. "Che so, una cosa tot giri motore in meno ogni mille euro di prezzo in più. Così ci sarebbe vero bilanciamento. Un regolamento di questo tipo terrebbe a bada la corsa alle superprestazioni, e ai relativi costi, che rischia di scatenarsi."
Timore impennata di costi
L'arrivo della Ducati V4R e il contemporaneo ritorno sulla scena della Honda HRC fa temere una corsa agli armamenti generalizzata. Con il regolamento attuale, Honda potrebbe decidere di commercializzare la replica stradale della RC213V e alzare ulteriormente l'asticella. "Il controllo dei costi è la chiave del successo della Superbike" continua Dosoli.