Seconda chance stagionale nel World Superbike per Alessandro Delbianco.
“Ci sto prendendo gusto” ha scherzosamente affermato l’abituale protagonista del CIV Superbike a Corsedimoto. Come dare torto a chi è passato, in poco più di 10 giorni, da sostituto
“di lusso” dell’infortunato Dominique Aegerter a Magny Cours in casa GRT GYTR Yamaha a
“special guest” con MotoXRacing Yamaha nell’atteso evento casalingo di Cremona. Nuova squadra, stessa YZF-R1 (ma non più versione
"ufficiale"), rinnovate motivazioni. L’occasione giusta per riaffermare di meritare un (nuovo) contratto mondiale in un week-end dalla portata emotiva senza eguali. Strappare un sorriso, riuscendo ove possibile a destare buone impressioni in pista, è quel che ci vorrebbe a
‘DB52’ in seguito a giorni di forte turbamento sul piano personale.
Alessandro Delbianco, quanto sarà determinante l’esito di questa wild card sul tuo 2025?
“Se avessi avuto l’opportunità di correre una gara italiana del WSBK a giugno, con il mercato-piloti in pieno fermento, probabilmente sarebbe stato meglio in tal senso. Bisogna essere realisti: tante moto ormai sono occupate, anche se alcune selle che potrebbero piacermi ancora sono libere. Qui a Cremona parto con l’obiettivo di alzare l’asticella. Se a Magny Cours ho dato l’80% del mio potenziale, adesso cercherò di raggiungere il 90%, ma senza osare. Do tutto me stesso al CIV dove conosco perfettamente la moto, le piste, gli avversari, il gruppo di lavoro che ho attorno. Quando uno di questi elementi viene meno, pur spingendo non si potrà mai avere tutto sotto controllo”.
Quali aspetti positivi ti porti dietro da Magny Cours?
“I passi in avanti che ho mostrato dall’inizio alla fine. Nella giornata di domenica sono riuscito ad abbassare sensibilmente i miei tempi sul giro sull’asciutto in confronto alla FP1 del venerdì. Complessivamente è stata un’esperienza formativa. Molto utile proprio in vista di questo fine settimana dove, al netto delle differenti metodologie di lavoro dei due team (GRT e MotoXRacing; ndr), utilizzerò la stessa configurazione di moto. Anche tosta ripensando alle condizioni proibitive che io, e tutti gli altri piloti, abbiamo incontrato in Gara 1. Non il massimo per me ritrovarsi in corsa, sotto la pioggia battente, con nessun riferimento con le gomme rain… posso ritenermi soddisfatto di essere arrivato al traguardo!”.
Rientrare a tempo pieno nel WorldSBK rappresenterebbe una rivincita personale per Alessandro Delbianco?
“Rispetto al 2019, stagione (con Althea Racing Honda nel WSBK; ndr)
da me vissuta come il coronamento di un sogno di un ragazzo allora poco più che ventenne, mi sento maturato sia come pilota che come uomo. Mi piacerebbe definirlo il culmine di una seconda vita professionale, iniziata nel 2020 con il mio ritorno al CIV. Se in quest’ultimi 5 anni ho mai dubitato di me stesso? Ricordo benissimo la prima gara post-lockdown al Mugello: debuttavo nel CIV Superbike, dopo la parentesi mondiale con Althea avevo tanta voglia di mettermi in mostra. Pronti-via sono finito a terra per un contatto con un altro pilota allo spegnimento dei semafori. In quel momento mi sono detto: “Ale non sei un pilota del Mondiale, ci sei arrivato un po’ per caso. Lascia tutto alle spalle e riparti da qua”. Ecco, quel giorno ho capito quanto dovevo crescere”.
A prescindere da cosa ti riserverà il futuro, tifosi e appassionati sembrano provare un amore incondizionato nei tuoi confronti. Come te lo spieghi?
“Quando sono a casa mi capita di leggere i commenti sotto gli articoli che mi riguardano, ammetto che mi fa piacere ricevere il supporto della gente. Credo che molti si rispecchino nelle mie gesta, da cui traspare tutta la mia determinazione oltre alla passione che nutro per questo sport. Nella quotidianità non faccio altro che parlare di moto. A stento riesco a privarmene, basti pensare che sono partito per Cremona malgrado l’allerta rossa per maltempo a Senigallia…”.
Tornando alla più stretta attualità, quello di Cremona sarà per te un week-end dall’alto contenuto di emozioni, il primo senza Luca Salvadori.
“Difficile descrivere come ho vissuto gli ultimi giorni. Ripenso a quando l’ho sentito giustappunto il giorno prima dell’incidente… (gli occhi si fanno visibilmente lucidi; ndr). Anche durante l’ultimo round del CIV al Mugello avevo avuto modo di parlare di lui in un incontro pubblico con i partecipanti del Campionato Diversamente Disabili. Le apparenze ingannano: Luca era un ragazzo genuino, sensibile, affabile, disponibile verso il prossimo. Un vero amico. È stato l’unico al di fuori del paddock, tolta la cerchia ristretta di persone con cui mi alleno quotidianamente, a condividere la notizia della mia wild card sui suoi profili social ed a congratularsi con me in privato. Sapeva qual è il mio sogno e, a livello comunicativo, ha sempre fatto il possibile per aiutarmi”.
Quale eredità lascia Luca Salvadori al movimento motociclistico italiano?
“Un patrimonio morale che in Italia, negli ultimi 20 anni, pochi altri avrebbe saputo tramandare. Sarei folle ovviamente a paragonarlo a Valentino Rossi, ma Luca a suo modo godeva di un seguito smisurato. Un paio di settimane fa aveva corso proprio qui a Cremona nel National Trophy, portando in circuito sotto la pioggia più spettatori che al CIV. La sua campagna di comunicazione stava portando dei benefici a questo sport, molti italiani se ne sono accorti. Purtroppo, la sua scomparsa genera un vuoto gigantesco, forse incolmabile… nel corso del week-end lo omaggerò con un piccolo sticker che ho voluto realizzare da posare sulla moto”.
L'adesivo commemorativo sul cupolino della R1 (credit: Alessandro Delbianco)
Alessandro Delbianco, sei in piena maturità agonistica e contestualmente ti stai creando una vita creativa fuori delle corse. Ti interroghi mai sulla pericolosità della vita di un pilota?
“No, non posso e non devo farlo. Non rientra nell’indole del pilota”.
Photo credit: Dani Guazzetti
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