Yamaha e Honda ostaggi della guerra privata Rossi-Marquez

Paolo Gozzi Blog
martedì, 27 ottobre 2015 alle 16:09
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Valentino Rossi contro Marc Marquez, perfino i primi ministri di Italia e Spagna hanno preso posizione. Questione di massimo interesse nazionale, evidentemente. Gli attimi fatali del contatto di Sepang sono stati rivisti milioni di volte al ralenty, estrapolati dal contesto della velocità e della traiettoria: chiunque così se l'aggiusta come vuole. Il motociclismo ha preso in prestito la moviola e il tifo "contro" del calcio e un appello furoreggia sui social “Iannone escilo”, stendi Lorenzo. Piace anche a qualcuno che nel profilo ha il #58 del Sic, ma si è già scordato che cadendo si può morire. La questione del giorno: cosa pensano di questo patatrac Yamaha e Honda, le due multinazionali che pagano il giochino?
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Honda MotoGP, il team di Marquez
FUORI CONTROLLO – La MotoGP è il progetto motociclistico più importante per i due colossi giapponesi. Fra progettazione, sviluppo, gestione e ingaggi l'investimento è stimabile in almeno cento milioni l'anno. Questo finale di campionato sta dimostrando che a fronte di un impegno così cospicuo il controllo che Yamaha e Honda hanno sui piloti è pressochè zero. Lin Jarvis, capo delle operazioni Yamaha, ha candidamente ammesso di non esser stato informato della sparata anti-Marquez che Rossi ha fatto nella conferenza stampa del giovedi a Sepang, parole di fuoco che hanno innescato la provocazione in gara. Riguardo Marquez sarei curioso di sapere come ha giustificato la sua "strategia" a Shuei Nakamoto, plenipotenziario HRC, il settore corse Honda. Nei test di febbraio Marc a Sepang era stato imprendibile, sul giro e sul passo. Invece ha rinunciato a vincere un GP alla portata preferendo disturbare il nemico Rossi. Migliaia di chilometri di test, aggiornamenti tecnici, tecnologia: tutto in fumo. Per una questione privata. Pazzesco.
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GIOCO DI POTERE – Giacomo Agostini, il più vincente di tutti i tempi, negli anni '60 era un personaggio che muoveva folle oceaniche e recitava nei film e sui fotoromanzi. Ma divideva la gloria con la MV Agusta e quando lasciò la casa varesina per andare in Yamaha l'opinione pubblica insorse: una parte corposa voleva più bene al marchio che al mito in carne e ossa. Oggi Rossi e Marquez sono drammaticamente più esposti delle aziende che li fanno correre: la MotoGP sta coinvolgendo come mai era successo ma sarei curioso di sapere quanti sanno che Vale corre con una moto che si chiama “Yamaha”. Anche a livello strategico-commerciale Rossi vale più dell'azienda del gruppo Toyota. Le TV, gli sponsor, i media e pubblico vogliono Valentino, gli frega zero di Yamaha. La top class è il Mondiale delle superstar e di moto si parla sempre meno. Finchè dura...
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Valencia 2014: Lorenzo, Rossi e Marquez. Così andrebbe bene...
CATTIVI MAESTRI – Le corse si fanno per ottenere prestigio e promuovere la vendita delle moto stradali. Le aziende curano nei dettagli la loro immagine e spendono parecchi milioni l'anno per far arrivare al pubblico messaggi positivi: velocità, tecnologia, fascino, sicurezza. Gli eroi della pista dovrebbero impersonificare questi concetti. Ma davanti al triste teatrino di Sepang, tra provocazioni e contatti proibiti, cosa avranno pensato coloro che hanno una Yamaha o una Honda in garage, o peggio chi pensa di comprarne una? Le risse in pista fanno audience ma ho forti dubbi che facciano vendere moto. Per non parlare del messaggio sportivo: migliaia di ragazzini sognano di diventare piloti come Vale e Marc. Ma adesso chi glielo spiega che in pista non vale tutto e che il rispetto per l'avversario è più importante dei record? Yamaha e Honda sono in una morsa infernale.
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