La Superbike di oggi ha dimenticato la storia di ieri. Così succede che il promoter Dorna, prendendo spunto dal miglior tempo di
Alex Lowes con la Bimota nelle prime prove del round di Donington, abbia ricordato il successo di
Davide Tardozzi con la stessa moto riminese nella gara d'esordio del Mondiale, sullo stesso tracciato britannico nell'ormai lontano 1988. Molto romantico, se non fosse che l'attuale direttore sportivo Ducati in quella circostanza non vinse proprio niente. Anzi subì una beffa atroce, che a fine stagione sarebbe costata alla stessa Bimota la possibilità di strappare il titolo iridato alla Honda del californiano Fred Merkel. Ecco come andò.
Una giornata storica
Tutti sanno che il Mondiale Superbike cominciò la sua avventura il 4 aprile 1988 a Donington. In pole partiva Roger Burnett, con la Honda ufficiale, ma l'avveniristica Bimota YB4 era temutissima dagli squadroni giapponesi. Il motore Yamaha 750 quattro cilindri era stato modificato con l'adozione di un impianto di iniezione, al posto dei carburatori. L'anno precedente, con la stessa moto, Virginio Ferrari aveva strappato il Mondiale TT F1 a Joey Dunlop e a tutti gli altri specialisti delle road races. L'ex pilota della 500 però aveva sbattuto la porta e la Bimota puntò le sue carte su un giovanissimo
Davide Tardozzi, caricandolo della pressione di portare a casa il successo finale. Il ravennate non tradì: si fece largo nel gruppo e conquistò il successo in gara 1, precedendo Marco Lucchinelli con la Ducati 851. Una fantasmagorica prova di forza delle aziende italiane. Ma c'era un ma...
La strana formula della prima Superbike
Chi rimpiange i tempi della "golden era" non sa che a quei tempi la Superbike correva costantemente sul filo dell'improvvisazione, e ogni giorno c'era qualcosa che faceva discutere. Arrivammo a Donington convinti che ciascuna delle due gare avrebbe assegnato punteggio separato, com'è sempre stato. Invece l'ACU, allora potentissima Federazione Britannica, decise che si sarebbe fatto diversamente. Cioè le due gare sarebbero state "manche", con punteggio Mondiale assegnato per somma dei piazzamenti. Era uno schiaffo in faccia alla Federmoto Internazionale, che dovette adeguarsi. Quindi Tardozzi si era portato avanti, ma non aveva ancora vinto nulla.
Lucky Lucky
In gara 2, anzi nella seconda "manche", Tardozzi al via venne tamponato dal compagno di squadra Stephane Mertens ma restò in piedi e in pochi giri arrivò alle calcagna di Lucchinelli leader della corsa. Si accese un duello ad elastico, perchè la Bimota si spense in tre circostanze, per problemi all'alimentazione, riprendendo di colpo ad andare. Un difetto del sistema con cui piloti e tecnici lottarono per l'intera stagione. Nel finale però Davide riuscì a tornare sotto. Gli sarebbe bastato finire secondo per vincere la tappa e fare il pieno di punti, ma all'ultimo giro, complice anche una leggerissima pioggerellina, cadde nella veloce sinistra di Starkey Bridge. Marco Lucchinelli tagliò il traguardo a braccia alzate, Tardozzi restò incolume schiumando rabbia.
La seconda beffa
Non era proprio giornata per la Bimota. In base al conteggio dei giri, Tardozzi sarebbe stato classificato comunque al decimo posto, ma la Giuria Internazionale non ritenne valido il piazzamento perchè la Bimota non aveva tagliato il traguardo. Reclamo respinto e beffa duplicata. Lucchinelli fece il massimo dei punti, allora 20, precedendo Fred Merkel (17 punti) e il mitico
Joey Dunlop, 15: un podio da favola. Quella scivolata, con coda di mille polemiche, di fatto decise il Mondiale. Con quei venti punti (ma sarebbero bastati anche i 17 del secondo posto...) Tardozzi e la Bimota avrebbero vinto il primo Mondiale Superbike. Invece toccò al biondo Fred Merkel e alla Honda. Per la statistica quindi il primo posto di Tardozzi nella prima manche di Donington non conta (o non dovrebbe contare...). Altro che "prima vittoria".
Foto: Archivio Paolo Gozzi