Superbike: Jonathan Rea naviga fra i dubbi con lo guardo spento

Paolo Gozzi Blog
domenica, 01 dicembre 2024 alle 17:00
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La Superbike ritroverà il vecchio Jonathan Rea oppure il 2025 sarà il canto del cigno per il pilota più vincente della storia? La prima uscita invernale a Jerez ha lasciato campo aperto a tutte le ipotesi. Nelle due giornate il nordirlandese ha guidato una Yamaha YZF-R1 "laboratorio", cioè equipaggiata con una parte delle numerose evoluzioni che verranno introdotte la prossima stagione. JR65 si è detto soddisfatto del lavoro. "Abbiamo tante cose da provare questo inverno, sto ritrovando il feeling che avevo perduto". Ma guardandolo dritto negli occhi, Jonathan Rea non è sembrato così entusiasta. Forse è stata l'opportuna cautela che i piloti di rango usano in questo periodo dell'anno. Oppure significa che l'asso nordirlandese non è ancora padrone della moto? Il cronometro ha lasciato il dubbio a noi, e probabilmente pure a lui. Con la gomma da qualifica 1'38"452 non è male, anzi. Ma la Bimota che avrebbe potuto guidare lui sono andate meglio, sia con Alex Lowes che con Axel Bassani: qui i tempi finali.

Ma chi glielo ha fatto fare?

Fra due mesi, il 2 febbraio, il sei volte iridato compirà 38 anni. Non è troppo vecchio per risorgere, Alvaro Bautista taglierà il traguardo dei 41 ed è ancora sulla Ducati ufficiale. Fisicamente Jonathan è al top, ma mentalmente? La passata stagione è stata un disastro che potrebbe aver lasciato tante scorie nella testa di un campione abituato a vincere a raffica: 119 volte, con 264 piazzamenti sul podio. Con la Yamaha però c'è riuscito solo una volta, terzo nella gara sprint di Donington. In precedenza, neanche ai tempi della Honda, JR aveva concluso fuori dalla top ten. Il tredicesimo posto finale pesa come un macigno e tutto il paddock si chiede "Ma chi gliel'ha fatto fare?". L'interrogativo, sicuramente, agita anche i sonni del pilota. In Kawasaki Jonathan Rea era un dio: super pagato, ascoltato, trattato in guanti bianchi. A fine '23 però ha sbattuto la porta, valutando che il progetto Bimota '25 fosse un rischio eccessivo per un campione come lui. Adesso però se le trova davanti...

La rivoluzione servirà?

"Jonathan pretende che la Yamaha si comporti come la Kawasaki, ma non succederà mai, perchè è una Superbike completamente diversa" hanno sussurrato per tutta l'estate scorsa i tecnici Yamaha. Con il capo meccanico Andrew Pitt non c'è mai stato feeling. A Phillip Island, round 1, Rea è caduto ad altissima velocità sia nei test che durante la gara. E' stato l'inizio della fine. A fine campionato Jonathan ha chiesto e ottenuto di avere a fianco un uomo di fiducia, così Yamaha ha dato il benservito a Pitt, che era una delle colonne della struttura, e ha promosso Oriol Pallares da meccanico a capo della crew. Pallares l'anno scorso è stato l'unico tecnico Kawasaki a seguire Rea nell'avventura Yamaha. Volerlo a fianco in un ruolo di massima responsabilità è l'estremo tentativo del pilota di "kawasakizzare" l'ambito Yamaha. Non sappiamo ancora quale sarà l'esito, certamente è una mossa ad altissimo rischio. Un'ultima spiaggia.

L'effetto super concessioni

Nel round di Cremona, lo scorso settembre, Yamaha ha introdotto l'ultima versione R1. Ma finora la squadra giapponese con base operativa a Gerno di Lesmo non ha tratto grande giovamento nè dall'aggiornamento dell'omologazione tantomeno dalle super concessioni regolamentari. La Yamaha infatti avrà la possibilità di utilizzare parti "prototipo", ma i jolly vanno sfruttati bene, lo dimostra Honda HRC che da anni ha i bonus e finora non ha cavato un ragno dal buco. "Abbiamo tanto materiale da provare" significa appunto che Yamaha sta definendo lo standard '25, cioè introdurre le parti speciali là dove servirebbero maggiormente. E' un lavoro delicatissimo, perchè servirà accordare motore, ciclistica, elettronica. Senza contare che i jolly l'anno prossimo li avranno in tanti: solo BMW e Ducati correranno senza concessioni.

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