MotoGP: Marc Marquez stratega e un pò attore, così è ingiocabile

Paolo Gozzi Blog
domenica, 02 marzo 2025 alle 19:00
marquez
Marc Marquez ha sparecchiato la tavola MotoGP battezzando come meglio non poteva la sua prima volta in rosso Ducati. Pole position, dominio nella Sprint e successo schiacciante nel GP d'apertura del Mondiale, con tanto di plateale rallentamento, due terzi di gara a giocare al gatto con il topo e un attacco finale che più telefonato non si poteva. Che potesse cominciare così non era scontato, ma prevedibile. In Italia il 32enne spagnolo è stato raccontato per come "nemico" di Valentino Rossi, invece che come talento più clamoroso di questa epoca. Pochi lo ricordano, ma il signorino nel 2013 debuttò in top class finendo terzo nella gara d'esordio e centrando il titolo al primo colpo.

Numeri da record

Nella piana di Buriram ha festeggiato il 63° successo MotoGP, qui è il terzo dopo la doppietta con Honda nel 2018-19. L'incidente del 2020 lo ha fatto tribolare per anni, ma anche con un braccio solo era riuscito a vincere con la Honda (e guardate dov'è finita senza lui...) e, tornato in forma, l'anno scorso se l'era cavata alla grande da privato Ducati. Adesso che guida l'astronave D16, gestita da un team formidabile emanazione di un reparto corse che pare la Nasa, era prevedibile potesse tornare imbattibile come prima dell'incidente. Ducati vince ininterrottamente da 18 GP consecutivi e il dominio non finirà facilmente.

Pressione gomme? Strana anomalia

Al primo confronto diretto Marco Marquez ha messo all'angolo Pecco Bagnaia che, da pilota gentile e onesto qual è, non ci ha girato intorno: "Qui Marc ha giocato". Nella Sprint era andato davanti fin dalla prima curva. Nella gara lunga (26 giri invece di 13) ha vistosamente rallentato dopo soli quattro giri per lasciar passare il fratello Alex e riportare su la pressione delle gomme. Il software di controllo comunica al pilota quando il valore finisce sotto il limite imposto dal regolamento. Andare con meno pressione infatti significa migliorare l'aderenza, per questo è stato imposto il controllo. E' stata un'anomalia strana, perchè a Buriram i tecnici Ducati avevano disponibili sia la mole di dati raccolta nei test precampionato, sia l'acquisizione della gara Sprint. Perchè sabato, guidando davanti dall'inizio alla fine, non c'è stata alcuna problematica di pressione e invece durante il GP invece sarebbe emersa dopo quattro giri?

Non sarà stato tutto uno show?

Finora ci avevano raccontato che le anomalie di pressione si registravano soprattutto stando in scia, cioè con un pilota molto vicino davanti impossibile da superare proprio perchè le coperture francesi in queste condizioni rischiano di andare fuori dalla finestra ideale di esercizio. E' strano che Marquez, che era partito benissimo, abbia avuto il problema inverso e, deliberatamente, si sia fatto passare dal fratello Alex, con la Ducati Gresini. "Ad un certo punto bruciava tutto, dietro di lui faceva troppo caldo, così sono andato" ha detto Marc. Confermandoci che stare lì dietro era più scomodo che guidare davanti in solitaria. Non dubitiamo del racconto del mattatore, ma qualche piccolo dubbio permane: non sarà che Marquez ha rallentato apposta per evitare di trasformare il GP di Thailandia in una monotona processione?

Sarà una MotoGP scontata?

Il risultato non è stato comunque in discussione, perchè si vedeva che ne aveva di più e il sorpasso in famiglia è stata una formalità. Ma 39 giri condotti in solitaria, fra Sprint e GP, sicuramente avrebbero fatto mugugnare gli organizzatori e le TV che pagano milioni. Così almeno due cambi di posizione si sono visti, anche se un pò preconfezionati. E' vero, siamo appena partiti e da qui a novembre ci aspettano altre 21 tappe di un Mondiale mai così intenso: ce n'è di acqua da vedere passare sotto ai ponti. Ma il segnale che MM93 ha mandato a tutti, incluso Pecco Bagnaia, è inequivocabile: con questa Ducati rischia di tornare dominante com'era negli anni di dominio Honda, forse anche peggio.

Gigi ha indovinato anche questa

"In altre piste potrà fare una differenza maggiore" ammette Luigi Dall'Igna con una punta d'orgoglio. Per mesi al capo delle corse Ducati hanno chiesto perchè avesse preferito Marquez ad un Jorge Martin che aspirava al seggio papale in virtù del Mondiale conquistato con la Desmosedici ufficiale ma gestita satellite Pramac. Il week end thailandese ha parlato per Gigi.

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