MotoGP, Marc Marquez

MotoGP, Marc Marquez in un’altra epoca sarebbe diventato dio

Marc Marquez che prova a correre con l'omero operato da cinque giorni è diventato polemica da cortile. In un'altra epoca sarebbe stata leggenda sportiva

24 luglio 2020 - 17:13

Domenica scorsa, poco dopo il tremendo incidente, un mio caro amico gran conoscitore di corse e piloti, mi ha spedito questo messaggio dal largo di Rapallo: “Marc Marquez adesso è pure capace di tornare in fretta a Jerez, anche solo per il gusto di guardare gli avversari da bordo pista con il braccio al collo. Vuoi scommettere che non se lo toglieranno di torno neanche stavolta?”

Fiume di parole

Cinque giorni e un fiume di parole dopo, devo ammettere che il mio amico ci aveva visto giusto. Può essere benissimo che Marc Marquez indossi la tuta e provi a salire sulla Honda, constatando che con un’omero operato pochi giorni fa neanche un marziano come lui può domare un missile da 270 cavalli. Oppure che neanche ci provi, comunque soddisfatto di essere riapparso nel paddock a tempo di record, di aver fatto parlare il mondo di lui, e zero degli altri. Forse, calamitando le attenzioni, si accontenterà di sminuire la gloria di colui che vincerà il GP di Andalusia. Perchè “senza Marc Marquez in pista non è una vittoria vera”, come dice Alberto Puig, il capo Honda. L’affermazione ha scandalizzato, ma scommetto che questo sarà il primo pensiero che correrà nella testa del pilota che domenica scenderà dal gradino più alto del podio di Jerez. Aldilà dei punti perduti e del nono Mondiale che si allontana, per il semplice fatto di esser volato a Jerez Marc Marquez ha già sbancato.

“Ce l’ho fatta”

Da quando il talento di questa epoca è uscito dalla sala operatoria, ne ho lette e sentite di ogni colore. “Correndo rischia lui ed è un rischio per altri”, “i medici che l’hanno autorizzato sono pazzi o venduti ”, e via discorrendo. Pare che Marc Marquez sia il primo pilota della storia a tentare una follia così. Cioè voler correre quando, con la stessa frattura, noi umani saremmo ancora in ospedale, a piangere di dolore. In tanti anni vissuti sui circuiti, di casi simili ne ho visti centinaia. Campionissimi, mezze tacche, perfino amatori: i piloti sono tutti matti, nessuno escluso. Si feriscono, a volte molto seriamente, e un minuto dopo, ancora lacerati, pensano al rientro. I medici da corsa li assecondano, perchè sono della stessa pasta: fossero “normali”, resterebbero in corsia. Così, appena un pilota cade, cominciano a escogitare l’alchimia per mandarlo in pista prima possibile. Scavalcano i tempi della medicina, e molto spesso il buon senso. Non c’entrano niente Marc Marquez, i milioni Honda e gli interessi Dorna. Ho visto correre piloti a pezzi per giocarsi niente, per il semplice gusto di poter dire: “Ce l’ho fatta”.

Il mito del rischio

Chiedersi quanto rischia Marc Marquez o quanto sia pericoloso non ha senso. La vera logica sarebbe farla finita con le moto, i circuiti e le corse. Per gli appassionati di oggi, che nella stragrande maggioranza non hanno mai visto una moto e un pilota dal vivo, la MotoGP è come un videogioco, o una partita di calcio. Più le TV vivisezionano l’evento, raccontandolo come fosse uno show come altri, a suon di scherzi, battute e tifo trasversale, più svanisce il mito del rischio, del pericolo, del destino dietro l’angolo. Ecco perchè, quando un pilota cade e si fa male, milioni sui social gioiscono. Sono inconsapevoli, perchè non immaginano quanto le moto vadano forte, e quanto faccia male atterrare a 150 all’ora. Marc Marquez alla curva tre di Jerez ha rischiato di morire schiacciato dalla moto, com’è purtroppo accaduto in circostanze identiche ad altri meno fortunati di lui. Le corse sono un gioco crudele, dove sollievo e tragedia spesso sono questione di centimetri.

Il senso delle corse

Marc Marquez a Jerez, forse, torna a correre. Rappezzato, dolorante, ma vivo. Non è un incosciente, ma il campionissimo di uno sport da duri. Lui fa quello per cui nascono i campionissimi di questo sport, cioè scrivere la loro leggenda con le vittorie, ma anche con lacrime e sangue. E’ questo il senso delle corse, che vi piaccia o no.

PS: Ogni volta che Marc Marquez vince un Mondiale, sento e leggo: “Okay, è un fuoriclasse, peccato non sia un personaggio”. In un’altra epoca, tentando un’impresa così folle e disperata, un pilota così sarebbe diventato dio. Anche senza vincere otto Mondiali…

7 commenti

Anonimus
20:50, 24 luglio 2020

In un’altra epoca Marquez sarebbe finito su una sedia a rotelle….

lorenzoursan_14190819
19:17, 24 luglio 2020

Forse non sarà un campionissimo di popolarità ed un personaggio mediatico che “buca gli schermi”, ma in terra iberica Marquez ha il suo bel seguito da anni ormai. Quanto a considerare esseri umani alla stregua di divinità credo che questo sia un eccesso ed un difetto di mentalità tipicamente italiano. Difetto che ha portato in tempi recenti grandi masse di spettatori generalisti ad identificare l’intero mondo del motociclismo con un solo individuo. Niente di più deleterio del culto della personalità che si sostituisce alla passione sportiva. Ma in questo tipo di forme mentali e comportamentali ingannevoli e fuorvianti noi italiani abbiamo la tendenza a ricadere periodicamente da almeno un secolo, o forse più, ed i risultati a livello di società (o forse sarebbe meglio dire della decadenza di questa) sono oggi sotto gli occhi di tutti. E presto lo saranno anche nelle tasche di tutti…..

hsafgpsvfyunyxach_14942303
19:01, 24 luglio 2020

In un’altra epoca Marc Marquez sarebbe già al cimitero dopo tutte le cadute che ha collezionato, e probabilmente l’avremmo pure dimenticato…
Se oggi può ancora fare ciò che vuole è solo grazie ai progressi tecnologici che la medicina, i caschi, le tute, gli pneumatici e i circuiti hanno sviluppato in tutti questi anni sul fronte della sicurezza, e al lavoro di migliaia di persone fuori dai riflettori che ogni mattina tibrano il cartellino per portare avanti tali innovazioni.
Questo articolo è a dir poco irrispettoso per non dire vergognoso, molto, molto peggio delle esternazioni di Puig!

    Paolo Gozzi
    19:14, 24 luglio 2020

    In un’altra epoca, su piste diverse, Marc Marquez si avrebbe semplicemente adattato al contesto. Vale anche il contrario: Giacomo Agostini invece di andare al 70% del limite al TT, sulle piste di oggi avrebbe dato il 100% in ogni curva. Una volta si diceva che erano le corse (per cui anche i campioni) a guidare lo sviluppo, oggi lo sviluppo lo conduce chi timbra il cartellino. Evidentemente i tempi cambiano…Non concordo spesso con le dichiarazioni di Puig, ma stavolta si, in toto. E’ chiaro che se la Juventus non giocasse il campionato 2020-21, sarebbe più facile per gli altri vincere lo scudetto. Ma non avrebbe lo stesso sapore che vincere battendo i migliori. Il discorso è semplice, basta non essere abbagliati dal tifo.

      hsafgpsvfyunyxach_14942303
      19:36, 24 luglio 2020

      Ha, ha, ha questa è davvero il massimo!
      Marc Marquez che si adatta al contesto…
      Scusa ma almeno leggete quello che pubblicate?

      Impossibile chiedergli di non superare il limite. “Non puoi chiedere questo a nessuno, a nessun atleta di alto livello – ha aggiunto Alberto Puig -. È come dire a un cavallo da corsa che quando uscirà dal recinto non dovrà uscire. È impossibile. Se Marc è qui è perché pensa che può essere qui. Conosce il rischio e quanto sia pericoloso tutto questo“.

      No comment…

marcogurrier_911
18:18, 24 luglio 2020

Condivido in Toto

fabu
17:53, 24 luglio 2020

al #93 questa mancava, di correre infortunato, come tanti suoi illustri predecessori, e puntare al risultato per entrare nella lista degli eletti, e come lasciarsi scappare questa occasione? le forzature sono parte essenziale del suo carattere, del suo modo di essere pilota. andare oltre per dimostrare. diventi dio, e personaggio, quando entri nel cuore della gente, e per fare questo devi essere, oltre che un campione, spontaneo e genuino. qualcosa su cui questo ragazzo ha molto da lavorare.

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