Lorenzo Zanetti, il bresciano che non molla “Ce la faremo”

Il tester ufficiale Ducati Superbike parla da Lumezzane, nel bresciano, epicentro dell'emergenza. Da Sepang all'assalto al CIV: "Siamo ancora nei pasticci ma ripartiremo"

23 marzo 2020 - 18:31

Dopo aver sfiorato il podio al debutto nella Superbike asiatica a Sepang, Lorenzo Zanetti avrebbe dovuto girare a Jerez con la V4 R per collaudare le ultime evoluzioni Ducati Corse per il Mondiale. Ma il tester ufficiale Superbike è da giorni confinato nella sua Lumezzane, a due passi da Brescia. Invece del rombo della Rossa, il rumore abituale sono diventate le sirene delle ambulanze che fanno la spola nella zona più colpita dal virus.

“Siamo 25 mila abitanti, rispetto a Brescia qui va un po’ meglio, ma comunque abbiamo avuto dodici morti” racconta Lorenzo Zanetti. “Siamo in angoscia. Qui ci conosciamo tutti, stiamo cercando di tirare avanti.”

Come passi le giornate?

“Limitando al massimo gli spostamenti. Da quando sono rientrato dalla Malesia ho sempre fatto casa-lavoro. Ho la mia piccola palestra, posso anche allenarmi in un boschetto qui vicino, privato, io da solo. Ho un bimbo piccolo e la mia compagna è incita del secondo. Siamo tutti chiusi in casa: io, lei e il bambino, senza altri contatti. Nei giorni scorsi sono dovuto andare a Brescia, mi ha fatto impressione averci messo solo quindici minuti, invece dei soliti cinquanta…”

Passo indietro: ci racconti il debutto nell’ASB1000, la Superbike asiatica?

“Conosco l’importatore filippino da anni. Con loro nel 2019 ha gareggiato Federico Sandi, che lo stesso 8 marzo era impegnato (come consulente, ndr) in Moto2 in Qatar. Così hanno pensato a me, e Paolo Ciabatti ha dato la spinta finale. L’ARRC sta prendendo piede, interessa molto alle Case, anche alla Ducati. Così sono partito.”

Qual era l’obiettivo?

“Il team Access Plus ha una Ducati V4 R completamente stock, compresa la centralina stradale. Volevano avere un’idea del potenziale di questa tipologia di pacchetto tecnico. Per me è stato un ottimo allenamento, visto che ero fermo da un po’”.

Com’è la Superbike asiatica vista da dentro?

“Non è male, il campionato è nato da appena un anno. Hanno idee chiare e ci stanno investendo tanto. Sono molto ben organizzati. Ci sono anche dei limiti, ma sono apertissimi, mi hanno chiesto dei consigli sulla sicurezza e su altri aspetti gestionali. C’è un bellissimo clima, vogliono creare un bel campionato. Ho rivissuto un po’ il nostro motociclismo di quindici anni fa. In Asia la moto è un mezzo di trasporto , i ragazzi guidano gli scooter ma sognano la moto grande. C’è molto entusiasmo”.

Peccato il podio sfumato…

“Già: l’elettronica è andata in tilt dopo tre giri, ho guidato nei restante nove senza alcun controllo. Ho consumato di più e all’uscita dall’ultima curva sono rimasto a secco. Peccato, sarebbe stato un gran terzo posto.”

Tornerai a correre in Asia?

“Mi hanno offerto di correre l’intera stagione ASB1000, ma adesso temo che cancelleranno tutto il campionato. Intanto hanno rinviato il secondo roud previsto in Australia il 7-8 maggio. E poi come farei ad andare in Asia? Quando finirà l’emergenza, temo resteranno quarantene e restrizioni…”

Da tester Ducati Superbike, come hai visto la partenza del Mondiale?

“Phillip Island è da prendere con le pinze, su questo tracciato anche negli anni precedenti Jonathan Rea aveva avuto problemi. E’ sempre lui il pilota da battere”

La tua Ducati come l’hai vista?

“Scott Redding è stato forte. Siamo cresciuti sotto il punto di vista della gestione della gomma, ma hanno fatto passi avanti anche le altre. Il motore nel 2019 faceva differenza, adesso facciamo più fatica. Bautista è più piccolo e leggero di Redding, ma non è solo questo. Lui riusciva a superare di slancio, adesso la vedo dura.”

Sulla Honda HRC che idea ti sei fatto?

“Non l’ho mai vista dal vivo, faccio fatica a decifrare il potenziale. Avranno bisogno di chilometri. Haslam in Australia è sempre andato forte, avremo un’idea quanto il Mondiale arriverà in Europa.”

Il tuo obiettivo 2020 sarebbe il CIV

“Si, ma al momento è sospeso anche quello. Correrò di nuovo con il team Broncos del mio amico Luca Conforti, siamo un bel gruppo, tutti bresciani, e ci conosciamo da tempo. La Ducati ci sta dando un ottimo supporto, finalmente avremo anche noi la V4 R, non ci mancherebbe niente per puntare al titolo. Avremmo avuto in programma due-tre test. La moto è pronta, ma siamo fermi…”

Luca Conforti, ex tricolore Superstock, com’è dall’altro lato del muretto?

“Luca ha tanta voglia, si è rivelato una persona molto attenta. E’ molto scrupoloso, ha voglia di fare. Mi fa anche da capo tecnico, siamo sempre stati molto amici. Ci ho corso contro solo un anno, ci alleniamo insieme. Siamo coinvolti al massimo.”

Il problema è non poter correre…

“Da qui ho una percezione molto negativa della situazione. Per come siamo messi temo che fino a dopo l’estate sarà difficile pensare di correre. Poi ci sarà il dopo, cioè far ripartire tutta l’economia. Non sappiamo quante fabbriche riusciranno a riaprire. Ma prima o poi ce la faremo.”

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