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Il mio Mondiale è già finito”. Due settimane fa in Olanda
Marco Melandri si era lasciato andare allo sconforto. Comprensibile:
mi è scesa la catena è un modo di dire quando tutto fila storto, e a lui era successo davvero, nel giro di lancio. Nella rivincita il cervello elettronico della
Bmw era andato in tilt:
la moto frenava quando doveva accelerare, e – cosa ben più inquietante – anche il contrario.
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Assen era andata
ma per fortuna non c'era nessun Mondiale andato in fumo. Perchè il talento di Melandri è fuori discussione e bastava la scintilla per rimettere in carreggiata il campionato dell'unico italiano di punta dopo il ritiro (o meglio: il periodo sabbatico...) di
Max Biaggi.
Monza è stata la svolta. Con una prestazione quasi perfetta Melandri ha dato una bella sforbiciata al distacco dal capoclassifica Sylvain Guintoli (da -60 a -44 punti) e ha (quasi) cancellato l'avvio di stagione ampiamente sotto le attese. Del pilota, della squadra e degli appassionati italiani della
Superbike.
Ma più che per i punti il primo successo monzese conta per il morale. Se Marco va in crisi diventa un pilota meno che normale. Ma se guida sulle ali dell'entusiasmo in
Superbike non ha avversari.
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Il mio Mondiale comincia a Monza” aveva promesso alla vigilia.
Okay, adesso avanti così.