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MotoGP, la storia: dai 17 punti mondiali di Ruffo al record di Márquez

Quanti cambi di punteggi... Ruffo nel '50 ha vinto un mondiale con soli 17 punti, per arrivare al record di Márquez nel 2019. Ripercorriamo la storia.

29 dicembre 2020 - 22:16

Nel 1949 registriamo la prima edizione del Motomondiale. Le categorie sono 500cc, 350cc, 250cc, 125cc e sidecar, a cui aggiungere gli anni successivi 50cc, 80cc. Prima di arrivare alle attuali MotoGP, Moto2, Moto3 e ultimamente anche MotoE. Ma lo sapete che Bruno Ruffo nel 1950 ha vinto il titolo 125cc con appena 17 punti? Impensabile al giorno d’oggi, vero? Soprattutto se consideriamo che nel 2019 Marc Márquez si è assicurato il mondiale MotoGP con 420 punti, il record nella storia del campionato. Certo nel primo caso siamo proprio all’inizio, con molte meno gare ed anche molti meno piloti che potevano andare a punti. Oltre ad avere le regole degli scarti, con ‘stravolgimenti’ in ottica iridata. Vediamo com’è cambiato il sistema di punteggio negli anni.

1949/1950-1968

Come detto, in questa stagione registriamo la prima edizione del Campionato del Mondo, con le prime quattro classi citate. Solamente cinque i piloti che potevano ottenere punti. Nello specifico, il vincitore otteneva 10 punti, il 2° classificato 8, il 3° 7 punti, il 4° ne prendeva 6 ed il 5° chiudeva con 5 punti. A questi si aggiungeva il giro veloce in gara, che portava un punto aggiuntivo (curiosamente, una regola introdotta in F1 dal 2019). Già dall’anno successivo c’è qualche novità. Parliamo di un pilota in più che poteva rientrare in zona punti, anche se nel complesso se ne ottenevano meno. È con questo sistema che il vincitore portava a casa 8 punti, i colleghi sul podio rispettivamente 6 e 4 punti, 3 per il 4° classificato, 2 per il 5° ed uno solo per il 6° classificato, l’ultimo in zona punti. Ricordiamo che in questo periodo di tempo si aggiunge alle classi storiche anche la categoria delle “zanzare”, ovvero la mitica 50cc, a partire dal 1962.

1969-1987/1988-1991

Un lungo periodo con soli sei piloti premiati, che diventeranno 10 nel 1969. Cambiano ancora le regole per quanto riguarda le classifiche in gara: aumentano i corridori che possono aspirare a qualche punto, parallelamente aumentano anche i punti assegnati a ciascuno di loro. Ora il vincitore in gara arriva ad assicurarsi la bellezza di 15 punti, diventati 12 e 10 per i due colleghi che lo accompagneranno sul podio. A seguire arrivano 8 punti per il 4° classificato, a seguire ne verranno assegnati rispettivamente 6, 5, 4, 3, 2 ed 1 per l’ultimo in top ten. La decisione di premiare invece i primi 15 piloti classificati in gara diventa effettiva nel 1988. Di conseguenza aumentano ancora i punti assegnati: chi vince il GP prende ben 20 punti, che diventano 17 e 15 per gli altri due piloti sul podio. A scalare, gli altri piloti avranno questo sistema di punteggio: 13, 11, 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2 e 1. Un sistema che, come vediamo, dura per quattro stagioni.

1992/1993-oggi

Questo è un anno a sé per quanto riguarda l’assegnazione dei punteggi, visto che si torna a premiare la top ten. Il vincitore si vede assegnati sempre 20 punti, meno invece quelli che lo seguono. Il 2° classificato scende a 15 punti, sono dodici invece per chi sale sull’ultimo gradino del podio, per proseguire così: 10, 8, 6, 4, 3, 2 e 1. Arriviamo così al punteggio che sopravvive fino ai giorni nostri, tornando a premiare la top 15. Il vincitore ora riceve 25 punti, seguito dai 20 e dai 16 dei colleghi sul podio. Sono 13 per il 4° classificato, 11 per il 5°, per poi toglierne sempre uno in sequenza fino ad arrivare un punto per il 15° classificato in gara.

Il periodo degli ‘scarti’

Ricordiamo che inizialmente erano state imposte delle regole che prevedevano di scartare i peggiori piazzamenti dal conteggio per la classifica finale. Questo per valorizzare di più le vittorie ottenute dai piloti, o in caso di parità i podi. Ma anche per evitare che ci fossero piloti con un gran numero di podi, ma senza vittorie, capaci così di diventare campioni del mondo. Come invece succederà in seguito… Si comincia fin dagli esordi, ovvero dal 1949: fino al 1957 venivano considerati i migliori piazzamenti in numero pari o inferiore ai 2/3 delle gare in calendario. Un numero da 3 a 7, con le gare che in quel periodo erano da un minimo di 6 ad un massimo di 9.

Nel 1958 vengono riviste le regole. Nello specifico, vengono ora considerati validi la metà più uno dei risultati ottenuti, con arrotondamento in difetto nel caso di un numero di prove dispari. Il numero minimo di risultati da conteggiare ai fini della classifica fu fissato a 3. Nel 1976 rimangono ancora gli scarti, ma con una regola sperimentale: venivano considerati i migliori 6 piazzamenti. Questo perché il campionato veniva diviso in due, validando i migliori 3 risultati tra le prime cinque gare ed i migliori 3 nelle ultime cinque gare. La regola degli scarti fu definitivamente abolita a partire dal 1977. L’unica eccezione è il 1991, con lo scarto dei due peggiori risultati ottenuti da ogni pilota.

Senza queste regole…

La storia del Motomondiale fino al 1977 è piena di campioni del mondo che, col punteggio attuale, non avrebbero mai vinto il titolo. Qualche esempio? Il titolo 50cc di Degner nel 1962, con Anscheidt a quota 43, diventati 36 con gli scarti. O Carruthers, campione 250cc nel 1969: 103 punti a referto diventati 85, mentre Andersson ne aveva ottenuti 108, poi 84 con gli scarti. Ma possiamo citare anche Agostini in 350cc nel 1973: 84 punti per lui, mentre Lansivuori ne aveva 87, diventati 77 per gli scarti.

Oppure Nieto nel 1972 in 125cc, diventato campione con 97 punti. Col punteggio attuale Andersson avrebbe chiuso a 103, Mortimer a 121 e Jansson a 100! Invece, nell’ordine, hanno ottenuto 87, 87 e 78 punti finali, quindi dietro allo spagnolo. In due occasioni invece c’è stata parità di vittorie e podi, anche con gli scarti. Il primo caso è il 1968 con Read-Ivy in, 250cc, il secondo avviene nel 1972 con Nieto-De Vries in 50cc. Si è andati quindi a guardare il tempo trascorso in pista durante i GP: il tempo minore ha così consacrato Read e Nieto.

Dai 17 di Ruffo ai 400+ di Márquez

Come citato inizialmente, Bruno Ruffo è diventato campione del mondo 125cc nel 1950 con appena 17 punti a referto. Erano i primi anni, con poche gare ed un punteggio ben differente. Col passare delle stagioni cambia il conteggio ed aumentano le gare. Dobbiamo attendere il 1969 per toccare e superare quota 100 punti, nonostante gli scarti: ci pensa Giacomo Agostini, campione 500cc con 105 punti (150 senza scarti). E per superare i 200 punti? Ne passerà parecchio di tempo: andiamo al 1988, con la regola degli scarti ormai abolita 11 anni prima. In quell’anno Eddie Lawson è il re della 500cc con 252 punti, mentre Sito Pons trionfa in 250cc con 231 punti. Toccheremo e sfonderemo in seguito il muro dei 300 punti mondiali: è il 1994, Mick Doohan vince in 500cc con 317 punti. Per arrivare a 400 punti dobbiamo appunto arrivare ai ‘giorni nostri’: nel 2019 Marc Márquez mette a referto 420 punti. È diventato il nuovo record per quanto riguarda un solo pilota, chissà se qualcuno riuscirà a superarlo.

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