MotoGP 500 Cagiva C594 1994 Klaus Nahr

MotoGP: La rocambolesca epopea Cagiva (terza parte)

La terza parte della storia di Cagiva nel Motomondiale. L'exploit con Lawson dopo 12 anni di fatiche, la conferma con Kocinski, l'addio sul più bello.

13 maggio 2020 - 7:48

Ducati, Yamaha, Honda, Suzuki e MV Agusta rappresentano gran parte della storia del Mondiale MotoGP. Ci sono però anche molti piccoli produttori che hanno anche cercato di conquistare la categoria regina. Tra questi c’è Cagiva. Abbiamo ripercorso gli inizi ed il periodo dal 1984 al 1990, continuiamo la sua storia.

Dopo i ripetuti problemi legati allo sviluppo della moto ed ai piloti, la situazione non sembrava migliorare. La moto era giudicata “pericolosa”, oltre a non essere molto veloce. Cagiva continuava a combattere con i team privati, nonostante gli investimenti crescenti dell’azienda.

I fratelli Castiglioni stavano scommettendo su un nuovo telaio, questa volta in fibra di carbonio. Ma niente sembrava d’aiuto. I conti delle attività erano in peggioramento, si respirava nell’aria che  che le attività agonistiche della Cagiva sarebbero cessate a breve. I proprietari decisero di giocarsi l’ultima carta. Eddie Lawson voleva  cambiare aria, e un un quattro volte iridato decise così di accettare una sfida che dozzine di piloti avevano rifiutato. L’arrivo dell’americano venne  presentato in pompa magna e rappresentava  davvero l’ultima risorsa. Se falliva anche lui, addio al Motomondiale.

Quando Lawson arrivò al quartier generale della fabbrica, vide che il morale è davvero basso. Fortunatamente, “Steady Eddie” non era un pilota come gli altri. Dopo pochi giri riuscì a fornire dettagli importanti,  la bellissima moto rossa cominciò miracolosamente a funzionare. Il 1991 di Lawson fu eccezionale,  con  vari piazzamenti in top 5 e salendo persino due volte sul podio. Da quel momento anche Giacomo Agostini venne  in aiuto della squadra, fornendo la sua considerevole esperienza.

La vittoria era a portata di mano, il 1992 era l’anno giusto. Dopo 12 stagioni difficili, licenziamenti, promesse non mantenute, arrivò il risultato tanto atteso. Eddie Lawson vinse il Gran Premio di Ungheria, grazie anche alla giusta scelta di gomme. Una vittoria eclatante, meritata per questa squadra di appassionati. La stagione si chiuse con il sesto posto in campionato. Lawson aveva quindi vinto almeno una gara con tre marchi diversi, un gran risultato.

Ma nel 1993 il genio uscì di scena, lasciando il posto al trio Mladin/Chandler/Kocinski. Anche se Doug Chandler ottenne ottime prestazioni sulle orme di Lawson, la moto sembra progettata per Kocinski. Questo atipico pilota americano aveva scoperto la C593 alla fine della stagione, e vinse  il Gran Premio degli Stati Uniti a Laguna Seca quasi immediatamente. Una performance impressionante, a cui seguirà un anno folle.

Tutti sapevano che avere Kocinski ai propri ordini era complicato, ma sembrava sposarsi a meraviglia con la moto italiana. Nel 1994, vinse  il round di apertura del calendario conquistando altri sei podi, finendo terzo in campionato a soli due punti da Cadalora, secondo. Un’impresa.

Ma tutte le belle storie finiscono. Alla fine del 1994 Castiglioni interrompe il programma, 14 anni dopo il suo lancio. Vedremo una Cagiva privata nelle mani di Pierfrancesco Chili in Italia nel 1995, poi più nulla. Certo, la gestione della squadra nel corso degli anni può far sorridere, ma dobbiamo sottolineare la passione degli italiani che non hanno esitato ad investire importanti risorse per, alla fine, risultati contrastanti.

Non potremo mai dimenticare le magnifiche decorazioni rosse scintillanti che hanno ravvivato le griglie di partenza nei primi anni 1990. Così tanti ricordi, così tante immagini legate a questo marchio, che ora è stato dimenticato. L’elefante potrebbe rialzarsi un giorno, chissà.

L’articolo originale di Nicolas Pascual su paddock-gp

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