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MotoGP, intervista ad Alex Márquez: “Dovizioso tester HRC? Sarebbe stato interessante”

Alex Márquez sta per concludere la sua prima stagione MotoGP. Peccato non aver condiviso il box con Marc, ma "Sto capendo sempre più la Honda."

19 novembre 2020 - 21:18

Questo fine settimana Alex Márquez completa la sua prima stagione MotoGP. Certo qualcosa di ben diverso da ciò che pensava quando ha firmato con HRC. Dallo scorso novembre la pandemia ha cambiato il nostro modo di vivere e ritardato anche il suo debutto, oltre a cambiare tutto il calendario. Triplette, doppi round su una stessa pista, quasi senza respiro fino a Portimao, con in più la lesione del fratello Marc che gli ha impedito di condividere con lui più tempo nel box.

Manca una sola gara alla fine e l’iridato Moto2 2019 è ancora in lotta per il titolo dei rookie, con 20 punti di ritardo da Brad Binder dopo tre zeri consecutivi. Con il Gran Premio del Portogallo il pilota di Cervera saluterà la sua attuale squadra per passare l’anno prossimo in LCR Honda, rilevando il posto del partente Cal Crutchlow (prossimo tester Yamaha). Di seguito l’intervista.

Arrivare in Honda in una stagione segnata dal coronavirus non è stato facile…

Soprattutto dopo tanto tempo senza salire in moto. Erano passati quasi tre mesi tra il test in Qatar e Jerez: arrivare direttamente lì non è stato facile, in particolare essendo un pilota che all’inizio fa fatica. In seguito è arrivata la lesione di Marc… Tutto ti condiziona. Alla fine però, in questa stagione strana, ripetere le gare mi ha aiutato a capire molte più cose. Ogni volta che sono salito in sella ho imparato qualcosa di nuovo. Certo mi sarebbe piaciuto correre in tutti i circuiti per raccogliere informazioni per l’anno prossimo, ma nonostante tutto è stato positivo.

È già trascorso un anno dal tuo debutto in Honda a Valencia. Quant’è cambiato Alex Márquez da allora?

Ho raccolto molte più informazioni. Quando sono salito in sella per la prima volta non sapevo nemmeno dov’ero. Era successo tutto molto rapidamente: sono passato dai test programmati Moto2 il martedì ad una MotoGP. Una situazione che è cambiata totalmente in un giorno e mezzo: la firma HRC, la rescissione col team Moto2… Ma non ho mai avuto dubbi, dovevo approfittare dell’occasione. Quando ho iniziato a correre, il sogno era la MotoGP. 

Come sei messo attualmente con la Honda? Quasi al 100%, ti diverti, riesci a portarla al limite…?

Ho cominciato a divertirmi, credo sia questo l’aspetto più importante. Certo ci sono circuiti in cui ci riesci di più ed altri in cui fai più fatica. È una sorta di relazione: a volte va bene, a volte va male… [Risata] Una stagione dipende sempre da molti fattori, ma in un anno d’esordio come questo succede. Ma è importante anche fare fatica, poi ti godi di più i momenti positivi.

Possiamo parlare di due tappe nella tua stagione, con un’inversione di tendenza a Misano-2 dopo i test. Cos’è cambiato? Come valuti queste due parti del tuo 2020?

Il test ci ha aiutato molto: è stata una giornata per noi, assieme alla squadra. Quello che abbiamo provato, tra le tanti opzioni che ci ha fornito Honda, ci ha aiutato molto. Ma anche solo poter fare un giorno di test, provando su una stessa pista con calma e senza la frenesia del fine settimana, è stato importante a livello di fiducia e feeling con la moto. Siamo così riusciti a fare quel passo avanti che mi serviva come pilota per adattarmi alla Honda. 

A Le Mans è arrivato il primo podio in una gara matta, ponendo fine alla ‘crisi’ Honda… È stata una liberazione?

È stato un momento importante. L’avevo detto all’inizio dell’anno, se ci fossero state le possibilità per salire sul podio, dovevamo approfittarne, in qualunque condizione. Sotto la pioggia ce l’abbiamo fatta: era importante per Honda. Sono stato l’unico pilota HRC a salire sul podio quest’anno ed in effetti è piuttosto strano per me, quando inizi la stagione non lo pensi. Anzi è il contrario, qualcosa come ‘vediamo se ce la faccio, tutti gli altri ci riusciranno’. È stato una ricompensa per tutto il lavoro svolto.

Guardando i risultati del Repsol Honda Team, Alex Crivillé ha conquistato il primo podio nel 1994, dopo nove gare ed a Le Mans. Curiosamente, proprio come te.

Non lo sapevo, ma è un bel dato da ricordare: con Alex ho un ottimo rapporto, così come con tutta la famiglia. Io ero molto piccolo quando ha vinto nel 1999. È riuscito a realizzare il sogno di tutti i piloti spagnoli, ovvero trionfare nella categoria regina, allora 500cc. In quell’epoca vincevano solo gli americani, o gli australiani come Doohan. 

Con il podio a Le Mans, quello successivo ‘asciutto’ ad Aragón e la pole position di Nakagami in quel GP s’è visto il passo avanti di Honda. Ora non si può più dire che è una moto che sa guidare solo Marc Márquez. 

Questa era una situazione che creava lui, visto che era l’unico ad ottenere risultati con questa moto. Questo lo dice anche la gente perché era l’unico a spremerla al massimo. È una moto difficile, complicata, ma dal grande potenziale. Bisogna capire come guidarla e, come ha fatto Marc l’anno scorso, dimostrarlo in tutti i GP in programma. Questo è l’aspetto più difficile: in alcuni circuiti in entrata vai bene, in altri soffri, ed è qui che Marc fa la differenza. Come ha ammesso Nakagami, è una moto con cui ha fatto passi avanti dopo tre anni, cambiando anche lo stile di guida. Io mi trovo sempre meglio e questo vuol dire che la sto capendo. 

Ti dispiace non aver condiviso più tempo in pista con Marc? Con gli stessi colori.

Sarebbe stata una bella stagione per noi, per la famiglia. Era qualcosa che mi emozionava molto. Non abbiamo potuto goderci quest’anno come avremmo voluto. Speriamo in futuro di poter condividere nuovamente il box, disputando così una stagione insieme e al 100%. Vedremo poi se potremo anche imparare di più l’uno dall’altro, visto che avrò maggiore esperienza.

Com’è la convivenza con lui? Per sapere se è sempre forte mentalmente, nonostante la stagione persa, o se devi bloccarlo per impedirgli di salire in moto.

Certo lui ha molta voglia di risalire in moto, come farebbero tutti dopo tanti mesi. Chiunque avrebbe voglia di tornare a fare ciò che più gli piace. Sta bene, ma ci sono alti e bassi. Ci sono giornate in cui è positivo, altre che è negativo, ma è un periodo che abbiamo attraversato tutti. Lo sa bene, ha recuperato dalle lesioni alle spalle alla perfezione, con pazienza data la serietà degli infortuni. Mentalmente è duro, ma lo renderà più forte: questi momenti ti fanno apprezzare molto di più le cose.

Com’è stato firmare un contratto in piena quarantena? Ti ha tolto pressione o prima avresti preferito ottenere qualche risultato?

Era una situazione strana per tutti, ma hanno voluto continuare a puntare su un pilota giovane. Si è presentata così l’occasione per firmare un nuovo contratto HRC. Che mi abbiano dato questa opportunità la dice lunga. Certo è stato strano firmare senza risultati, senza avere la possibilità di fare nulla. Per questo non posso dire niente di male, mi permetterà di crescere.

Come avresti visto Dovizioso tester Honda? Lui stesso ha ammesso di aver avuto qualche contatto.

Come tester sarebbe stato interessante. Un pilota da un’altra marca, poteva essere bello vederlo in cima alla Honda, anche per carpire i segreti Ducati. Dovizioso è un pilota di grande esperienza, ma devo dire comunque che Bradl sta svolgendo un gran lavoro. Quest’anno sta disputando molte gare e questo lo sta aiutando a raggiungere un altro livello. Abbiamo un buon collaudatore.

Ora che conosci la Honda, credi che Pol Espargaró si adatterà facilmente? Gli daresti qualche consiglio?

Non so se il suo stile sia adatto alla Honda o no, finché non salirà sulla moto sarà difficile capirlo. Quest’anno però abbiamo visto che la Honda può funzionare bene, anche con altri stili di guida. Pol certo ha molta esperienza in MotoGP e sarà lui a dovermi dare consigli. Arriva in una grande squadra, avrà importanti responsabilità visti i colori, oltre alla pressione di dove salire spesso sul podio. Avere pazienza e gestire questa pressione sono gli aspetti più difficili, dovrà farci attenzione fin dall’inizio.

L’articolo originale di María Viñas López su motosan.es

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