marquez elbow motogp

MotoGP: gomito a terra, i pionieri delle pieghe estreme

Attualmente non è inconsueto vedere 'gomiti a terra' in MotoGP. Ma il gesto nasce ben prima: vediamo i primi ad usare questa tecnica.

27 giugno 2020 - 7:48

Contrariamente a quanto si può credere, i piloti professionisti hanno iniziato a grattare il gomito in pista almeno venti anni prima di quanto pensiamo. Ben prima quindi dell’avvento della moderna MotoGP. Vediamo qualche nome in particolare che ha lasciato il segno, letteralmente.

Correva l’anno 1988. Jean Philippe Ruggia, protagonista della classe 250cc con Yamaha, aprì un nuovo capitolo nella storia della guida tecnica. La gara si svolse a Donington, in Inghilterra, dodicesima prova del campionato del mondo. Per la prima volta, un pilota professionista viene fotografato con il gomito a terra.

La categoria 250cc era perfetta per questo tipo di ‘acrobazie’. In 125cc invece i pneumatici erano troppo stretti per raggiungere tali angoli di inclinazione. Dall’altra parte, la 500cc (molto più potente) non aveva bisogno di tutta questa velocità in curva. È questo movimento, ora spesso imitato, che ha fatto guadagnare al pilota francese un posto speciale nella storia delle corse motociclistiche.

Pochi anni dopo questo gesto fu ripetuto da Max Biaggi, sempre su una 250. Il pilota romano era all’epoca il re indiscusso della categoria, nonché uno dei piloti professionisti più degni di nota. Una lacuna di quasi vent’anni seguì il movimento di Biaggi. Ora, con tecniche e soprattutto gomme perfezionate, sono riapparsi, ed in tutte le categorie del Motomondiale.

Negli anni ’90, la protezione del gomito era limitata. Non c’erano soluzioni sofisticate, soprattutto perché la domanda riguardava pochissimi piloti. Negli ultimi anni in MotoGP invece i produttori di abbigliamento sono arrivati ​​al punto di includere veri e propri sliders sui gomiti. Era lo stesso concetto di quelli utilizzati per le ginocchia, Era stato trovato un nuovo punto di appoggio e di contatto con la pista, ad angoli estremi.

Come per gli sliders per le ginocchia, anche qui l’innovazione riguarda la forma e i metodi di integrazione con la tuta. La prima versione, ancora utilizzata da molti piloti, era particolarmente ampia e fissata per mezzo di due viti. La versione più moderna è più piccola e fissata con un dispositivo di cambio rapido. La forma di questi sliders di seconda generazione deriva da studi sull’area più utilizzata della prima versione. L’obiettivo era ridurre il peso per massimizzare le prestazioni.

Il passaggio dalle tute professionali alla produzione in serie è arrivato rapidamente. Gli sliders del gomito hanno iniziato ad apparire su tute di fascia alta alcuni anni dopo. In seguito è arrivato su altri prodotti, tra cui giacche sportive per l’uso quotidiano su strada. Questo stile di guida, che alcuni anni fa sembrava prerogativa esclusiva dei migliori piloti professionisti, è ora accessibile ai loro numerosi fan. Questi possono ora imitare i propri beniamini, purché siano adeguatamente supportati da materiale tecnico di qualità, dalle gomme ai vestiti.

L’articolo originale di Paul Emile Viel su paddock-gp

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

MotoGP, Alex Rins 2°: “Era dura lottare con Morbidelli oggi”

jaume masia moto3

Moto3, Jaume Masiá concede il bis: “Stessa strategia di sette giorni fa”

moto2 sam lowes

Moto2, Sam Lowes: “Servivano grandi risultati, ora lottiamo per il titolo”