MotoGP Austin 2021

L’urlo della MotoGP dopo la tragedia Vinales: “Non si può continuare così”

La morte di Dean Berta Vinales ha scosso il paddock MotoGP impegnato ad Austin. I piloti ricordano la brutalità di questo sport, ma chiedono provvedimenti.

1 ottobre 2021 - 10:24

La ferita è ancora aperta dopo la morte di Dean Berta Vinales, il paddock della MotoGP si interroga su possibili contromisure per ridurre il rischio di altre tragedie. Nel mirino ci sono i regolamenti che hanno livellato le differenze tra le moto. Per aumentare lo show si è pensato di ridurre il gap tecnico come da tempo avviene anche nella classe regina. Basti pensare alla centralina unica Magneti Marelli e al fornitore unico di pneumatici, norme che hanno i loro pro, la possibilità per i team satelliti di lottare quasi alla pari con le squadra factory, e i contro. Le battaglie più serrate coinvolgono il pubblico, ma portano il loro bagaglio di rischi che improvvisamente rischia di esplodere.

Una soluzione è impossibile?

Fare dietrofront è impossibile, ma Dorna e FIM si ritrovano costrette a riflettere e a prendere provvedimenti. Aumentare l’età minima dei piloti, ridurre il numero dei contendenti, l’invio di un segnale luminoso sul display in caso di incidenti. Ma potrebbe non bastare. In Commissione Sicurezza ci sarà un gran da fare (più che da parlare). Nel giovedì di Austin i piloti della MotoGP hanno espresso la loro opinione, ma tutte le dichiarazioni hanno un minimo comune denominatore: difficile trovare una soluzione. “Questo è il rischio del nostro sport – ha ricordato Alex Rins -. Ma bisogna mettere da parte questo problema quando guidi o quando acquisti una moto per tuo figlio o tuo cugino“.

Il fascino e la tragedia

Jack Miller sottolinea il doppio volto di uno sport affascinante quanto pericoloso: “Questo sport è brutale. Da un lato è affascinante che sia così libero e pericoloso. Dall’altro, è più che terribile, è orribile. Quest’anno è già costato tante giovani vite“. Jason Dupasquier nel mese di maggio al Mugello, Hugo Millan a luglio sul circuito di Alcaniz. Una settimana fa è toccato a Dean Berta Vinales a Jerez. Tutti e tre sono morti adolescenti, dopo essere caduti ed essere stati investiti in un gruppo. Nel pomeriggio di ieri i piloti della MotoGP si sono radunati per un minuto di silenzio, un momento che può sembrare simbolico per chi guarda da fuori. Ma sensibilmente drammatico per chi calca le piste e corre sul filo del rasoio.

La rabbia di Miller

Puoi ovviamente chiederti quale dovrebbe essere il prezzo per inseguire un sogno – ha dichiarato Miguel Oliveira -. Non credo che una vita umana dovrebbe essere il prezzo per questo. In Formula 1 hanno fatto grandi passi avanti in termini di sicurezza. Nelle corse motociclistiche, invece, noi piloti abbiamo molte meno protezioni. Ciò rende le cose difficili per la FIM e per Dorna“. Nessuno ha una risposta in questo momento, ma c’è sconforto nel mondo della MotoGP. “Non si può andare avanti così – ha aggiunto Miller -. È stato un anno molto brutto. Non può essere che tre bambini in meno di nove mesi perdano la vita. Penso di parlare a nome di tutti quando dico che sono stanco di quei minuti di silenzio per ragazzi così piccoli“.

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Foto: Getty Images

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