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Danilo Petrucci critico: “Fosse stato un pilota MotoGP, che avrebbero fatto?”

Danilo Petrucci riflette soprattutto sulla caduta fatale del piccolo Dupasquier. E non risparmia critiche per la gestione del GP dopo l'incidente.

30 maggio 2021 - 16:18

È una domenica particolare per il Mondiale MotoGP sul tracciato del Mugello. Nella mattinata infatti è arrivata la notizia della scomparsa di Jason Dupasquier, ferito gravemente ieri durante le qualifiche Moto3. Le gare sono andate regolarmente avanti, ma Danilo Petrucci non risparmia critiche per l’andamento del fine settimana dopo l’incidente fatale. L’alfiere Tech3, tralasciando una gara complicata appena conclusa, punta il dito contro l’organizzazione della domenica dopo la brutta notizia. Quasi riservando al giovane e sfortunato pilota svizzero un trattamento di ‘serie B’. Leggete un po’ che cos’ha detto…

“Oggi è stata una gara difficile, ma non intendo dal lato sportivo. Dal lato umano infatti non mi sento molto pulito.” Danilo Petrucci inizia così il suo commento sulla difficile domenica vissuta dai piloti del Motomondiale. Non si fa certo problemi a dire tutto quello che pensa. “Stiamo correndo sulla stessa pista ed appena 24 ore fa una persona come noi è morta. Non è stato il massimo secondo me. Dal lato sportivo, un po’ meglio, ma il gap dai primi è sempre tanto e le qualifiche non sono andate benissimo. Non sono particolarmente contento, il feeling non è dei migliori: mi dò una sufficienza ecco.”

Scende poi più nel dettaglio, esprimendo tutto il suo pensiero. “Abbiamo capito che la situazione era molto difficile fin da ieri” ha sottolineato. “Chiaramente nessuno voleva dirlo, ma sapevamo… Pensa però se fosse successo ad un pilota MotoGP, che avrebbero fatto? È così diverso perché è ‘solo’ un pilota Moto3? Non penso proprio. Quando abbiamo visto le immagini, con l’elicottero che poi se n’è andato, sono passati tre minuti e siamo scesi in pista, come se non fosse successo nulla. È una vita, non è più o meno importante, da fuori non vedi le persone ma dentro la tuta e sotto il casco c’è un ragazzo ed un pilota.” 

Rimarca anche il fatto che “Nessuno ha chiesto un meeting. Non si è parlato di un ragazzo che se n’è andato, se era il caso o meno di continuare. Un incontro per parlare di queste cose sarebbe stato meglio.” Racconta poi una situazione analoga avvenuta nel 2011. “Quando in Malesia era morto Marco [Simoncelli], io ero nel CIV. Facevamo una riunione per capire se fosse giusto o no correre, ed ero rimasto solo io a pensare che non era il caso di correre. Stavolta non c’è nemmeno stato il meeting, non ci siamo nemmeno chiesti… Lo sapevamo della gravità della situazione, con un elicottero sulla pista, quasi non ci fosse fretta.”

Ricorda anche il fine settimana dell’incidente fatale di Salom. “Quella volta abbiamo fatto una riunione, ci venne detto che la famiglia voleva che noi corressimo. Non so, se io fossi uno della famiglia manco me ne fregherebbe un c**** di far correre altra gente.” Ritornando poi alla stretta attualità, “Almeno stavolta ci si poteva sedere per chiedere che fare. Invece un minuto di silenzio, ed è passato tutto. Quando sapevamo da ore cos’era successo… Almeno hanno levato lo champagne dal podio!” 

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