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Tony Arbolino: “Sensazione particolare quando corro, mi sento forte”

Tony Arbolino ripensa alla gara in Qatar, ma ripercorre anche la sua storia. Esprime poi preoccupazione per la famiglia a Milano: "Ricordo sempre di non uscire."

31 marzo 2020 - 13:03

Nella conferenza stampa in Qatar, ma anche in precedenza, vari piloti Moto3 hanno indicato Tony Arbolino come il favorito per la stagione 2020. Sfortunatamente il primo GP di quest’anno non si è concluso proprio nella maniera sognata. Decimo in griglia di partenza, è riuscito a lungo a mantenersi nel folto gruppo in lotta per le prime posizioni, chiudendo però infine con un 15° posto in seguito a qualche problema nell’ultimo giro. Ora c’è lo stop forzato per l’emergenza sanitaria, ma il giovane pilota Snipers Team si tiene costantemente pronto per il rientro.

“Sicuramente non è il modo in cui avrei voluto cominciare la stagione” ha ammesso Tony Arbolino riguardo al Gran Premio a Losail. “In testa avevo un risultato molto diverso.” In una chat social con i responsabili del Circuit Ricardo Tormo spiega poi cos’è successo. “La gara è stata quasi perfetta, mi stavo portando nella giusta posizione, quando in frenata è arrivata una folata di vento. Questo mi ha spinto fuori e mi sono anche toccato con un altro pilota. Fortunatamente sono riuscito ad evitare la caduta.”

Come detto, adesso è tempo di rimanere a casa. “Vivo a Lugano, la situazione non è così male e continuo ad allenarmi. In Lombardia invece è molto peggio.” Ricordiamo che è originario di Garbagnate Milanese, quindi di una zona molto colpita fin dal primo momento e dove tutt’ora vive la sua famiglia. “Mio padre, mia sorella, i miei nonni vivono ancora tutti lì. Non è facile per me sapere cosa sta succedendo, ma per fortuna nessuno di loro è ammalato, è già qualcosa. A tutti loro ripeto continuamente di non uscire per nessun motivo.”

Gli viene chiesto poi il perché del suo 14. Ne viene fuori una storia interessante, dovuta anche a continui cambiamenti. “Ho cominciato con il 4, il numero che ho messo sulla mia prima moto, avevo quattro anni. L’ho tenuto fino ai 9 anni, finché nell’ultima gara che ho disputato quell’anno un ragazzo mi ha preso il numero. Ho optato allora per il 44, che ho tenuto fino al CEV, quando ho trovato Canet con quel numero. Sono tornato allora al 4, ma l’anno è stato orrendo e l’ho abbandonato. Nel Mondiale poi ho scelto il 14, che non ha nessuno.”

Un inizio di carriera che non è stato particolarmente facile, soprattutto per raggiungere un tracciato su cui allenarsi. “Dai quattro ai nove anni facevamo dalle 3 alle 5 ore di macchina: mio padre veniva a prendermi venerdì appena uscito da scuola e partivamo. Domenica sera tornavo a casa e lunedì mattina andavo a scuola. Non è stato facile anche perché vedevo i miei amici giocare e a volte avrei voluto stare con loro. Quando però mi mettevo a correre nasceva una sensazione particolare dentro di me, mi sentivo più forte.” 

In tema mondiale, si parla delle differenze tra KTM e Honda. La prima gara è andata ad un pilota in sella ad una moto della struttura austriaca, seguito però da una sfilza di ragazzi con moto della fabbrica giapponese. “L’anno scorso era un po’ più forte Honda, in particolare in rettilineo” ha detto Arbolino. “A fine gara però siamo tutti vicini, non c’è qualcuno che prevale in particolare. Quest’anno il motore è decisamente migliorato e credo lo siano anche le moto, le performance si sono livellate.”

Tracciato preferito? “Credo quello di Austin. Ma anche il Circuito Ricardo Tormo mi piace molto.” Chissà quale sarebbe stata la strada di Tony Arbolino se non fosse riuscito a diventare pilota professionista… “Non so dire. Da quando ho quattro anni penso solo alle moto. Penso che sarei rimasto comunque nel mondo dei motori.”

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