Il trasferimento di
Valentino Rossi in Ducati è stato sicuramente uno di quelli che hanno fatto maggiormente discutere nella storia della MotoGP. Dopo la vincente esperienza con la Yamaha, conclusa con un divorzio un po' burrascoso, il nove volte campione del mondo voleva vincere con il terzo marchio diverso. Tuttavia, dal primo test a Valencia ha capito che sarebbe stato difficilissimo avere successo con la Desmosedici GP e poi ha disputato due stagioni fallimentari. Solo tre podi conquistati e tante delusioni, poi il ritorno in Yamaha nel 2013.
MotoGP, Rossi-Ducati: un matrimonio che non ha funzionato
DAZN ha realizzato il documentario
La vida en rojo dedicato alla storia della Ducati nelle corse e si è parlato anche della negativa esperienza di Rossi. Juan Martinez, capotecnico di Nicky Hayden ai tempi, è stato interpellato sul tema e ha fornito la sua versione di ciò che accadde: "
La moto progettata da Filippo Preziosi era pensata e concepita per non avere un telaio perimetrale. L'arrivo di Valentino ha cambiato anche questa parte molto importante del progetto, un po' con l'intenzione di trasformare una Ducati in una Yamaha. Ma siccome concettualmente la moto non era stata concepita allo stesso modo, i risultati non sono stati esattamente gli stessi. In due anni sono state realizzate sette versioni diverse della moto".
Più che adattarsi alla Desmosedici GP, Rossi e la sua squadra pensavano di poterla cambiare radicalmente per farla assomigliare alla Yamaha M1. Uno dei cambiamenti pianificati riguardava il passaggio dal telaio a traliccio a quello perimetrale in alluminio. C'è stato tantissimo lavoro per provare a rendere più competitivo il prototipo bolognese e accontentare così le richieste di Valentino, non si può dire che l'impegno sia mancato. Purtroppo, gli sforzi effettuati non hanno prodotto i risultati attesi.
Valentino e Ducati: situazione interna difficile
Martinez ha spiegato che non è stato affatto facile gestire i diversi momenti di quel biennio che non ha prodotto i risultati che tutti sognavano: "Ci sono stati momenti di grande tensione. Alla fine tutto trema, le fondamenta stesse dell'azienda vengono scosse. Le persone molto fedeli al marchio e che sono ducatiste furono molto critiche nei confronti delle prestazioni e dei risultati che ottenne Valentino. A un certo punto abbiamo dovuto bloccare i social network a causa delle critiche rivolte alla dirigenza o ai risultati di Rossi. Ciò ha colpito tutte le parti della fabbrica, da Domenicali in giù, chiunque nel box".
Sono stati commessi tanti errori e anche la grande pressione ha giocato un brutto scherzo alla coppia Ducati-Rossi: "Il fatto che tutti avessimo fretta di raggiungere risultati - aggiunge l'ingegnere spagnolo - ha fatto sì che le cose venissero testate male e che si arrivasse a conclusioni sbagliate. Concentrarsi eccessivamente sul pilota principale ha fatto mettere da parte l'altro, Hayden. Quando ci si dimentica di un pilota, si trascura la competizione sportiva dentro al box e questo ha un effetto negativo sul primo pilota".
Dall'autunno 2013 con l'ingaggio di Gigi Dall'Igna è iniziata una rivoluzione che con il tempo ha portato la casa bolognese ai livelli che conosciamo. Da alcuni anni è Ducati il riferimento della MotoGP e potrebbe esserlo anche nel prossimo biennio, prima del cambiamento del regolamento che potrebbe cambiare un po' i valori della griglia. Se Valentino non ha avuto successo come pilota ducatista, invece il suo team VR46 ha si è tolto delle buone soddisfazioni con la Desmosedici e
dal 2025 sarà un team factory supported, rimpiazzando Pramac.
Foto: Ducati Corse